Spinelli: "Al Paese serve un Piano Marshall sulle grandi opere" / L'INTERVISTA

"L’unica contromisura a nostro favore adottata dal governo è stata la cassa integrazione. A oggi alcuni l’hanno attivata e altri no, ma se continua così dovranno accedervi tutti. Intanto l’Autorità di sistema portuale studia con il ministero una riduzione dei canoni"

"E' dura, pensavo che finendo il lockdown in Italia la parte peggiore per il porto di Genova fosse passata, invece la prospettiva è che il traffico di maggio sia peggio di aprile": le parole di Roberto Spinelli, rappresentante dei terminalisti portuali in Confindustria Genova, mostrano come la speranza di una sterzata nei traffici sia stata delusa. Adesso si tratta di far ripartire al più presto l’economia, in un contesto in cui tutto sta cambiando rapidamente e gli investimenti infrastrutturali diventano sempre più urgenti: «Per il settore logistico - spiega Spinelli, titolare del gruppo omonimo che fra le varie attività logistiche gestisce un terminal a Genova - la pandemia è stata impattante, ma il settore ha continuato a lavorare. Purtroppo per i terminal genovesi aprile ha visto l’azzeramento dei traffici passeggeri, il calo del 30-40% dei contenitori e del 60-70% di traghetti e ro-ro. A maggio la tendenza rimane questa, con blank sailing (cancellazione di viaggi di navi di linea regolare, ndr) dall’Estremo Oriente e alcuni mercati internazionali ancora in lockdown, le navi arrivano una settimana sì e una no. Speriamo almeno che a giugno ci sia una ripresa nelle esportazioni. La situazione è drammatica nei mercati di America Latina, Stati Uniti, Canada e Africa. Il Far East ha ripreso a esportare, ma è l’Italia che non importa».

Come affrontano la crisi i terminalisti genovesi?
«L’unica contromisura a nostro favore adottata dal governo è stata la cassa integrazione. A oggi alcuni l’hanno attivata e altri no, ma se continua così dovranno accedervi tutti. Intanto l’Autorità di sistema portuale studia con il ministero una riduzione dei canoni, sulla base della perdita dei fatturati, che possa arrivare fino all’azzeramento, a esempio per le crociere che sono ferme. Ci sono imprese come noi o Psa che hanno fatto investimenti, a esempio in gru, e che non possono ammortizzarli. Serve un intervento che ne tenga conto. Il terminal Spinelli in cinque anni ha investito in media 10 milioni all’anno di equipment, ma questi investimenti adesso non sono supportati dai volumi».

Che cosa cambierà nel futuro?
«Le strategie di sviluppo non cambiano. Purtroppo ci vorrà qualche anno perché l’Italia riparta pienamente, dobbiamo sperare in una progressiva riapertura dei mercati internazionali. Adesso l’Europa sta studiando un intervento da 500 miliardi di euro, di cui 100 potrebbero arrivare all’Italia. Speriamo che arrivino anche alle imprese. L’unica strada sono gli aiuti a fondo perduto. Ma quello che si augura la logistica è soprattutto che il governo investa sulle infrastrutture».

In che modo?
«Serve un Piano Marshall delle infrastrutture, facendo partire subito quelle finanziate e cantierabili, seguendo il Modello Genova. Oltre alle grandi opere come la nuova diga del porto di Genova, la Gronda e altre in Italia, sono possibili interventi di edilizia pubblica. C’è l’opportunità di ristrutturare le scuole adesso che sono chiuse. Se riparte l’economia ripartono anche i porti. Dev’essere il governo a muoversi, creerebbe lavoro per le imprese e occupazione. A Genova è stato intelligente approfittarne per riasfaltare le strade, anche in porto. Cosa che invece non è stata fatta sulle autostrade, dove rimangono i birilli dei cantieri».

Il trasporto marittimo rimarrà lo stesso di prima della crisi?
«Forse non ci sarà più la corsa al gigantismo navale. Le mega navi hanno meno flessibilità rispetto a quelle da 14-15 mila teu. Il nostro terminal oggi può accogliere navi da 6.000 teu, con la diga potrebbero arrivare navi più grandi. Se 40 anni fa non avessero realizzato il porto di Pra’ oggi Genova sarebbe fuori dalle mappe. Adesso occorre fare lo stesso con la diga, che permetterebbe a noi e Bettolo di accogliere navi da 20 mila teu».

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