Rossi (Assoporti): «Ecco le priorità per la ripresa» / INTERVISTA

Genova - «Questo è un momento drammatico e eccezionale e non sappiamo che cosa ci aspetta in futuro», afferma Daniele Rossi, presidente di Assoporti. Oggi, mercoledì 30 settembre, l’associazione si riunisce in assemblea

di Alberto Ghiara

Genova - «Questo è un momento drammatico e eccezionale e non sappiamo che cosa ci aspetta in futuro», afferma Daniele Rossi, presidente di Assoporti. Oggi, mercoledì 30 settembre, l’associazione si riunisce in assemblea alla Stazione Marittima di Napoli, nel quadro della Naples shipping week.

Qual è la situazione dei porti italiani?
«Con l’assemblea coglieremo l’occasione per un’analisi del contesto, fare un bilancio e capire gli effetti di ciò che è successo nei mesi scorsi. E’ importante sapere se la risposta all’emergenza è stata quella giusta e se ci siamo preparati per il futuro. I miei colleghi porteranno le proprie esperienze da cui trarremo indicazioni operative».

Un aiuto arriverà dal Recovery fund, legato a interventi green e di innovazione. Com’è la situazione dei porti italiani dal punto di vista ambientale?
«Il concetto di ambiente è sempre più ampio. Dire che i porti italiani sono attrezzati non sarebbe corretto, ma hanno un atteggiamento aperto verso le mille sfide ambientali che si stanno ponendo a livello internazionale. Hanno bisogno di essere sostenuti in questo impegno. Quella attuale è un’occasione irripetibile».

Assoporti ha proposte per l’utilizzo dei fondi?
«Le indicazioni che arrivano dall’Europa per quanto riguarda l’ambiente riguardano digitalizzazione, ferrovie, cold ironing: si tratta di indicazioni efficaci. La procedura con l’Europa è gestita dal ministero delle Infrastrutture, con cui dialoghiamo e che conosce le esigenze infrastrutturali degli scali. Credo che non si debba puntare sull’aumento della capacità dei porti in termini quantitativi. Spazi e strutture sono più che sufficienti. Quello su cui è urgente intervenire sono le connessioni, materiali e immateriali. Dobbiamo preoccuparci dei retroporti, perché abbiamo spazi a disposizione che non vengono sfruttati per le loro potenzialità perchè irraggiungibili. E dobbiamo investire in banda larga e trasmissioni dati. Il Recovery fund è un’occasione anche per quelle infrastrutture portuali che altrimenti non si potrebbero realizzare: ma devono essere pochi interventi mirati. Per quanto riguarda i dragaggi, invece, credo che sia soprattutto un problema di semplificazione».

A questo proposito, che cosa pensa del decreto Semplificazione?
«Mi pare che compia passi importanti, è l’inizio di un percorso, adesso occorre proseguire e andare oltre la semplificazione del codice appalti, occupandosi anche del codice ambientale. Dobbiamo trovare la forma per rendere possibili i dragaggi, naturalmente senza eludere le norme e tutelando l’ambiente marino. Dobbiamo tutti insieme trovare una formula che, con l’utilizzo della tecnologia, consenta di garantire la competitività dell’Italia. Corriamo il rischio enorme di perdere potenzialità di sviluppo e di traffici, se non riusciamo a garantire accessibilità ai nostri porti più importanti».

Dove altro occorre intervenire?
«Sulla ripartenza dell’attività turistica e delle crociere. Questo settore significa molto per il Paese. Occorre velocizzare gli interventi e dare certezze agli operatori. La programmazione delle compagnie di crociera avviene su scala biennale. Non è importante soltanto l’oggi, ma si deve dare la certezza di poter gestire la situazione fra uno o due anni».

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