Gallozzi: "L'ottimismo ci spinge a investire sul futuro" / L'INTERVISTA

"L’ottimismo è indispensabile per porsi sempre traguardi molto ambiziosi. Lo scorso 14 agosto è sbarcata a Salerno la nuova Liebherr Lhm 800 Hr già entrata in funzione. È la maggiore gru al mondo nel suo genere, progettata per assicurare le più veloci performance"

di Bianca d'Antonio

Salerno - Agostino Gallozzi è il presidente dell’omonimo gruppo che a Salerno detiene la maggioranza azionaria nonché la gestione del Salerno Container Terminal, l’infrastruttura che movimenta la quasi totalità del traffico container nello scalo campano.

In un’intervista di giugno lei era ottimista: illustrava gli investimenti, dall’acquisto di una gru Liebherr all’assunzione di nuovi dipendenti, all’ambizioso progetto di un terminal a emissioni zero. Eravamo in piena pandemia da coronavirus. È ancora così ottimista?
«Certamente, l’ottimismo è indispensabile per porsi sempre traguardi molto ambiziosi. Lo scorso 14 agosto è sbarcata a Salerno la nuova Liebherr Lhm 800 Hr già entrata in funzione. È la maggiore gru al mondo nel suo genere, progettata per assicurare le più veloci performance (primato raggiunto in Sct: 180 contenitori movimentati in sei ore). Capace di garantire l’operatività a navi da 15 mila container di portata, ha la torre principale alta 60 metri e uno sbraccio in grado di raggiungere a bordo 22 contenitori in larghezza. È seconda e quarta macchina Liebherr di questa generazione in esercizio presso la Sct, che dispone ora di sette gru operative. Con il suo arrivo si completa la fase di nuovi investimenti (30 milioni di euro) realizzati negli ultimi 24 mesi: quattro gru, 10 semoventi di piazzale, 12 motrici e trailer portuali, una nuova sala di controllo. Il piano non si ferma qui. A marzo avremo i primi varchi completamente automatici per l’ingresso al terminal. Confermo inoltre la partenza dell’ambizioso programma di “terminal a emissioni zero” con la conversione, tra cinque anni, di tutte le macchine, non solo le gru, alla totale funzionalità elettrica».

Quali i numeri conquistati da Sct ed in genere dallo scalo salernitano?
«I dati del traffico, in controtendenza rispetto all’andamento nazionale colpito dalla crisi legata al Covid 19, sono positivi. Nel periodo gennaio-luglio 2020 Sct ha movimentato 180 mila teu, pari all’80% del traffico del porto di Salerno e a una crescita del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. La crescita ha incoraggiato nuove assunzioni e 15 giovani, in piena fase lockdown, hanno trovato lavoro presso il terminal, portando a 220 gli addetti diretti della società e a circa 400 gli occupati del gruppo Gallozzi, che si conferma il maggiore datore di lavoro privato della città di Salerno».

Pensa che la persistenza del Covid possa cambiare le cose e imprimere uno stop ai traffici?
Non credo a un fermo dei traffici, ma urge un cambio di rotta: le capacità produttive sono rimaste intatte e pronte alla ripresa, ma ciò non basta. Urge piuttosto valutare cosa accadrà sul versante dei consumatori e dei vari mercati del mondo. Il mantenimento dei redditi da destinare ai consumi è legato sia alla evoluzione dei livelli occupazionali, che alla componente psicologica che vede la spesa crescere rispetto alle cose essenziali per vivere (è il caso delle nostre esportazioni di agroalimentare) e decrescere rispetto a beni non considerati di primaria necessità (per esempio, le produzioni del tessile). Questo ci fa comprendere quanto le economie del mondo siano oggi assolutamente interconnesse e condizionate dal rapporto fra produttori e consumatori, che non si esaurisce all’interno di un singolo Stato, ma identifica la dimensione vera della globalizzazione».

La logistica che ruolo ha nello sviluppo della portualità campana?
«La logistica assume sempre più un ruolo fondamentale, evolvendo dal vecchio teorema del just in time a quello che io chiamo il winning time. La capacità cioè di vincere la sfida competitiva tra produttori nell’intercettare nel momento giusto il consumatore nel mondo, che offra il più alto valore aggiunto. La Campania, da questo punto di vista, ha una lunga tradizione di internazionalizzazione delle proprie produzioni. È quindi corretto affermare che il ruolo della logistica sia assolutamente centrale non solo rispetto allo sviluppo industriale, integrando siti di produzione con aree di consumo geograficamente molto distanti, ma anche rispetto allo sviluppo della portualità, che è il principalepunto di connessione con il mondo. Nel nostro Paese c’è ancora da intervenire per migliorare la connettività tra i porti e le aree interne».

Lei ha ottimi rapporti commerciali con la Cina: che ne pensa della notizia sulla schedatura, per conto di Pechino, di nomi di persone che lavorano per i porti italiani di Trieste, Genova e Civitavecchia? Esiste il pericolo di una colonizzazione da parte del gigante giallo con ripercussioni sui traffici?
«Non servono commenti: la schedatura di persone, ovunque esse siano, è un fatto assolutamente esecrabile. Ma al di là di questo, è necessario comprendere le dinamiche degli investimenti cinesi nelle infrastrutture. La Cina è probabilmente oggi l’unico grande Paese che riesce a pianificare, elaborare e realizzare una complessiva e organica visione strategica di lungo periodo. È un immenso Paese manifatturiero che punta a intercettare nel modo più efficace possibile i consumatori nel mondo con capacità di spesa. La Cina cerca investimenti diretti nelle infrastrutture, così da contare su una gestione più competitiva della distribuzione delle proprie merci, conquistare mercati ad alto valore aggiunto, dove affermare prodotti con marchio cinese, anche di qualità. Credo sia quindi riduttivo parlare di colonizzazione e ripercussione sui traffici. Dovremo invece essere pronti a confrontarci con modelli nuovi, mettendo in atto politiche e strategie atte a rilanciare il sistema-Italia, sempre più proiettato verso l’ internazionalizzazione».

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