Trieste, quattro super-legali a difesa di Zeno D'Agostino / IL CASO

D’Agostino ha schierato i calibri da 90 per la guerra legale e il tema legale è guidato da Guido Alpa - l’avvocato mentore del premier Giuseppe Conte - Francesco Munari, Federico Tedeschini e Luca Di Donna

di Simone Gallotti

Trieste - La controffensiva legale è partita: due ricorsi sono stati presentati per demolire la decisione dell’Anac che ha decapitato il porto di Trieste. Uno l’ha annunciato l'Autorità di Sistema Portuale che ora è guidata dal braccio destro di Zeno D’Agostino. L’altro porta la firma dell’ormai ex presidente del porto. Quindi la prima battaglia si combatterà nella aule del Tar del Lazio. «Ora aspettiamo la fissazione dell'udienza. I ricorsi - haspiegato Sommariva - sono due, uno a nome del presidente D'Agostino, presentato lunedì, e l'altro a nome dell'Autorità di sistema portuale. Abbiamo fatto accesso agli atti - ha aggiunto - i nostri legali stanno mettendo assieme la varia documentazione. L'elemento di dibattito a livello giudiziario è il fatto se il presidente possedeva o meno poteri di gestione diretta e questi poteri non c'erano». D’Agostino ha schierato i calibri da 90 per la guerra legale e il tema legale è guidato da Guido Alpa - l’avvocato mentore del premier Giuseppe Conte - Francesco Munari, Federico Tedeschini e Luca Di Donna.

Sul fronte politico invece adesso il faro è puntato sugli investimenti esteri. Trieste era stato presentato al mondo come il terminale italiano della Via della Seta e ora l’impatto della decisione potrebbe essere pesante: «Far capire all’estero cosa è successo è molto difficile - ammette Sommariva - Siccome l’autorità che ha emanato questo provvedimento si chiama Anticorruzione, all’estero si aspettano che alla base di questo provvedimento ci sia appunto un profilo corruttivo, invece non c’è nulla e quindi da questo punto di vista c’è un danno di immagine non tanto di una persona, ma di una città, di un porto, di una comunità, di un Paese. Un danno enorme». Intanto i portuali sono pronti a scendere in piazza e ieri a Trieste hanno lanciato una manifestazione. «Il presidente Zeno D’Agostino non si tocca». Per ribadirlo sabato prossimo tutti i lavoratori del porto di Trieste manifesteranno in Piazza dell’Unità per chiedere il suo ritorno alla guida dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, dopo che l’Anac lo ha destituito dalla carica. I camalli triestini dunque si schierano al fianco dell’ex presidente che ha risolto la questione del lavoro sulle banchine del porto del Nord Est. L’auspicio, ha affermato uno dei rappresentanti dei portuali, Stefano Puzzer, è «che tutti i lavoratori, le sigle che li appoggiano e i triestini siano presenti. Il presidente non si tocca - ha ribadito - ha dato lavoro a tanti cittadini e ha rilanciato il porto di Trieste. In questi cinque anni grazie al presidente Zeno D’Agostino e al segretario generale Mario Sommariva nessuno ha perso il posto di lavoro, anzi ce ne sono 300 in più . E non sarà ora proprio lui a perderlo». Anche i sindacati parteciperanno al corteo e Filt Cgil, Uil Trasporti, Fit Cisl, Ugl Mare e Usb sostengono la protesta. D’Agostino ha raccolto solidarietà anche da diversi schieramenti politici. «Sabato farò in modo di esserci anch’io» ha detto il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza auspicando che «questo intoppo venga superato». Interventi anche da parte del vicepresidente del Consiglio del Fvg Francesco Russo («abbiamo raccolto 10 mila firme per D’Agostino») e dei consiglieri regionali Giacomelli, Cosolini e Ussai.

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