D'Agostino: "Non si spara a un moscerino con un fucile..." / L'INTERVISTA

"Che in qualche modo mi sia potuto avvalere della mia posizione in Ttp per diventare presidente dell’Autorità di sistema. Ma c’è un dettaglio da non poco: ero già commissario del porto da quasi due anni. Che vantaggio nei avrei tratto nell’essere presidente di Ttp?"

di Alberto Quarati

Trieste - "Piango da cinque giorni. Ma prima era rabbia e dolore, poi ha preso spazio la commozione. Ho la sensazione che il mio caso rappresenti tanti che sono un po’ stufi di situazioni simili". Zeno D’Agostino, presidente del porto di Trieste, giovedì è stato dichiarato decaduto dall’Autorità nazionale anticorruzione, perché in base alla legge Severino il suo incarico è stato giudicato incompatibile con quello di presidente della società Trieste terminal passeggeri (Ttp, lo scalo crociere di cui l’ente portuale ha il 40%). Considerato uomo di punta della portualità italiana, ha raccolto solidarietà bipartisan e non solo nel capoluogo giuliano.

Però se l’Anac si è mossa lo avrà fatto a ragion veduta. Riportando due sentenze del Consiglio di Stato.
«Viene posto il tema delle deleghe esecutive. Non è la mia fattispecie, come ho avuto modo spiegare con un accurato scambio di documentazione sin da quando è arrivata la segnalazione all’Anac: in Ttp avevo sì un compito di vigilanza, ma senza deleghe esecutive. Tanto più in una società che a fine 2016, quando fui nominato presidente dell’Autorità di sistema portuale nata dalla riforma dei porti, aveva due amministratori delegati».

Qual è il pericolo ravvisato dall’Anac?
«Che in qualche modo mi sia potuto avvalere della mia posizione in Ttp per diventare presidente dell’Autorità di sistema. Ma c’è un dettaglio da non poco: ero già commissario del porto da quasi due anni. Che vantaggio nei avrei tratto nell’essere presidente di Ttp?».

Ma sarebbe stato lo stesso se lei fosse stato presidente di un terminal maggiormente “di peso” nei traffici triestini, tipo quello container? Oppure se il Ttp muovesse milioni di passeggeri l’anno?
«Giuridicamente, la domanda non sta in piedi: il Ttp è un servizio di interesse generale (necessario all’intera utenza portuale, ma non direttamente collegato alle operazioni portuali, ndr) tant’è vero che la sua concessione demaniale è rilasciata in base all’articolo 36 del codice della Navigazione, rilasciata a soggetti pubblici e privati per tutti gli usi che non rientrano nell’articolo 18 della legge portuale, riservato invece a soggetti privati per lo svolgimento delle operazioni portuali. È chiaro che in altri porti si è deciso di porre sotto l’art. 18 l’attività del terminal crociere, anche per i volumi generati, ma non è il caso di Trieste».

Il suo caso è colpa delle troppe leggi che si aggrovigliano sui porti?
«No, credo che il problema vada oltre la questione dei porti. Non credo nemmeno che sia un problema di sovraproduzione normativa. In questo caso la questione sta nella proporzionalità dei provvedimenti. Non puoi mica sparare a un moscerino con un fucile…».

Però intanto tutti i suoi provvedimenti dal 2016 sono avviati e non saranno toccati. Anche se fosse, il suo lavoro è fatto…
«No, perché a quel lavoro è collegata anche una progettualità futura, che bene o male non è solo sulla carta, ma è anche legata al mio lavoro personale: sono molti i soggetti che in questo momento stanno telefonando per capire che cosa sta succedendo in porto, proprio per sapere come potranno muoversi per il futuro». —

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