Dl Rilancio, guerra sull'autoproduzione

Genova - Non ci sono solo le fragilità della legge portuale in questi giorni ad agitare le acque tra le banchine italiane. In una lettera congiunta Assarmatori, Confitarma e Federagenti esprimono "estrema preoccupazione"

Genova - Non ci sono solo le fragilità della legge portuale in questi giorni ad agitare le acque tra le banchine italiane. In una lettera congiunta Assarmatori, Confitarma e Federagenti esprimono "estrema preoccupazione" al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, "per alcuni mendamenti al disegno di legge per la conversione del decreto Rilancio che sarebbero stati sponsorizzati da alcune organizzazioni sindali".

Questi emendamenti, sostengono agenti marittimi e armatori, modificano l'articolo 16 della legge 84/94 nella parte relativa nelle autorizzazioni allo svolgimento delle operazioni portuali (per conto proprio e conto terzi) "introducendo requisiti talmente gravosi sia sul piano organizzativo che su quello economico da rendere il regime delle autorizzazioni del tutto inattuabile".

Se queste modifiche venissero accolte, dicono Stefano Messina, Mario Mattioli e Gian Enzo Duci, numeri uno di Assarmatori, Confitarma e Federagenti, "si negherebbe del tutto il diritto all'autoproduzione" con conseguente "monopolio (...) nello svolgimento delle operazioni portuale e delle rigidità che si ripercuoterebbero sull'intero sistema logistico (...) gli unici soggetti che potrebbero sottrarsi ai nuvoi vincoli sarebbero gli armatori-terminalisti che avrebbero una ragione in più per internalizzare l'intero ciclo delle operazioni a scapito delle imprese portuali ex articolo 17 (sempre della legge portuale, ndr) e delle casse dello Stato che ne ripiana costantemente le perdite di bilancio".

Per armatori e agenti, l'articolo 16 va bene così com'è, basta farlo applicare correttamente, garantendo però che "alla compagnia di navigazione che scala un porto della Repubblica debba essere assicurata la possibilità di far valere - senza che sia frapposto alcun ostacolo - in occasione dell'arrivo o partenza della nave (...) il diritto di usare la propria organizzazione di mezzi e personale per eseguire un'operazione o un servizio portuale.

“Contrariamente a quanto asserito - ribattono da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti - l’emendamento al dl Rilancio non vieta l’autoproduzione delle operazioni portuali da svolgere sulle navi, ma ribadisce la necessità di regole e criteri chiari per far cessare lo sfruttamento dei marittimi chiamati a operare, oltre che nella fase di navigazione, anche in quella di carico e scarico delle merci, che sono state oggetto di due scioperi nazionali. Una pratica che si è resa responsabile di molti infortuni, alcuni mortali”.

Così i segretari generali Stefano Malorgio (Filt), Salvatore Pellecchia (Fit) e Claudio Tarlazzi (Uiltrasporti), che proseguono: “Queste regole si rendono necessarie anche per far cessare i problemi di regolazione del mercato, insorti per interpretazioni e applicazioni diverse della norma da parte delle Autorità di sistema portuale, generando significative differenze tra un porto e un altro. “Noi – spiegano i tre segretari  - chiediamo che le autorizzazioni alle navi, che non rientrano nel numero massimo previsto dalla norma, vengano date non solo limitatamente al tempo necessario per il carico e scarico della nave sulla base dei previsti requisiti, ma che richiedano anche l’inserimento nella tabella di armamento del personale dedicato a questa specifica attività e che vi siano mezzi tecnologici adeguati. Pertanto, non siamo contro l’autoproduzione, ma siamo per le regole e la chiarezza uguali per tutti i porti, perché solo così il sistema portuale nazionale può svilupparsi in modo armonico ed efficace. Su questo non faremo un passo indietro”.

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