Terminal Psa in difficoltà per il calo del lavoro: chiesta la cassa integrazione per 650 lavoratori

Genova - Il principale terminal container del porto di Genova e uno dei più importanti d’Italia, il Psa di Pra’, chiede la possibilità di attivare la cassa integrazione per i circa 650 dipendenti tra lavoratori operativi in banchina e personale amministrativo. La richiesta di accedere agli ammortizzatori sociali è stata comunicata dai vertici del terminal a Cgil, Cisl e Uil

di Matteo Dell'Antico

Genova - Il principale terminal container del porto di Genova e uno dei più importanti d’Italia, il Psa di Pra’, chiede la possibilità di attivare la cassa integrazione per i circa 650 dipendenti tra lavoratori operativi in banchina e personale amministrativo.

La richiesta di accedere agli ammortizzatori sociali, che potrebbero essere attivati a partire dai primi giorni del mese prossimo fino a un massimo di zero ore, è stata comunicata dai vertici del terminal a Cgil, Cisl e Uil a causa del calo di traffico registrato dopo l’emergenza coronavirus: «Questa drammatica situazione che stiamo vivendo - spiega Luca Becce, presidente di Assiterminal - non ha portato solo un calo del lavoro sulle banchine ma anche la necessità di garantire il distanziamento sociale tra i lavoratori e meno possibilità di utilizzare manodopera sui moli. Serve un intervento del ministero dei Trasporti con linee guida comuni e aiuti per le aziende che operano nei porti italiani». Domani si dovrebbe tenere un primo incontro tra la dirigenza del terminal genovese e i sindacati: «Ci auguriamo che ci sia il minor impatto possibile sui lavoratori e che i dipendenti del terminal, se verrà avviata la cassa per coronavirus, possano essere coinvolti con percentuali molto basse», dice Davide Traverso, responsabile ligure Porti della Fit-Cisl. «Per il porto di Genova - aggiungono Roberto Gulli e Duilo Falvo della Uiltrasporti Liguria - non è certamente una bella notizia: teniamo presente che le crisi produttive del comparto portuale arrivano sempre prima rispetto a quelle che poi solitamente si abbattono qualche tempo dopo sugli altri settori produttivi».

Il terminal Psa è solo l’ultimo di una lunga serie che nel porto del capoluogo ligure hanno chiesto la cassa integrazione a causa di un calo dei traffici che sono diminuiti dopo che è esplosa la crisi sanitaria.

Ma problemi sui moli ci sono anche per i tanti camalli della Compagnia Unica: i rappresentanti sindacali della Culmv potrebbero presto chiedere un aiuto economico a Palazzo San Giorgio.

Nelle ultime settimane infatti il lavoro dei soci della Compagnia unica - che operano a chiamata nei singoli terminal del porto di Genova - si è notevolmente ridotto. La Culmv inoltre ha da tempo problemi economici e ormai da anni fatica a chiudere il bilancio in pareggio.

I camalli dunque potrebbero decidere di chiedere un aiuto al presidente dell’Authority di Genova e Savona, Paolo Emilio Signorini, con l’obiettivo di ottenere da Palazzo San Giorgio un sostegno finanziario che consenta alla Culmv di far fronte a questa diminuzione del lavoro in banchina senza che da questo calo dei traffici siano penalizzati in maniera eccessiva i soci della Compagnia unica.

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