Mastellone: "Opere in porto, Napoli ha bisogno di continuità" / L'INTERVISTA

"Penso e spero vivamente che non ci sia un secondo periodo di chiusure forzate. Il primo ha inferto alla nostra economia un danno gravissimo con la caduta di tutti gli indicatori"

di Bianca d'Antonio

Mapoli - Da Andrea Mastellone riconfermato quest’anno presidente di Assoagenti Napoli, contitolare dell’agenzia marittima Marinter, già alla guida degli agenti marittimi partenopei dal 2012 al 2016, arriva uno sguardo sul futuro della portualità campana e dell’associazione degli agenti marittimi pur in questo clima di enorme incertezza.

Come stanno reagendo gli agenti a questa seconda ondata di contagi, con il coronavirus che sta ancora girando? Secondo lei continueranno gli effetti negativi anche se un minimo di ripresa era già iniziato?
«Penso e spero vivamente che non ci sia un secondo periodo di chiusure forzate. Il primo ha inferto alla nostra economia un danno gravissimo con la caduta di tutti gli indicatori. Ora, seppur a fatica, si sta cercando di ritornare a una certa normalità, e la produzione sta tentando di riprendere i volumi pre-Covid: lo dimostrano gli ultimi dati dei volumi realizzati nella portualità italiana che manifestano i segnali di leggera ripresa verificatisi a maggio e giugno 2020. Un secondo lockdown, come paventato dai virologi, sarebbe una vera sciagura con conseguenze drammatiche sulla nostra economia che ha bisogno, per poter sopravvivere, di un forte sostegno alla domanda di consumi».

Quali tipologie di traffici ne hanno maggiormente risentito, e quali invece i più risparmiati?
«I settori maggiormente colpiti sono stati quelli collegati al turismo e alla mobilità di cabotaggio dei viaggiatori. Le crociere hanno realizzato un -90% nel semestre, mentre si è toccato un -65% per i viaggiatori sui traghetti operativi nei collegamenti interregionali e internazionali, e -40% per quelli sui traghetti a corto raggio» .

I porti della Campania come hanno risposto?
«Nel complesso meglio di altri porti nazionali confrontando il primo semestre 2020 con l’analogo periodo del 2019. Se infatti i crocieristi e i passeggeri dei traghetti sono crollati secondo i valori delle medie nazionali, le merci hanno reagito meglio di altri sistemi portuali. In particolare il settore alimentare ha mantenuto i valori pre-Covid sia alle importazioni di materia prima che alle esportazioni t di prodotto finito (pasta alimentare, conserve, olio...)».

C’erano alcune provvidenze che lo stato non ha messo in campo e che avrebbero limitato i danni del settore?
Lo Stato ha messo in campo le disponibilità che aveva, considerando anche la difficile situazione dei nostri conti pubblici. Le aziende in difficoltà appartenenti al nostro settore hanno ricevuto l’erogazione degli ammortizzatori sociali a sostegno dell’occupazione e anche per le attività terminalistiche portuali sono state previste agevolazioni. Purtroppo non è stato fatto nulla per le aziende armatoriali in difficoltà. La Cassa depositi e prestiti che si è resa protagonista di salvataggi di aziende in crisi in altri settori non è stata autorizzata a intervenire per salvare alcune realtà armatoriali, soprattutto del Mezzogiorno».

A fine anno scade il mandato del presidente dell’Autorità di sistema potuale campana, Pietro Spirito, così come di molte altre Authority. Ci saranno ripercussioni?
«È fondamentale che il percorso intrapreso in questo quadriennio abbia una sua continuità nel solco dell’ottimo lavoro compiuto e nel rispetto delle tempistiche del piano operativo. Sarà necessaria l’autorevolezza e la competenza nel reclamare quanto spettante per le opere portuali ritenute indispensabili nell’ambito dei fondi che verranno erogati attraverso il Recovery Fund Program».

A che punto è la revisione della vostra legge professionale? È la ricetta vincente per la vostra categoria?
«Purtroppo siamo fermi causa Covid. Era stata indetta una riunione a Roma al ministero dei Trasporti a marzo poi annullata per la pandemia. La legge che regola la nostra attività risale al 1977 e giocoforza deve essere adeguata ai tempi. Aspiriamo a rinforzare il riconoscimento del ruolo pubblicistico della nostra professione».

L’agente marittimo ha un futuro o dovrà subire una trasformazione?
«Dovrà subire una trasformazione attraverso fusioni fra aziende, per razionalizzare l’offerta di servizi agenziali sul mercato e realizzare sinergie in grado di ridurre i costi. Anche lo spettro operativo di impresa dovrà per forza allargarsi ad altre attività logistiche, non potendosi ridurre alla sola funzione di raccomandatario marittimomercato e realizzare sinergie in grado di ridurre i costi. Anche lo spettro operativo di impresa dovrà per forza allargarsi ad altre attività logistiche, non potendosi ridurre alla sola funzione di raccomandatario marittimo».

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