La diga che cambia il porto di Genova: due le opzioni

Genova - Un pezzo della vecchia diga diventerà lo spartitraffico all’ingresso del porto di Genova: da una parte gli yacht, i traghetti e le navi da crociera, dall’altra le mega portacontainer dirette alle banchine di Sampierdarena. E’ l’opzione 3

di Simone Gallotti

Genova - Un pezzo della vecchia diga diventerà lo spartitraffico all’ingresso del porto di Genova: da una parte gli yacht, i traghetti e le navi da crociera, dall’altra le mega portacontainer dirette alle banchine di Sampierdarena. E’ l’opzione 3, elaborata dalla Technital, la società incaricata di progettare la nuova barriera dello scalo del capoluogo. Ma non è l’unica perché i tecnici hanno anche simulato la possibilità di aprire un varco a Ponente.

Il documento nel suo complesso sarà presentato oggi alla città dal presidente Paolo Signorini e dal governatore ligure Giovanni Toti, ma il Secolo XIX/TheMediTelegraph è in grado di anticipare il nuovo volto di Genova dal mare come dovrebbe apparire nel 2030, quando l’opera sarà completata.

DOPPIO INGRESSO

La preoccupazione che Signorini aveva espresso al Secolo XIX qualche giorno fa era sopratutto sulla sicurezza: le dimensioni delle navi sono cresciute esponenzialmente in pochi anni e il traffico nell’unico ingresso dello scalo è diventato sostenuto: due elementi che preoccupano l’Authority. Con la separazione prevista dal progetto lo scoglio verrebbe superato. Le grandi portacontainer avrebbero una via d’accesso dedicata ai terminal di Msc (Bettolo), Spinelli e Messina. Nel rendering di Techital le banchine di Sampierdarena sono già predisposte per accogliere le portacontainer di ultima generazione.

Il profilo dei moli è oggi ancora in alcuni casi “a dente”, ma con la nuova diga anche quella parte dello scalo dovrebbe diventare una banchina unica, per facilitare l’accosto in linea dei colossi e l’operatività dei terminal. E poi serve un grande bacino d’evoluzione, in grado di garantire in sicurezza la manovre delle grandi navi.

APERTURA A PONENTE
La porta della “soluzione 4” si apre invece più a Ponente. La nave entra quasi in mezzo a Sampierdarena, protetta a Sud dalla nuova struttura e a Nord da un pezzettino di quella vecchia. Le demolizioni necessarie a realizzare questa soluzione sarebbero minori e questo è un vantaggio anche in termini di costi. Le opzioni 3 e 4 sono tra quelle che saranno presentate oggi, poi toccherà ad una commissione arrivare al verdetto finale.

I lavori, come raccontato da questo giornale dovrebbero iniziare a novembre 2022 e terminare alla fine del 2030. Serviranno 600 milioni, ma il governo ha garantito che i fondi arriveranno dal piano recovery di Bruxelles. La strategia dell’Authority per rilanciare il porto di Genova vale due miliardi e cambierà lo scalo con i cantieri che partiranno già dai prossimi mesi. La diga per gli operatori genovesi è un’opera fondamentale perché consente di allargare il canale di Sampierdarena sino a 500 metri.

Intanto ieri il governo ha sbloccato più di 900 milioni di euro per la portualità italiana. A Genova e Savona andranno una trentina di milioni per l’elettrificazione delle banchine, mentre alla Spezia arriveranno 12 milioni. Il progetto della Darsena Toscana a Livorno ottiene invece 200 milioni.

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