L'Europa teme una nuova ondata di contagi. Frontiere chiuse e trasporti monitorati / FOCUS

Il dilemma è comune a gran parte del Vecchio continente: come fare per mantenere attiva l’economia, salvare il salvabile dalla traballante stagione estiva e consentire all’agricoltura, che ha bisogno di molta manodopera straniera, di funzionare

Roma - Dopo l’illusione di poter vivere un’estate relativamente normale che ridesse ossigeno al turismo e al settore del tempo libero, piegati dall’epidemia di coronavirus, l’Europa sta assistendo a una moltiplicazione dei casi di contagio. Dopo che è stata superata la soglia dei tre milioni di contagi, il nuovo allarme sta portando sempre più Paesi a ripristinare rigorose misure di sicurezza per i propri cittadini e a intensificare i controlli sugli arrivi dall’estero.

Il dilemma è comune a gran parte del Vecchio continente: come fare per mantenere attiva l’economia, salvare il salvabile dalla traballante stagione estiva e consentire all’agricoltura, che ha bisogno di molta manodopera straniera, di funzionare, senza far riesplodere l’epidemia.
Il timore generale è che si passi da focolai più o meno localizzati alla circolazione incontrollata del virus e alla temuta seconda ondata. La Spagna, con quasi 1.000 nuovi casi al giorno, è al momento uno dei Paesi più colpiti dalla nuova impennata del numero delle infezioni tanto da doveri ricorrere a chiusure messe in atto soprattutto in Catalogna. La Norvegia ha imposto una quarantena di 10 giorni a partire da oggi a coloro che arrivano dalla Spagna, mentre la Francia ha chiesto ai suoi cittadini di evitare viaggi in Catalogna. Il Belgio, che ha vietato ai suoi cittadini di recarsi a Huesca e a Lleida, ha reso obbligatorio l’utilizzo delle mascherine dopo negli spazi aperti molto frequentati e ha attivato un sistema di tracciamento nei bar e nei ristoranti, per far fronte ad aumento dei casi dell’89%.

Anche l’Italia ha deciso di imporre la quarantena a chi arriva da Bulgaria e Romania, due Paesi dell’Est europeo che stanno registrando un forte aumento dei contagi: la Bulgaria ha superato la soglia dei 10 mila casi di Covid-19, dopo aver registrato 270 nuovi contagi, nelle ultime 24 ore, mentre la Romania, che si conferma uno dei più preoccupanti focolai d’Europa, ha registrato nelle ultime 24 ore un aumento giornaliero record di 1.284 casi (totale a più di 43 mila). L’Austria chiederà ai visitatori provenienti da 32 Paesi una prova di negatività ad un test vecchio non più di tre giorni. Diversi Paesi, tra cui Francia e Regno Unito, stanno adottando misure per aumentare l’uso delle maschere negli spazi pubblici. La regione francese della Nuova Aquitania (Sud-Ovest) ha istituito centri per i test in una città turistica, per tutti i vacanzieri che lo richiedono, con risultati in 24 ore, nella zona di Arcachon, uno sulla spiaggia e l’altro alla stazione ferroviaria. La misura è una diretta conseguenza di ciò che le autorità regionali considerano «una preoccupante evoluzione della pandemia», con 13 focolai attualmente attivi rispetto ai soli 3 che si contavano il 10 luglio. Il ministro della Salute francese, Olivier Vèran, ha chiesto ai laboratori di mobilitarsi per aumentare la capacità di eseguire test e il Governo ha reso obbligatorio l’uso della maschera in qualsiasi spazio chiuso a partire da lunedì mentre giovedì il Paese ha registrato più di 1.000 nuovi casi di contagio.

A partire da ieri, inoltre, i viaggiatori provenienti da 16 Paesi considerati a rischio, tra cui gli Stati Uniti e l’India, saranno sottoposti a test negli aeroporti. Resta alta la preoccupazione anche nel Regno Unito, dove l’Ufficio nazionale di statistica calcola che nell’ultima settimana il numero di infezioni quotidiane è aumentato da circa 1.700 a 2.800. A Blackburn, Darwen, Luton o Leicester, sono stati rilevati aumenti al di sopra della media e restano in vigore misure di contenimento mentre in altre città dell’Inghilterra hanno iniziato a riaprire palestre e piscine al coperto. Per ora, dopo settimane di confusione nei messaggi del governo, Downing Street ha imposto l’uso di mascherine in negozi, supermercati, banche, uffici postali e ai terminal degli autobus, con multe fino a 100 euro per gli inadempienti. E sono vivi i timori di una ripresa dell’epidemia anche in Germania, dopo il grido d’allarme lanciato il governatore della Sassonia, secondo il quale «la seconda ondata è iniziata già da tempo». Le cifre indicano ultimamente un costante aumento: il Robert Koch Institut (Rki) ha parlato di oltre 820 nuove infezioni al giorno, una media nettamente più alta di qualche settimana fa, quando la crescita di nuovi contagi si aggirava intorno ai 500 al giorno. L’aumento è stato registrato in varie regioni del Paese, sebbene circa il 60% delle nuove infezioni sia stato accertato nel Nord Reno-Vestfalia e nel Baden-Wuerttenberg.
In diversi aeroporti tedeschi chi ritorna dalle vacanze può sottoporsi gratuitamente ai tamponi, come a Monaco, Duesseldorf, Colonia/Bonn e Dortmund. Berlino potrebbe seguire già la prossima settimana. Il ministro alla Sanità, Jens Spahn, sta valutando la possibilità di rendere i tamponi agli aeroporti obbligatori per chi rientra da zone considerate a rischio.

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