Berta: "Il virus non ha fermato l'interesse delle aziende per Vado Ligure" / L'INTERVISTA

“L’attività containeristica a Vado è partita bene e, anche se non c’è stata un’impennata dei traffici, i collegamenti sono stati mantenuti. Maersk ha deciso di utilizzare lo scalo come porto core per le proprie navi madre, mentre su altri terminal non core fa arrivare navi feeder da Barcellona"

Savona - Com’è la situazione della logistica nella provincia di Savona e intorno al porto di Savona-Vado? “La logistica - risponde Alessandro Berta, direttore dell’Unione industriali di Savona e membro del Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale - è strettamente connessa alla produzione e alla domanda. E’ immediatamente influenzata da quello che succede in Europa, in Italia, in Far East. Quest’anno fino a marzo, l’attività del porto di Savona ha tenuto rispetto allo stesso periodo del 2019. Al principio di aprile c’è stato decisamente un calo, con un crollo del 30-40 per cento delle attività logistiche. Ma ci sono differenze fra i diversi settori. La frutta e il fresco a Vado Ligure stanno tenendo. Nel porto storico di Savona traghetti e ro-ro, coi camion che arrivano dalla Spagna, hanno subito un forte rallentamento, si sono più che dimezzati. Sconteremo anche il fatto che la Spagna è in ritardo rispetto a noi nello sviluppo dell’epidemia e che quando l’Italia ripartirà sarà 15 giorni indietro. Il rallentamento si sente anche nell’industria del Nord-Ovest, dalla metallurgia alle rinfuse, perché metà delle fabbriche sono ferme e altre lavorano a ritmi ridotti”.

Quest’anno a Vado è partita l’attività del nuovo terminal container. Come sta andando?
“L’attività containeristica a Vado è partita bene e, anche se non c’è stata un’impennata dei traffici, i collegamenti sono stati mantenuti. Maersk ha deciso di utilizzare lo scalo come porto core per le proprie navi madre, mentre su altri terminal non core fa arrivare navi feeder da Barcellona. Per il nuovo terminal di Vado è una buona notizia”.

Che ruolo ha il porto per le imprese del territorio?
“Il territorio provinciale ha una produzione industriale importante. Il porto è sempre stato importante per la nostra provincia e per il Basso Piemonte fino a Torino. E’ diventato decisamente più importante negli ultimi tempi. E’ fondamentale anche per le imprese che stavano venendo a insediarsi e che, passato questo momento di crisi, si insedieranno”.

Avete un aumento di richieste? A che cosa è dovuta questa accelerazione?
“Una delle motivazioni è proprio la presenza del porto: avere uno scalo così vicino e integrato con tutti i servizi, dalla rinfusa ai trailer e Autostrade del Mare alla parte containeristica, dà un vantaggio competitivo importante. Questo sta continuando. Ancora recentemente, in piena emergenza Covid, ho avuto richieste di aree per insediamenti di imprese. Gli investimenti sul territorio legati alla presenza della logistica, pur rallentati negli ultimi due mesi, continuano a esistere e andare avanti. In particolare c’è stata una ripresa dopo l'apertura della A6”.

Che aspettative hanno le imprese savonesi per il dopo emergenza?
“Il tema della ripartenza non è tanto il quando, che può variare, ma il come. Come le aziende sono preparate a applicare i protocolli di sicurezza. Alcune aziende hanno già definito protocolli rigidi con i sindacati, ma non possono ripartire perché non hanno il codice Ateco autorizzato a farlo. Ci vorrebbe più attenzione a questo. A Roma mi sembra che abbiano cominciato a pensarci soltanto adesso. Qui i protocolli di sicurezza stanno funzionando. La logistica ha già costruito sul campo accordi fra aziende e sindacati perché doveva continuare a operare. Sono modelli che vanno applicati anche altrove, perché l’emergenza sarà di lungo periodo, finché non sarà disponibile un vaccino o l’immunità di gregge”.

Che cosa cambierà per il porto?
“In Comitato di gestione, la prima domanda degli operatori da affrontare è la revisione dei piani d’impresa. Con i traffici così bassi, va rivista la modalità concessoria. I tempi andranno allungati tenendo conto di questo evento, che non dipende dalla volontà delle imprese. Intanto aspettiamo il decreto Cura Italia per la logistica. La ministra De Micheli aveva capito il problema e chiesto l’azzeramento dei canoni portuali per alcuni mesi, ma il Parlamento non ha dato il via libera all’emendamento. C’è soltanto la sospensione del pagamento fino al 31 dicembre. Lì va fatta la battaglia. E’ un problema enorme”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA