Psa-Sech, strada spianata dall’avvocatura

Genova - La strada per la fusione dei due principali terminal container di Genova adesso è in discesa. Il parere dell’avvocatura di Stato è decisamente positivo, in modo persino netto rispetto agli standard utilizzati per questo tipo di documenti

di Simone Gallotti

Genova - La strada per la fusione dei due principali terminal container di Genova adesso è in discesa. Il parere dell’avvocatura di Stato che l’Autorità di sistema portuale guidata da Paolo Signorini aveva richiesto prima di dare il via libera all’operazione al matrimonio tra Psa e Sech, è decisamente positivo, in modo persino netto rispetto agli standard utilizzati per questo tipo di documenti.

L’avvocatura infatti «non riterrebbe che dall’operazione di fusione per incorporazione esaminata, il soggetto concessionario possa acquisire una posizione di mercato dominante rispetto alla catchment area». Nessun rischi di oligopolio o monopolio, secondo gli avvocati e il perché è spiegato nelle sette pagine di parere che Il Secolo XIX-TheMediTelegraph ha potuto visionare in anteprima e che contiene anche l’ok all’operazione tra Msc e Messina.

NULLA OSTA

Il semaforo verde all’operazione più contestata negli ultimi anni del porto di Genova è spiegato con semplicità: la fusione tra Psa e Sech va “pesata” nel mercato di riferimento. Per i giuristi interpellati dall’Authority l’area da prendere in considerazione si riferisce a 300 chilometri di coste, da Vado a Livorno.

Tutto l’alto Tirreno insomma, come argomenta l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli: «In varie decisioni sia l’Agcm (l’Authority della Concorrenza, ndr) che la Commissione europea hanno ritenuto che, in linea di massima, possono ritenersi sostituibili porti che, nell’ambito dello stesso tipo di traffico merci, siano distanti tra loro dai 200 ai 300 chilometri».

Così non c’è alcun pericolo di posizione dominante secondo l’avvocatura dello Stato, che sottolinea come sia quello l’ambito da indagare per dare il via libera all’operazione: «La norma (...) tende a impedire la costituzione di oligopoli o, peggio ancora, di monopoli all’interno della realtà portuale da cui deriverebbe un’inammissibile restrizione della libera concorrenza - scrive l’avvocatura -. Al di fuori di questi limiti, l’esercizio del potere d’interdizione dell’Autorità portuale potrebbe porsi in irrimediabile contrasto con i principi di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei capitali che devono trovare necessaria applicazione anche con riguardo al settore delle concessioni di beni pubblici». L’Authority su questa partita aveva poteri limitati e avrebbe potuto valutare solo «sull’eventuale decadimento dei requisiti d’idoneità tecnica o economica». In sostanza: via libera alla fusione e assoluzione per la lentezza dell’Authority.

LE PROSSIME MOSSE
Oggi il comitato di gestione del porto avrebbe dovuto essere quello decisivo, ma alla fine ci sarà solamente un’informativa e poi il voto potrebbe essere spostato a fine mese. Signorini presenterà i documenti sul tavolo, tra cui questo dell’avvocatura, e lascerà qualche giorno al board del porto per decidere. Nel parere figura anche il nome di Giacomo Aiello, l’ex capo di gabinetto del ministero dei Trasporti ai tempi di Maurizio Lupi. Signorini e Aiello hanno lavorato insieme nelle stanze dei palazzi romani e il giurista è stato a un passo dal ricoprire il ruolo di segretario generale della Regione guidata da Giovanni Toti, e persino nella rosa dei candidati alla presidenza del porto genovese, prima che la scelta ricadesse sul nome dell’ex collega. Aiello, scelto probabilmente anche per la competenza in materia, ha partecipato sei anni fa anche alla missione a Singapore per incontrare i vertici di Psa con l’allora ministro, il presidente del porto dell’epoca Luigi Merlo e il numero uno della banchina genovese di Pra’ Gilberto Danesi.

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