Monti: "Errore tragico dimenticare i porti, la competitività del Paese nasce qui" / L'INTERVISTA

"Gli spiccioli riservati alle Authority, in un momento in cui la competitività del Paese e la sua capacità di garantire il funzionamento della logistica sono elementi vitali, sono offensivi. Non sono tra quelli che affermano che 24 milioni concessi agli ormeggiatori siano troppi, anzi: va bene, è giusto".

di Francesco Ferrari

Palermo - "Dire che sono deluso è un eufemismo. È drammatico che un Paese come l’Italia non riesca a comprendere il significato delle attività marittime, ma specialmente che non colga neppure lontanamente l’importanza di un comparto che vale infinitamente di più di quello aereo e aeroportuale". Pasqualino Monti, ex presidente di Assoporti e del porto di Civitavecchia, oggi a capo dell’Authority di Palermo, prende spunto dall’intervista rilasciata al Secolo XIX dall’armatore Stefano Messina per ribadire che, «probabilmente anche per colpa di un settore frammentato, autoreferenziale e litigioso», l’Italia vive il più incredibile dei paradossi: «Ci definiamo la piattaforma logistica più importante del Mediterraneo e, nel mezzo della più grande crisi del dopoguerra, non riusciamo a sostenere concretamente lo shipping. Un settore al quale è legata una infinita catena del valore che per alcune regioni del Paese significa sopravvivenza».

«Messina - dice Monti - ha lanciato un grido di allarme che spero venga preso in seria considerazione dalla politica. Gli spiccioli riservati alle Authority, in un momento in cui la competitività del Paese e la sua capacità di garantire il funzionamento della logistica sono elementi vitali, sono offensivi. Non sono tra quelli che affermano che 24 milioni concessi agli ormeggiatori siano troppi, anzi: va bene, è giusto. Ma è normale proporzionalmente rendere disponibili solo 6 milioni per chi governa i porti? Sto pensando seriamente di iscrivermi ad Angopi, per la quale associazione e per i suoi vertici nutro la più ampia stima, sia chiaro». «È vero che ci confrontiamo con una politica che non ha idea di cosa siano navi e porti, ma lo facciamo sempre e comunque in ordine sparso - continua Monti .- Una miriade di associazioni di rappresentanza, voci separate e non coordinate, una incapacità di fare fronte comune che, per i danni che ha causato in passato e in momenti meno emergenziali di quello attuale, avrebbe dovuto insegnare qualcosa. Il mio è oggi un appello a tutti quelli che rappresentano attività connesse con il trasporto di passeggeri via mare e quindi con il mercato crocieristico, con il ro/ro e con il cabotaggio nazionale. Non c’è più tempo: dall’Italia che è stata meta preferita di questo mercato devono arrivare non rassicurazioni, ma indicazioni precise e soluzioni per affrontare la crisi e delineare un mercato che sia apprezzato dai grandi operatori internazionali e che consenta di ricostruire cosa si è perso in questi mesi nel tempo più breve possibile». «Il trasporto passeggeri non significa solo migliaia di posti di lavoro diretti, ma significa attività cantieristica, turismo, agenzie di viaggi, manutenzione, riparazioni, bus turistici, ristorazione, una miriade di piccole e medie imprese legate a questo settore. Possibile che non si comprenda sino in fondo cosa significano decine di milioni di passeggeri che visitano il nostro Paese arrivando dal mare e che si spostano utilizzando le autostrade del mare?Stiamo utilizzando miliardi di euro di denaro pubblico per salvare Alitalia. Voglio sperare che il parlamento, in questi giorni, rifletta sullo scempio che rischia il comparto marittimo. Se qualcuno vuole bruciare il 4% del Pil italiano, almeno se ne assuma la responsabilità».

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