L’effetto domino che rischia di affossare la catena logistica / IL COMMENTO

La denuncia del presidente nazionale di Federagenti

di Gian Enzo Duci*

Genova - Prima il ponte Morandi con le sue 43 vittime precipitate nel vuoto e con una città spaccata in due, poi il Covid19 e il lungo interminabile lockdown. Ma al peggio non vi è mai fine: la campagna di manutenzioni straordinarie alla rete autostradale ligure e in particolare alle tratte afferenti Genova e il suo porto sta centrando risultati negativi ancora superiori a quelli determinati dal crollo del ponte e dal virus. Nel primo caso, il crollo del ponte, aveva innescato nelle Istituzioni locali una capacità di reazione così veemente e efficace da consentire alla città e al suo porto di aggirare quello che avrebbe potuto rivelarsi un isolamento fatale per il tessuto economico e produttivo; un isolamento che avrebbe impattato in modo drammatico sulla logistica funzionale al nord ovest, ovvero alla seconda più importante concentrazione industriale d’Europa. L’immediata progettazione, pianificazione e realizzazione di percorsi alternativi aveva consentito e consente tutt’oggi alla città e al suo porto di vincere una delle più clamorose sfide logistiche della sua storia, interconnettendo una rete autostradale che era stata colpita nel suo punto nevralgico più importante.

La realizzazione a tempo di record di percorsi e strade alternativi ha trovato il suo sbocco naturale in una progettazione e costruzione, parimenti a tempo di record, del nuovo ponte la cui apertura è ormai imminente. Quello che avrebbe potuto rivelarsi un disastro per il porto è stato convertito in una opportunità per generare un fronte comune e intervenire in modo coerente sulla viabilità cittadina e sulle intersezioni con la viabilità da e per i terminal dello scalo marittimo. L’emergenza virus gestita attraverso il lockdown e la temporanea chiusura di molte unità produttive del nord ovest, specie nell’area lombarda, ha inevitabilmente provocato ripercussioni sul traffico portuale (e il conto danni non è ancora affidabile), ma anche sul comparto logistico nel suo complesso, che non si è fermato ma ha sopportato extracosti e diseconomie quotidiane che hanno ulteriormente indebolito un settore già fragile e finanziariamente debole, specie sulla componente autotrasporto. Eppure fra inimmaginabili difficoltà il sistema aveva retto. Sta collassando adesso: la campagna di manutenzioni della rete autostradale che si traduce in code chilometriche sta generando un effetto domino negativo su tutta la filiera logistica. Danno che difficilmente può venire ascritto a una mancata preveggenza sulle conseguenze di manutenzioni non effettuate nel periodo del lockdown ma concentrate proprio nel momento della ripresa o meglio, del tentativo di ripresa produttiva. In tre mesi si sarebbero potuti risolvere tutti i problemi della rete autostradale in Liguria. E invece né la Società autostrade né il governo impegnato in un contenzioso con il gruppo Autostrade per l’Italia, hanno mosso un dito optando di fatto per la dimostrazione dell’insostenibilità dei lavori e per quello che ogni giorno di più si configura come uno scontro a tutto campo, da giocare anche con carte scorrette, per il rinnovo o la revoca della concessione.

Il risultato è comunque davanti agli occhi di tutti. Il sistema logistico e di trasporto sulle autostrade liguri e quindi al servizio dei porti ma anche e specialmente dell’hinterland produttivo è collassato. E qualcuno, in un Paese mediamente civile, sia esso società privata o istituzione, verrebbe chiamato a renderne conto alla collettività e agli stakeholders. Ma in Italia pare che non funzioni così.

* L'autore è presidente nazionale di Federagenti

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