Imprese, focus sui porti: «La riforma va ultimata»

Genova - Industria e logistica chiedono al governo di ultimare la riforma portuale del 2016, proprio dove il legislatore a suo tempo era intervenuto di più, nella governance. L’occasione è il bilancio di mandato di Pino Musolino

di Alberto Quarati

Genova - Industria e logistica chiedono al governo di ultimare la riforma portuale del 2016, proprio dove il legislatore a suo tempo era intervenuto di più, nella governance. L’occasione è il bilancio di mandato di Pino Musolino, oggi commissario e prima presidente dell’Autorità di sistema portuale di Venezia, che ieri ha organizzato un webinar sull'applicazione della legge Delrio, moderato da Alessandro Panaro, responsabile servizio Maritime & Energy di Srm, il centro studi e ricerche sul Mezzogiorno di Intesa Sanpaolo. Natale Mazzuca, vicepresidente di Confindustria per l’Economia del mare, sottolinea «l’isolamento della comunità portuale» dopo la soppressione dei comitati portuali, sostituiti dai comitati di gestione. Inoltre, a quattro anni di distanza, finito il primo giro dei mandati dei presidenti delle Adsp, è la promessa semplificazione amministrativa a essere lontana dalla sua realizzazione, così come, sottolinea Mazzuca, «la visione manageriale-strategica» che con la riforma avrebbe dovuto guidare gli enti portuali, che sempre negli auspici della norma, si sarebbero dovuti muovere come una cosa sola.

Invece, al sistema italiano, «manca ancora una visione politica unitaria, nonostante le potenzialità uniche, rimanendo ancorato a logiche localistiche, che occorre superare. La portualità nazionale, per sfruttarne appieno le potenzialità in tutte le sue diverse caratterizzazioni deve essere infatti vista come un unicum per generare efficienza e forza competitiva». Un modo per evitare questo scollamento, come sottolinea Luigi Merlo - presidente di Federlogistica-Conftrasporto, già parte attiva nella scrittura della nuova legge - potrebbe essere una modifica dei comitati di gestione: a rappresentare il Comune e la Regione nei board delle Adsp, «dovrebbero esserci direttamente sindaci e governatori - dice Merlo - o in subordine gli assessori competenti». Questo, nell’ottica di Merlo, servirebbe a far recuperare la centralità dell’Adsp tra le istituzioni principali dello Stato sul territorio, insieme «all’estensione del mandato del presidente a cinque anni. Quattro anni sono troppo pochi: in origine il mandato era di cinque, proprio perché il presidente del porto doveva avere un periodo a disposizione pari a quello del sindaco. Fu portato a quattro quando anche il mandato del sindaco fu ridotto a quel periodo, ma quando si tornò a cinque, i porti rimasero indietro».

In effetti, dice Pino Musolino, che ha messo online sul sito del porto il suo bilancio di mandato, ragiona che di «tre anni e mezzo di mandato, due mi sono stati scrippati per l’accorpamento tra Venezia e Chioggia». La cinghia di trasmissione per non isolare i porti da ciò che li circonda c’è, così come lo strumento per coordinarli: sono scritti nella legge, ma ampiamente disattesi. Il primo è l’organismo di parternariato della Risorsa mare, tecnicamente presente in ogni Adsp ma raramente convocato, il secondo è il tavolo nazionale di coordinamento delle Authority, che come ricorda Guido Nicolini, presidente di Confetra, è stato in sostanza convocato una sola volta.

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