Terminalisti, Costa cerca l’alleanza con Savona

Genova - Dal 30 giugno Beppe Costa ha preso il testimone di Gilberto Danesi alla presidenza della sezione Terminal operator di Confindustria Genova. È un momento delicato per la portualità, e Costa si trova subito sul tavolo il dossier delle tariffe per il lavoro portuale. Nei giorni scorsi il console della Compagnia Unica, Antonio Benvenuti ha evocato un prossimo incontro proprio con Costa per discutere di un adeguamento delle tariffe

di Alberto Ghiara

Genova - Dal 30 giugno Beppe Costa ha preso il testimone di Gilberto Danesi alla presidenza della sezione Terminal operator di Confindustria Genova. È un momento delicato per la portualità, e Costa si trova subito sul tavolo il dossier delle tariffe per il lavoro portuale. Nei giorni scorsi il console della Compagnia Unica, Antonio Benvenuti ha evocato un prossimo incontro proprio con Costa per discutere di un adeguamento delle tariffe che consentirebbe alla stessa compagnia di chiudere il bilancio 2019 in pareggio: «L’ultimo accordo firmato - ricorda Costa - prevedeva che sarebbe stato l’ultimo contributo di questo tipo da parte dei terminalisti. Io allora non ero presente alla firma, perché la mia azienda (Saar depositi portuali, ndr) non utilizza il servizio della Culmv. L’ho riletto ora, l’accordo esiste, è indubbio. Ma non posso ancora dire quale sarà la posizione dell’associazione, se l’accordo potrà o meno essere rivisto. Devo prima sentirmi con gli associati; l’incontro con loro non avverrà più tardi della seconda settimana di settembre. Devo parlare con i miei colleghi. Appena possibile affronteremo insieme il problema, cui si sta interessando anche l’Autorità di sistema».

Il tema Compagnia non è l’unico. In un mondo molto frammentato, almeno sotto il profilo associativo, come quello dello shipping, una delle ambizioni di Costa sarebbe quella di fare sistema con i terminal di Savona: «I terminalisti dei due porti di Genova e Savona, nonostante facciano riferimento ormai a un’unica Authority, sono divisi in due associazioni, ognuna delle quali si occupa di quanto accade nel proprio territorio. Durante il mio mandato mi riprometto di lavorare per trovare un punto d’unione». Ma intanto, bisogna fare i conti con la crisi del coronavirus: Costa non ha ancora sulla scrivania i dati ufficiali, ma «sicuramente siamo preoccupati. Abbiamo avuto un’emergenza drammatica sulle autostrade, speriamo sia davvero alle spalle. Non so di chi sia la responsabilità, se di Aspi o del ministero. Da cittadini constatiamo che chi aveva la responsabilità di evitare quello che è avvenuto fra luglio e agosto non lo ha fatto: code mostruose, trasportatori che hanno privilegiato altri porti. Dobbiamo recuperare affidabilità, anche nei confronti degli operatori esteri». In agenda c’è quindi anche la conta dei danni: «Il ministero - spiega Costa - ha assicurato che arriveranno i risarcimenti. Da quello dipenderà il nostro futuro come porto, sia per quanto riguarda i terminal sia per la Compagnia. Subito dopo l’incontro dei terminalisti vedrò il console e anche il presidente dell’Adsp, Paolo Signorini, parte attiva e uno dei firmatari dell’accordo dello scorso anno». All’ordine del giorno anche il taglio dei canoni, una delle misure a sostegno della portualità previste dal governo per tamponare il calo dei traffici: «Stiamo aspettando - spiega Costa - una risposta da Palazzo San Giorgio. So che a fine luglio mancava un’indicazione da parte del ministero. Alcune fatture ridotte sono arrivate, ma a macchia di leopardo. Mancano i terminal maggiori».

Senza contare l’aspetto infrastrutturale interno al porto: Costa applaude il piano degli investimenti di Signorini, ma invita l’Authority a discutere sul fronte degli interventi, specie quelli che possono influire direttamente sull’operatività, come il grande cantiere per il rifacimento della sopraelevata portuale.

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