Pitto (Spediporto): "La vera emergenza è la liquidità" / L'INTERVISTA

"Fino a marzo abbiamo lavorato a ritmi sostenuti per assicurare la continuità degli approvvigionamenti nel momento più acuto della crisi da Covid-19; le nostre aziende, come tutto il comparto della logistica, hanno svolto un ruolo strategico a sostegno del paese, riconosciutoci dai massimi livelli istituzionali"

Gneova - Il crollo dei traffici sta mettendo in difficoltà le case di spedizione. Si comincia a fare ricorso agli ammortizzatori sociali, ma l’emergenza è la liquidità e da questo punto di vista le prospettive non sono rosee, malgrado gli annunci da parte del governo, spiega il presidente di Spediporto, Alessandro Pitto.

Che segnali avete sull’attività nel porto di Genova?
“A marzo registriamo un calo nell’ordine del 10% circa, per quanto riguarda i traffici containerizzati. Per quanto riguarda il mese di aprile abbiamo una stima, su cui concordano anche altri operatori, relativa ad una diminuzione fra il 30 ed il 40%. Temiamo che anche maggio si attesterà sulle stesse cifre”.

Che cosa ve lo fa pensare?
“Innanzitutto, una semplice proiezione del dato consuntivo dei primi quindici giorni di aprile; in secondo luogo sappiamo che nei prossimi due mesi verranno cancellati molti viaggi nave. Sul trade Mediterraneo- Far East, la direttrice di traffico che alimenta i maggiori volumi dei nostri porti, abbiamo stimato la cancellazione di circa 15 partenze su 40, una riduzione di oltre il 35%. L’alleanza 2M ha sospeso per il secondo trimestre il servizio diretto per il Far East da Genova e La Spezia che, in alternativa, verranno servite via Barcellona con navi feeder”.

Il che fra l’altro non sembra un buon segnale per Genova.
“No, è un peccato che la scelta della direct call sia caduta su Barcellona, anche se sinceramente ne ignoro le motivazioni. I nostri clienti purtroppo riscontreranno un servizio con transit times più lunghi. La cancellazione di partenze è un tema mondiale; gli analisti stimano che nel secondo trimestre verranno cancellati 435 sailings, a fronte di una minore domanda stimata in circa 7 milioni di teu. Sono cifre impressionanti e molte case di spedizione cominciano a fare ricorso a strumenti come la cassa integrazione. Con questi numeri è una misura inevitabile, non soltanto a Genova, ma livello nazionale”.

In che modo si potranno limitare i danni?
“Appoggiamo le richieste di Confetra al governo, che per le case di spedizione e le imprese della logistica prevedono la riduzione degli oneri contributivi, l’ulteriore rinvio al 31 maggio dei pagamenti doganali e l’istituzione di un Fondo nazionale di ristoro”.

Qual è la preoccupazione maggiore per voi?
“La liquidità. Fino a marzo abbiamo lavorato a ritmi sostenuti per assicurare la continuità degli approvvigionamenti nel momento più acuto della crisi da Covid-19; le nostre aziende, come tutto il comparto della logistica, hanno svolto un ruolo strategico a sostegno del paese, riconosciutoci dai massimi livelli istituzionali. Sarebbe una beffa se le nostre aziende dovessero essere penalizzate dal mancato pagamento dei servizi resi. Dal governo aspettiamo misure a sostegno della liquidità per noi e per i nostri clienti. Altrimenti il meccanismo si inceppa. Fra l’altro riscontriamo con rammarico che spesso i provvedimenti del governo partono con le migliori intenzioni, ma poi vengono depotenziati in fase di regolamenti attuativi e applicazione pratica. La portata dei provvedimenti viene limitata e il loro spirito non viene rispettato. Si parla di decreti Liquidità o Cura Italia, ma dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale parte una incomprensibile caccia a eccezioni che li rendono inapplicabili o applicabili solo parzialmente”.

Per esempio?
“Prendiamo il caso della sospensione dei termini del pagamento dei diritti doganali. E’ stata concessa una prima dilazione di 30 giorni, ma non sono stati aumentati i plafond a disposizione delle aziende. I plafond sono fidi, garantiti da fidejussioni a favore dell’erario, che consentono il pagamento differito dei diritti doganali. Se aumentano i termini di pagamento, ma non si incide sul regime dei plafond o delle garanzie connesse, di fatto non potrò presentare nuove dichiarazioni doganali perché avrò già esaurito la disponibilità e per continuare a operare dovrò pagare i diritti più vecchi. E’ come se la banca mi dicesse: “Puoi rientrare del tuo debito quando vuoi, anche fra un anno, ma non ti aumento il fido”. Se il mio fido è già interamente utilizzato, di fatto la mia operatività è bloccata e la dilazione diventa virtuale. In questo modo il provvedimento non aiuta molto le nostre aziende. Penso che, almeno per alcuni operatori certificati, come gli Aeo, si debba far sì che la sospensione non incida sul plafond. Inoltre ci sono realtà come Sace che offrono la garanzia dello Stato sui finanziamenti fino all’80 per cento. Si potrebbe far intervenire questo strumento anche sul plafond per consentire agli operatori di beneficiarne. Si tratterebbe di una garanzia prestata su attività economiche effettive e attestabili, come le operazioni doganali”.

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