Confindustria Genova, sarà Costa il rappresentante dei terminalisti portuali

Sarà l’assemblea a decidere il nome della successione e per questo ieri le bocche erano cucite. Il margine d’incertezza rimane però minimo

di Simone Gallotti

Genova - L'ultima settimana dell’era Danesi in Confindustria è cominciata. Il numero uno della banchina container di Psa a Genova Pra’ martedì prossimo lascerà la presidenza della sezione terminalisti. Al suo posto dovrebbe arrivare Beppe Costa, l’imprenditore genovese che gestisce l’Acquario e diverse altre strutture in Italia dedicate al divertimento, ma che è anche terminalista a Genova con la Saar, la banchina dei depositi costieri di olii minerali. Sarà l’assemblea a decidere il nome della successione e per questo ieri le bocche erano cucite. Il margine d’incertezza rimane però minimo, come ha spiegato ieri ShipMag: Costa è l’unico in grado di mantenere gli equilibri tra i terminalisti genovesi. Il numero uno dell’Acquario ha già ricoperto quel ruolo per sei anni, in un momento diverso del porto di Genova, ma non per questo più facile. Con Gilberto Danesi hanno dato vita alla staffetta nel 2015, quando il manager di Psa prese il posto proprio del fondatore dell’Acquario di Genova. E ora la storia si ripete: Costa è terzo rispetto a tutti i conflitti degli operatori delle banchine. E non ha un rapporto di lavoro diretto con i camalli. La terzietà è la forza di Costa che dovrà guidare la nave dei terminalisti nel pieno della tempesta post Covid, con fatturati crollati anche del 40% e volumi che a giugno toccheranno, secondo le previsioni degli stessi operatori, il livello più basso dall’inizio dell’emergenza coronavirus. Il passaggio di consegne tra Danesi e Costa non è un banale avvicendamento di una piccola sezione di Confindustria.

Buona parte dei problemi - e dei conflitti - del porto passa da quelle stanze. È a quel tavolo che gli operano si confrontano per trovare una soluzione al bilancio della Culmv. Ogni anno va in scena lo spettacolo dell’allentamento dei cordoni della borsa per ripianare le perdite di bilancio della compagnia. Toccherà a Costa adesso trovare l’alchimia giusta per superare lo scoglio. E questa volta il gioco è anche più difficile: le giornate di lavoro dei camalli si sono ridotte drasticamente e questo peserà sui conti finali. I litigi tra operatori covano per ora sotto la cenere: la priorità adesso è superare la crisi. Ma prima o poi i vecchi dossier potrebbero essere rispolverati a suon di ricorsi e battaglie legali. La fusione Psa-Sech, segno del destino, dovrebbe arrivare proprio nel giorno dell’incoronazione a presidente di Costa. Su quel fronte la guerra sulle banchine aveva raggiunto l’apice, con la discesa in campo di Ginevra, quartier generale di Msc. Ed è proprio a Gianluigi Aponte che gli sguardi sono rivolti anche per capire cosa succederà con l’alleanza con i Messina. È vero che il porto è cambiato negli ultimi 5 anni, con l’ingresso dei fondi nel capitale dei terminal, ma al comando ci sono sempre le famiglie genovesi. A difendere gli interessi del porto in Confindustria insieme a Costa, c’è Roberto Spinelli, vice presidente dell’associazione e terminalista di peso a Genova.

©RIPRODUZIONE RISERVATA