Psa-Sech, ecco come funzionerà (e chi guiderà) il gigante dei terminal / IL RETROSCENA

Roberto Ferrari, direttore generale del Sech, diventa amministratore delegato di Psa Pra’, cui riporterà il direttore generale del terminal, Roberto Goglio

di Alberto Quarati

Genova - Per ora, operativamente parlando, il nuovo maxi-terminalista del porto di Genova, è più una somma che una fusione. Psa, azionista al 62%, e Sech (38%) sono azionisti di una società veicolo, la belga MergeCo. Sulle strategie di integrazione, i vertici stanno discutendo nella cornice del più assoluto riserbo: nella lettera inviata ai dipendenti, David Yang, responsabile di Psa per l’Europa, le Americhe e il Mediterraneo, spiega che la transazione è ancora in chiusura, perché mancava lo snodo fondamentale dell’ok da parte dell’Autorità di sistema portuale, arrivato mercoledì. Yang garantisce che l’operazione porterà «più investimenti in infrastrutture, tecnologie e connettività digitale».

Roberto Ferrari, direttore generale del Sech, diventa amministratore delegato di Psa Pra’, cui riporterà il direttore generale del terminal, Roberto Goglio. Gilberto Danesi, come noto, lascia la carica di ad di Psa Italy ma sarà rappresentante nei cda di Psa Pra’, Sech e Vecon. Yang parla di «due soggetti» e spiega che la doppia banchina container tra Pra’ e Sampierdarena sarà una «nuova piattaforma logistica combinata» che garantirà una migliore «offerta di servizi alle linee di navigazione, ai caricatori, ai ricevitori e a tutti gli stakeholder che utilizzano Genova come porto principale per le loro importazioni e esportazioni». Messaggio distensivo agli armatori sulle linee oceaniche, che vedono ridursi il loro potere negoziale su Genova. L’integrazione operativa dovrebbe tradursi in una migliore distribuzione degli slot delle navi in arrivo e partenza, con vantaggio soprattutto per il Sech, che ha esaurito - a fronte del crescente fenomeno del gigantismo navale - le sue possibilità di espansione. Non dovrebbero verificarsi trasferimenti di lavoratori da un terminal all’altro (se non volontari) che potrebbero compromettere l’equilibrio sull’uso della Compagnia unica: un punto che pare sia stato fissato nei mesi scorsi, ma anche qui si devono attendere le risposte ufficiali.

A livello internazionale, non è la prima volta che Psa ingloba, in tutto o in parte, il socio di minoranza. Gli ultimi contratti siglati riguardano il fondo Macquarie Infrastructure, con la cessione a Psa dei terminal di Philadelphia (con l’ingresso di Singapore nei porti Usa), Halifax (l’unico terminal per mega-portacontainer sulla costa atlantica canadese) e Danzica, sbocco a mare della Polonia. Da notare che non mancano storiche relazioni con Til, il braccio terminalistico del gruppo Msc - contrario alla fusione genovese -: per esempio ad Anversa Psa e Msc gestiscono in joint venture l’European Terminal, che è la più grossa infrastruttura di questo genere nel Continente, e un terminal strategico come quello di Panama, guidato tra l’altro dal genovese Alessandro Cassinelli. E Psa è controllata dalla holding di Stato, la Temasek, un fondo di Singapore fa capolino anche tra gli azionisti di Til, il Gic. —

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