Anche i porti americani chiedono uno sconto sui canoni concessori / IL CASO

In Italia, per il momento, si è arrivati a una sospensione dei pagamenti, ma non ci sono ancora misure per la loro riduzione. “Praticamente tutti i porti - spiega a “L’Avvisatore Marittimo” il presidente di Assoporti, Daniele Rossi - hanno sospeso i pagamenti, con modalità differenti

di Alberto Ghiara

Genova - La Federal maritime commission degli Stati Uniti (Fmc) ha chiesto al governo di Washington di aiutare finanziariamente i terminalisti portuali statunitensi, in difficoltà a causa delle conseguenze della pandemia. Il timore dei commissari è che, in assenza di un sostegno finanziario, alcuni operatori falliscano o comunque cessino l’attività. “Abbiamo timori specifici - hanno scritto Carl Bentzel e Louis Sola, commissari della Fmc, in un documento indirizzato al ministero dei Trasporti - riguardo alla capacità dei terminalisti portuali degli Stati Uniti di continuare a operare, considerando i canoni di affitto e gli altri impegni contrattuali nei confronti delle Autorità portuali locali”. In Italia il tema dell’azzeramento dei canoni è al centro delle richieste di Assiterminal, associazione che riunisce alcuni dei maggiori terminal portuali del paese. Il presidente dell’associazione, Luca Becce, ha dichiarato al “Secolo XIX”: “Se non lavoro, non posso pagare. Il canone si basa sul concetto che io, operatore, grazie alla concessione e ai miei investimenti possa generare un profitto. Se la situazione mondiale non me lo permette, come può lo Stato chiedermi di pagare un canone?” L’emergenza coronavirus e la crisi di liquidità hanno fatto emergere anche altri temi che i terminalisti italiani considerano problematici, dalla quota da pagare per l’Autorità dei trasporti (una proposta di sospensione del contributo è stata respinta) a quello dell’Imu nei porti, la cui definizione è ancora lasciata ai singoli tribunali amministrativi. E questo a fronte di uno tsunami economico che sta abbattendo i volumi di merce movimentata: “Al momento - ha detto Becce - prevediamo un meno 30% di traffici nel terzo trimestre, ma temo possa andare anche peggio”.

In Italia, per il momento, si è arrivati a una sospensione dei pagamenti, ma non ci sono ancora misure per la loro riduzione. “Praticamente tutti i porti - spiega a “L’Avvisatore Marittimo” il presidente di Assoporti, Daniele Rossi - hanno sospeso i pagamenti, con modalità differenti, in attesa dei provvedimenti governativi. Vediamo che cosa ci sarà nel decreto, se verrà accolta la richiesta di riduzione dei canoni. Confidiamo che l’intervento ci sia e sia tempestivo. I canoni non riguardano soltanto i grandi terminalisti, ma anche centinaia di concessionari che svolgono altre attività medio-piccole e che hanno sofferto anche più dei grandi. Se ci saranno, le misure dovranno essere generalizzate. Assoporti ha fatto le proprie proposte al governo, siamo certi che saranno prese in considerazione”. La crisi di liquidità e il crollo dei traffici sono concetti semplici, che riguardano anche gli operatori degli Stati Uniti. Adesso si tratta di vedere, anche per loro, che cosa risponderà il governo di Washington. Hanno scritto i commissari della Fmc, ricordando al loro ministero come funziona il sistema statunitense: “I canoni sono normalmente basati su diversi fattori, ma spesso vincolati al volume della merce. In molti dei maggiori porti i canoni sono strutturati includendo una componente fissa basata su un volume minimo di merce che il terminal deve generare e una variabile in base al volume aggiuntivo, il che permette all’Authority di condividere gli utili se le movimentazioni superano la media storica. Se i volumi scendono sotto il limite minimo fissato, i terminalisti vanno incontro a perdite sostanziali, che accelerano se la diminuzione del traffico diventa più massiccia o se persiste per un lungo periodo di tempo”.

Nonostante queste difficoltà, i terminalisti statunitensi non sono riusciti a concordare forme di sospensione del pagamento dei canoni. “Gli operatori dei terminal marittimi - concludono i due commissari - hanno provato a coinvolgere le proprie Autorità portuali nella discussione sull’impatto finanziario della drastica riduzione dei traffici sull’aspetto economico del canone. A oggi, però, sono stati fatti pochi progressi per aiutare a rivedere i pagamenti dei canoni tenendo conto delle condizioni del mercato”. In Italia, in attesa di una decisione del governo che metta in sicurezza i bilanci delle Authority, alcuni porti si sono già mossi a partire dall’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, lo scorso 19 marzo.

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