Da Trieste a Venezia si scalda il fronde dei porti: «Authority sotto scacco»

Genova - In meno di un mese è caduta una testa e un’altra è in bilico. Vicende diverse quelle di Trieste e Venezia, ma che rischiano di mandare in tilt i porti dell’Adriatico e mostrano la fragilità del sistema di governo delle banchine italiane. Pino Musolino ancora non riesce a crederci: «Mi manca proprio il software per capire cosa sia successo» racconta al Secolo XIX- TheMediTelegraph

di Simone Gallotti

Genova - In meno di un mese è caduta una testa e un’altra è in bilico. Vicende diverse quelle di Trieste e Venezia, ma che rischiano di mandare in tilt i porti dell’Adriatico e mostrano la fragilità del sistema di governo delle banchine italiane. Pino Musolino ancora non riesce a crederci: «Mi manca proprio il software per capire cosa sia successo» racconta al Secolo XIX- TheMediTelegraph.

Eppure i due membri del comitato di gestione nominati da Regione e Comune, avevano provato a disarcionarlo già l’anno scorso e il presidente del porto aveva già avuto un primo assaggio. Non ci sono riusciti la prima volta, ci stanno andando vicini questa, con la bocciatura del bilancio consuntivo.

Musolino è vicino al Partito democratico (“mozione Puppato” in gioventù, poi carriera da manager), mentre i membri del board che vogliono silurarlo sono espressione del sindaco Luigi Brugnaro (centrodestra) e del governatore Luca Zaia (Lega). Più che tecnica, la questione è chiaramente politica: è vero che l’oggetto della contesa è una concessione che ai due non piace perché il presidente ha fatto tutto da solo, ma il siluro è arrivato sul bilancio: «Faccio fatica a capire. Ho avanzi di bilancio che altre Authority mi invidiano... Commissariare me? Bisogna chiederlo alla ministra. Ma nel mio caso non c’è adeguata motivazione. Ho 26,2 milioni di euro di avanzo, ho la relazione del collegio dei revisori dei conti senza alcuna osservazione: sono tecnici nominati dal Mef e dal Mit. Comunque il 26 giugno riconvoco il comitato, con lo stesso ordine del giorno».

Musolino vuole risolvere la questione prima che l’incendio divampi, adesso è in posizione di forza. Ha incassato la solidarietà di quasi tutto il mondo portuale. Curiosamente non quella dei colleghi di Assoporti. E la questione non è passata inosservata. «Il bilancio non viene approvato quando si è in sofferenza, non se porti un attivo... La legge non prevede questa situazione. Ma poi secondo voi l’amministratore delegato del porto di Anversa chiude il bilancio con un attivo di 50 milioni e lo commissariano?».

Ecco, questo è uno dei limiti della situazione attuale di governo dei porti. La legge di riforma portuale voleva sbattere la politica fuori dagli scali, ma ha consentito ai ras locali di tenere in ostaggio le Authority portuali. Un bel risultato per chi voleva centralizzare le banchine e ora deve fare i conti con la possibilità di veto degli enti locali.

Alla faccia di chi dice che il ministro può nominare chi vuole al vertice di un porto. Vallo a raccontare ai governatori... Musolino comunque adesso avrà anche difficoltà a risolvere la questione dei portuali e dei soldi che servivano per aiutare i lavoratori in difficoltà.

Tanto che il presidente aveva già chiamato a raccolta i camalli veneziani, quasi a replicare la piazza che si era invece mossa la settimana scorsa per difendere il “vicino di casa” Zeno D’Agostino, a cui Anac ha tolto il timone per una vicenda di qualche anno fa sul terminal passeggeri.

Per ora il numero uno di Venezia incassa, pronto alla reazione già la settimana prossima con un nuovo comitato-fotocopia. Ma la prima grana è arrivata a poche ore dal siluro al bilancio: la compagnia Royal Caribbean ha spostato l’home port a Ravenna «per la troppa incertezza» non gestionale, ma «per i crescenti timori in merito alle crociere nella città».

Al fianco di Musolino intanto si schiera compatto il Pd («Il governatore Zaia e il sindaco Brugnaro vogliono togliere i soldi ai lavoratori» dice la deputata Moretti), Federagenti («Andando avanti di questo passo, non vorremmo essere costretti a interrogarci su chi fra i 15 presidenti dei porti italiani, sedi di Autorità di Sistema Portuale riuscirà a concludere il suo mandato senza essere colpito o affondato, o da "mozioni di sfiducia" o da "provvedimenti giudiziari"» spiega Gian Enzo Duci) e di Assiterminal («Noi terminalisti portuali siamo tra i soggetti maggiormente danneggiati da questo vero e proprio infarto di sistema, che si traduce in sempre maggiore difficoltà decisionale da parte delle Authority» spiega Luca Becce). Mentre Zaia attacca: «Le motivazioni non sono campate in aria. E mi sembra esagerato sostenere che questa mancata approvazione del bilancio mette in discussione la cassa integrazione per i lavoratori portuali».

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