Dal terminal di Vado Ligure a Livorno: la battaglia dei container entra in porto / FOCUS

Genova - La "Msc Sena", con quel nome così simile alla città che la ospita oggi in porto, è già il simbolo di un cambiamento epocale non solo per Genova, ma per buona parte degli scali italiani

di Simone Gallotti

Genova - La "Msc Sena", con quel nome così simile alla città che la ospita oggi in porto, è già il simbolo di un cambiamento epocale non solo per Genova, ma per buona parte degli scali italiani. La prima nave a Calata Bettolo, per quanto piccola, segna comunque l’avvio di un processo di cambiamento che coinvolge tutte le banchine dell’Alto Tirreno. Un domino le cui tessere partono da Livorno e arrivano sino a Vado, passando per La Spezia e appunto Genova. Sono serviti 15 anni e una spesa complessiva di oltre 200 milioni di euro per vedere operativa la banchina genovese, ma per i piani di Msc non basta: la diga è troppo vicina per i mega cargo che Gianluigi Aponte vuole portare a Genova e tra i tempi di progettazione e costruzione dell’opera, Bettolo potrebbe diventare un grande terminal magari tra 15 anni.

Le dimensioni sono forzate e ieri la Capitaneria ha dato via libera all’ingresso delle navi da 200 metri di lunghezza, per quelle da quasi 300 metri la strada è in discesa. Sulla larghezza invece sembrano tutti d’accordo: con 32 metri non c’è intralcio al traffico. La “Sena” può trasportare 2.500 teu e ieri ha caricato i container in export per Gioia Tauro e poi per il Mar Nero. A Bettolo contano in questa prima fase di arrivare a 150 mila contenitori ogni anno, ma a regime saranno 800 mila. In quel momento ci sarà l’apice della trasformazione del porto: Msc avrà un terminal poderoso e completerà una parte importante del piano di espansione, dopo la quota nel terminal Rinfuse (con Spinelli) e quella con i Messina nell’ultimo lembo delle banchine di Sampierdarena.

Servono ancora due mosse: la nuova diga da un miliardo - che consentirà di realizzare una banchina unica lungo tutto il porto – e forse un trattato di pace con Psa per l’utilizzo del Sech. Msc si allarga a Sampierdarena e Psa continua a gestire il terminal più grande a Pra’. Ecco dove sta la vera rivoluzione: dei tanti operatori, adesso sono rimasti due soli colossi. In mezzo c’è ancora Aldo Spinelli, alleato di Msc in un terminal. Se lo sguardo si allarga a Ponente, c’è l’alleanza tra i cinesi di Cosco e i danesi di Apm (gruppo Maersk) per la piattaforma di Vado. Il conto dice che Genova potrà mettere sul mercato quasi quattro milioni di teu, Savona poco meno di un milione. Si arriva facilmente alla metà dell’attuale traffico container movimentato ogni anno in tutta Italia in un tempo non così lontano: «Abbiamo realizzato le infrastrutture a mare e rischiamo adesso di avere una sovracapacità in tutto il Tirreno perché ci siamo dimenticati della logistica - spiega Enrico Ascheri della Filt Cgil -. È con quella che dobbiamo rubare traffico ai porti del Nord Europa».

Un rischio concreto anche per Roberto Gulli (Uil Trasporti): «Ci sarà già un problema di overcapacity nel breve periodo, ma dobbiamo essere attrattivi come sistema Paese: Genova deve puntare anche sulla velocità delle pratiche doganali». La Spezia è un’altra roccaforte di Msc e anche a Livorno la compagnia ha una bandierina. Con la Darsena Europa, nell’Alto Tirreno ci sarà spazio per almeno altri quattro milioni di teu. Così quattro scali saranno pronti a offrire sul mercato poco meno del totale dell’attuale traffico italiano. Msc ha un enorme vantaggio: non ha solo i terminal, ma anche le navi. E sarà Aponte a decidere dove mandare la merce. Difficile pensare non scelga le proprie banchine.

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