Nave libanese Bana, a bordo ispettori Onu e uomini della Marina

Dovrà essere pagata una cauzione di 20 mila euro, divieto di scalo in porti turchi se non solo per scaricare prima di raggiungere Misurata, comunicazione delle coordinate ogni sei ore.

di Laura Nicastro (Ansa)

Genova - La motonave libanese Bana, fermata nel porto di Genova il 3 febbraio per un sospetto traffico di armi dalla Turchia al governo libico di Fayez al-Sarraj, ha ripreso la navigazione ma da sorvegliata speciale. La procura di Genova ha disposto una serie di prescrizioni alle quali l'armatore dovrà sottostare in cambio del dissequestro dell'imbarcazione. A bordo potranno salire i rappresentanti delle Nazioni Unite e della Marina Militare italiana per le ispezioni. Dovrà essere pagata una cauzione di 20 mila euro, divieto di scalo in porti turchi se non solo per scaricare prima di raggiungere Misurata, comunicazione delle coordinate ogni sei ore. E, ancora, consegna della documentazione dei carichi. Il mercantile era stato fermato nel porto del capoluogo ligure lo scorso febbraio per un sospetto traffico di armi dalla Turchia alla Libia. Il comandante Joussef Tartoussi, libanese, 55 anni, era stato arrestato e altri quattro membri dell'equipaggio erano stati indagati. L'accusa è di traffico internazionale di armi in concorso con soggetti da identificare e anche con militari turchi.

L'inchiesta della procura genovese era partita dalle dichiarazioni di un ufficiale del cargo che aveva detto di aver visto cingolati e armi nella stiva sorvegliati da militari turchi. Il marittimo vive ora in una località protetta dopo avere chiesto asilo politico. L'ufficiale era stato sentito più volte dagli investigatori della Digos, della polizia di frontiera e della Capitaneria di porto, coordinati dai pm della Dda Marco Zocco e Maria Chiara Paolucci. L'uomo aveva detto che il cargo avrebbe trasportato mezzi dotati di radar e jeep con cannoni anticarro, ma anche mitra e razzi. Il carico degli armamenti, in violazione del cessate il fuoco, sarebbe stato fatto nel porto turco di Mersin con una deviazione non prevista dalla rotta. Il marittimo ha anche svelato che i militari turchi, alcuni forse dei servizi segreti, avrebbero detto all'equipaggio di mentire sulla sosta in Libia: quello scalo, gli sarebbe stato «suggerito», era dovuto a una avaria. I viaggi del cargo sarebbero stati almeno tre. Per non farsi scoprire, il capitano avrebbe spento il sistema satellitare rendendo di fatto la Bana una «nave fantasma». Il materiale bellico imbarcato nel porto turco sarebbe stato scaricato a Tripoli. Per la procura genovese ci sarebbe stata anche una matrice «politica» della Turchia.
Lo scorso 30 gennaio la Bana era stata intercettata dalla marina militare francese che aveva confermato come la nave fosse scortata da due fregate turche.

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