Porti tassati, la Spagna ricorre contro la linea Ue e chiede sostegno all'Italia / RETROSCENA

La lettera spagnola ribatte punto su punto alle accuse e alle conseguenti sanzioni che l’Europa vuole comminare al sistema portuale spagnolo. I provvedimenti di Bruxelles, è scritto nel ricorso, genererebbero più costi per i singoli porti rispetto ad oggi

di Simone Gallotti

Genova - Davide contro Golia, Bilbao contro tutta l’Europa. Il porto basco è in verità la punta di lancia della controffensiva scatenata da tutti gli scali spagnoli contro Bruxelles che pretende che le Authority iberiche paghino le tasse. “Aiuti di Stato” ha detto la Commissione che ha sta emettendo una sentenza simile anche per l’Italia. Ma mentre Roma è ancora impegnata a capire quale sia la riposta migliore per salvare la natura pubblica delle autorità portuali, Madrid si è mossa. E ha innescato appunto il ricorso di Bilbao che si fonda su 5 motivi. La lettera spagnola è arrivata a metà febbraio e ribatte punto su punto alle accuse e alle conseguenti sanzioni che l’Europa vuole comminare al sistema portuale spagnolo. I provvedimenti di Bruxelles, è scritto nel ricorso, genererebbero più costi per i singoli porti rispetto ad oggi, configurando di fatto uno svantaggio nella concorrenza. Madrid, attraverso Bilbao, accusa gli euroburocrati di non aver nemmeno considerato tutti i dati, tralasciando quindi elementi utili a prendere un giudizio ponderato. La Spagna respinge quindi l’accusa di aver favorito i propri porti rispetto ai concorrenti europei e sostiene che i fondi individuati come aiuto si stato non erano eccezioni alla regola ed erano compatibili con il mercato interno.

Sono punti legali sottili, ma il dato politico è evidente: i porti del Sud Europa non ci stanno. O almeno sono quelli spagnoli ad aver reagito. Anche il sistema italiano è nel mirino e non è un caso, come hanno sottolineato diversi analisti nel corso di una battaglia che dura da un paio di anni. «Sono i porti del Nord Europa ad aver armato la Commissione per privatizzare e far pagare le tasse alle Authority portuali del Mediterraneo che sono pubbliche» ripetono da tempo gli esperti di politica portuale. E in mezzo ci sono finite anche le nostre Autorità portuali. Madrid però, a quanto risulta al Secolo XIX/TheMediTelegraph e al sito specializzato ShipMag.it, sa che la battaglia per difendere il proprio sistema portuale si può vincere solo con un’alleanza forte. Ed è per questo che i contatti tra Puertos del Estado e diversi esperti italiani sono già avvenuti. La Spagna vuole capire se l’Italia sia davvero disposta a partecipare alla battaglia: «Il destino dei nostri scali è comune» hanno spiegato i dirigenti di Madrid, ma per avere qualche possibilità di vittoria contro l’Europa ci sono due fattori da considerare. Il primo è il tempo: a fine maggio scade il termine ultimo per il ricorso alla Corte di Giustizia Europea. Sarebbe quindi una corsa contro il tempo, ma con la necessità di studiare bene le carte dal punto di vista giuridico, ricalcando e adeguando alle nostre caratteristiche l’eventuale battaglia legale. L’altro punto è più strategico: l’Italia aveva nominato una commissione di esperti che avrebbe dovuto fornire indicazioni utili per reagire alla richiesta europea di stravolgere i nostri porti. L’emergenza sanitaria ha forse bloccato quel lavoro che il Ministero dei Trasporti attendeva per rispondere a Bruxelles. E poi c’è Assoporti, l’associazione degli scali italiani, alle prese ora con altre emergenze e con diverse spaccature interne che il presidente Rossi non è riuscito ancora a sanare. E così Roma rischia di arrivare tardi a Bruxelles. —

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