Pessina (Assagenti): "Genova deve saper cogliere la sfida della digitalizzazione" / IL COLLOQUIO

«L’auspicio - afferma - è che il Recovery fund non diventi oggetto di contrapposizione politica, molto spesso ho difficoltà a far capire agli armatori esteri il perché di scelte che vengono fatte soltanto in Italia»

di Alberto Ghiara

Genova - Il porto di Genova "deve cogliere l’occasione della digitalizzazione per non prendere la strada dell’oblio. Può diventare un centro di servizi per tutto il Mediterraneo, funzione che prima della digitalizzazione non era possibile", spiega Paolo Pessina, dal 29 giugno scorso presidente di Assagenti, associazione di agenti marittimi e broker genovesi. Non lo preoccupa la ristrutturazione degli organici avviata da Maersk a livello internazionale e che potrebbe toccare anche Genova: «È un fenomeno che interessa solo questa compagnia. Non abbiamo segnali simili da altri gruppi, il settore non è assolutamente in crisi». Pessina, manager di Hapag Lloyd, ha preso le redini dell’associazione in un momento di forte difficoltà del porto. L’assemblea che lo ha eletto avrebbe dovuto riunirsi lo scorso 22 aprile, in pieno lockdown per il Covid-19, e per questo è slittata al 29 giugno. Adesso spiega che queste difficoltà possono tramutarsi in opportunità, se verranno fatte le scelte giuste, in particolare sull’utilizzo del Recovery fund: «marketing territoriale», per valorizzare le opere in programma o in via di realizzazione, dalla diga al Terzo valico; «ultimo miglio ferroviario», diventato imprescindibile; e appunto «digitalizzazione», che «porterà lavoro qualificato, di analisi dei dati, per i giovani genovesi» in via di formazione o in cerca di occupazione.

«L’auspicio - afferma - è che il Recovery fund non diventi oggetto di contrapposizione politica, molto spesso ho difficoltà a far capire agli armatori esteri il perché di scelte che vengono fatte soltanto in Italia». Pessina è il primo presidente degli agenti marittimi genovesi a rappresentare una grande compagnia internazionale, senza legami con l’imprenditoria locale, testimonianza di un cambiamento avvenuto in questi anni nello shipping italiano, sia in banchina sia nell’indotto portuale. È una caratteristica che da un lato gli permette di avere una visione ampia e di aprire prospettive finora impensate per Genova. Ma gli fa anche condividere l’insofferenza e l’imprevedibilità che caratterizzano il mondo dello shipping internazionale, con i traffici pronti a spostarsi rapidamente dove le condizioni sono migliori. Non a caso il neo-presidente degli agenti marittimi ricorda due recenti fenomeni che dimostrano proprio questo. Il primo è il calo del prezzo del petrolio, che ha spinto le compagnie a evitare Suez e dirottare le navi verso il Sud Africa; il secondo è l’aumento del costo del lavoro in Cina che sta favorendo il ritorno di alcune attività produttive in Europa e America. «Le imprese sanno adattarsi rapidamente», afferma. Per questo al primo posto fra le soluzioni per Genova Pessina mette il marketing territoriale. «Quando il sindaco Marco Bucci - ricorda - ha visitato la sede di Assagenti, ha ribadito l’importanza di diga e Terzo valico. Ma per fare in modo che questo opere vengano utilizzate pienamente occorre un marketing territoriale notevole. Certamente i paesi del Nord Europa non permetteranno facilmente che le merci passino da Genova. Occorre saper vendere il porto: quelli che sono competitor oggi lo saranno anche domani, quando le opere saranno concluse. Per questo occorre che amministrazione pubblica e imprese lavorino insieme».

L’appello alla collaborazione si è fatto più pressante dopo il collasso del traffico autostradale di quest’estate, che Pessina attribuisce a una «mancanza di coinvolgimento degli operatori genovesi. Lavori di verifica delle infrastrutture come quelli che hanno interessato le autostrade liguri vanno concordate. Invece abbiamo dovuto arrivare a un incontro-scontro con il ministro De Micheli per poter essere ascoltati». L’utilizzo delle risorse del Recovery fund sarà un banco di prova in questo senso. «Spero che si risolva la carenza di aree per stoccare i container vuoti, che devono essere messi a disposizione della merce. Il retroporto di Genova non può essere un hub oltre Appennino, la merce non è disposta a pagare il raddoppio dei costi che questo comporterebbe. Occorre sviluppare il nodo ferroviario di ultimo miglio e trovare aree per i vuoti. Il sindaco Bucci ha detto che le aree di Ilva non utilizzate devono tornare alla città. Credo che questa sia la strada più intelligente per il porto. Se arrivano soldi pubblici, cerchiamo di investire qui». —

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