Presidenti di Adsp, inizia il toto-nomine. Politica al lavoro / IL RETROSCENA

Sui tavoli di chi gestisce la politica portuale c’è un mazzo di carte con le facce di tutti i presidenti dei porti italiani e da qualche settimana il gioco più praticato è quello di scartare alcune figure per inserirne delle nuove

di Simone Gallotti

Genova - E' ancora presto, ma non troppo. Sui tavoli di chi gestisce la politica portuale c’è un mazzo di carte con le facce di tutti i presidenti dei porti italiani e da qualche settimana il gioco più praticato è quello di scartare alcune figure per inserirne delle nuove. Quasi tutte la Authority scadranno a fine anno e la corsa alla presidenza è già cominciata; al momento è il Pd a trovarsi in vantaggio. Merito della ministra Paola De Micheli che, se il governo arriverà a dicembre, potrebbe dare le carte.

Il caso Genova
Negli angoli bui di Palazzo Ducale, martedì scorso, mentre andava in scena il forum Ambrosetti, non si parlava che del futuro di Paolo Signorini. L’ipotesi di un ritorno a sinistra del porto è quella su cui scommettono in molti, anche se con scenari complicati. Un Dem a palazzo San Giorgio ci può arrivare attraverso le lotte locali in vista delle prossime elezioni regionali. Giochi di equilibri - a sinistra - sconvolti o accelerati dalla candidatura di Ferruccio Sansa. Il risultato, se dovesse essere riconfermato Giovanni Toti, potrebbe portare ad un gesto di cortesia politica con il via libera ad un tecnico di area centrosinistra. In questo quadro spunta il nome di Zeno D’Agostino, l’uomo che ha rilanciato Trieste. L’alternativa, che però piace più dalle parti del Comune di Genova, è Mario Sommariva, segretario generale del porto giuliano, nato e cresciuto sotto la Lanterna. La coppia di ferro non si muoverà però da Trieste, come può confermare il Secolo XIX-The MediTelegraph. La scelta puramente politica è invece più difficile e presuppone un atto d’imperio del governo. La riforma consente alla ministra di agire senza il consenso del presidente della Regione, ma ci sono due casi che lo staff di Toti sta studiando attentamente. A Gioia Tauro la De Micheli ha annunciato la nomina di un nuovo presidente, che però non pare abbia il gradimento della governatrice Santelli. E così il nome è ancora nei cassetti. Il ritardo pare dovuto anche al passaggio all’Anac, ma rimane assente l’intesa con il territorio. E poi quello che è successo a Pino Musolino a Venezia, dove i rappresentanti nel board portuale di Comune e Regione hanno bloccato il bilancio e scatenato la guerra sui moli, è l’altro scenario che potrebbe dover affrontare un presidente non gradito a Toti. Ecco perché in fondo, sussurravano negli stessi angoli bui, «Signorini veleggia in acque agitate, ma come si potrebbe giustificare un siluramento per motivi di mero calcolo politico?». Certo il presidente ha ancora due bombe da disinnescare: la fusione Psa-Sech (rimandata a mercoledì) e la Culmv. Se dovesse inciampare, sul taccuino del centrodestra c’è un nome pesante: Pasqualino Monti, l’uomo che ha preso Palermo e l’ha portato a competere con i grandi porti mediterranei.

Giri di valzer
Alla Spezia, confermano voci romane, Carla Roncallo è in discussione, se poi il Pd dovesse conquistare Genova, sarebbe quasi certamente in partenza. Rischiano grosso Corsini (Livorno), Di Majo (Roma/Civitavecchia) Annunziata (Catania) e Spirito (Napoli). Confermati Prete (Taranto), Patroni Griffi (Bari) e Giampieri (Ancona). Musolino da Venezia potrebbe finire a Civitavecchia, mentre Rossi (Ravenna) se la giocherà sino all’ultimo.

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