Civitavecchia, l'allarme di Spadoni: "La crisi lascerà segni indelebili"

Al momento «è tutto fermo», e non si hanno garanzie sui tempi della ripresa. «Ci aspetta una catastrofe di proporzioni epocali, un tracollo senza precedenti - spiega Spadoni, che è stato presidente degli agenti marittimi laziali e che oggi guida un’agenzia con una trentina di dipendenti - dal quale un territorio che già vive una situazione di crisi rischia di non riprendersi più

Roma - «La certezza è che lo tsunami arriverà. Per ora abbiamo visto solo le prime onde, ma se non prendiamo qualche contromisura ci travolgerà. E lascerà segni indelebili». Oreste Spadoni, direttore di ASC – Agenzia Spedizionieri Civitavecchia, lancia l’allarme in un colloquio con l’Agi: il coronavirus ha messo in ginocchio anche il settore crocieristico. E Civitavecchia, che di questo settore è leader nel Mediterraneo, rischia di pagare un prezzo altissimo. Insostenibile. «Cominciamo dai numeri, che non mentono mai - premette Spadoni - Il 2020 nelle previsioni doveva essere un anno record per il nostro porto, con l’arrivo di 2,8-3 milioni di passeggeri. Bene, visto che l’indotto economico per il territorio di una nave da crociera è stimato nell’ordine dei 500 mila euro ad approdo e che quest’anno si attendevano 800 approdi, stiamo parlando di un “buco” potenziale di 400 milioni di euro di ricavi lordi. In compenso, sento parlare di aiuti a livello nazionale per 6 milioni. I conti non tornano».

Al momento «è tutto fermo», e non si hanno garanzie sui tempi della ripresa. «Ci aspetta una catastrofe di proporzioni epocali, un tracollo senza precedenti - spiega Spadoni, che è stato presidente degli agenti marittimi laziali e che oggi guida un’agenzia con una trentina di dipendenti - dal quale un territorio che già vive una situazione di crisi rischia di non riprendersi più. Per Civitavecchia parliamo di un settore che coinvolge complessivamente, a vario titolo, circa 2 mila operatori: il solo cluster portuale diretto comprende 600 tra agenti marittimi, spedizionieri, operatori tecnico-nautici». Come uscirne? «Noi non vogliamo sussidi, vogliamo solo essere messi in condizione di lavorare - attacca Spadoni - Qui di tutto si parla, tranne che di crociere. Eppure i margini per limitare almeno in parte i danni ci sarebbero. Sarà che io sono ottimista di natura, ma marzo-aprile non sono mesi molto intensi, la stagione vera si snoda da maggio ad ottobre, quando scendono in mare le grandi compagnie statunitensi e a Civitavecchia si registrano 90-100 approdi al mese, per un totale di mezzo milione di passeggeri. Civitavecchia se la batte con Barcellona e nel mondo, giustamente, viene venduto come porto di Roma: avremo diritto di sapere se quando potremo tornare a lavorare?». «Sin qui per noi non si è parlato di procedure, di protocolli, di regole - ricorda il direttore di ASC - Siamo nelle mani dei virologi, che per fortuna cambiano idea spesso, e speriamo come tutti che la curva dei contagi continui a scendere. Ma le grandi navi trasportano fino a 6-7 mila passeggeri, compresi gli equipaggi fanno 10 mila persone, vere e proprie città galleggianti. È fondamentale capire come farle viaggiare, quando torneranno a viaggiare, nella sicurezza più assoluta. Non possiamo perdere altro tempo». -

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