Genova, portuali di Intempo fermi

Genova - A pagare il conto del coronavirus nel porto di Genova non ci sono solo i lavoratori della Compagnia Unica, che entro fine novembre deve chiudere piano industriale e bilancio, e che arriverà a fine anno con circa 50 mila giornate lavorate in meno - di cui solo 39 mila coperte dal dl Rilancio, motivo per cui l’Autorità di sistema portuale ipotizza, mediante intervento parlamentare, un’estensione delle coperture per i mancati avviamenti

di Alberto Quarati

Genova - A pagare il conto del coronavirus nel porto di Genova non ci sono solo i lavoratori della Compagnia Unica, che entro fine novembre deve chiudere piano industriale e bilancio, e che arriverà a fine anno con circa 50 mila giornate lavorate in meno - di cui solo 39 mila coperte dal dl Rilancio, motivo per cui l’Autorità di sistema portuale ipotizza, mediante intervento parlamentare, un’estensione delle coperture per i mancati avviamenti, che sin qui ammontano a 3,5 milioni.

Se i camalli sono quasi fermi, bloccati del tutto sono i lavoratori somministrati (ex interinali) della Intempo, 100 persone che nel 2020 hanno lavorato non più di 5-6 giorni al mese: «Il contratto, a termine - ricorda Laura Tosetti, segretario generale della Nidil Cgil di Genova - è in scadenza il 31 dicembre, dopo essere stato rinnovato più volte, l’auspicio è quello di un rinnovo, ma la trattativa non è ancora iniziata». Sono lavoratori specializzati, che provengono da altri rami della logistica, con titoli abilitanti per esempio nella movimentazione di gru, escavatori, tir. Sono essenzialmente addetti alle ralle, le macchine che in porto movimentano i container sul piazzale. L’ultima grande tornata di assunzioni Intempo è avvenuta in concomitanza con i numerosi record di traffico del Psa Terminal di Pra’ a partire dal 2017. I sindacati dei lavoratori somministrati, unitariamente, (Tosetti con Simone Mara della Felsa Cisl e Roberta Cavicchioli della Uiltemp) stanno studiando la possibilità di avviare percorsi formativi per specializzare queste figure in altri settori del lavoro portuale, nella prospettiva in futuro di poter essere assunti negli organici dei terminalisti: «Questi lavoratori - dice Roberto Gulli, segretario generale Uiltrasporti Genova - dovrebbero essere i primi, nel caso si aprissero delle prospettive in questo senso».

Il contratto prevede un’indennità tra 500 e 700 euro al mese per le giornate non lavorate, non da fondi pubblici ma da fondi di categoria. Previsti dall’articolo 17 della legge portuale, i somministrati subentrano ai lavoratori Culmv, su chiamata della stessa Compagnia, quando si manifesti l’impossibilità dei soci a prestare servizio: per esempio se arrivano in porto più grandi navi insieme, oppure nei turni di notte o in estate.

La Culmv, che per legge non può più assumere, ha su un organico di 930 persone, 104 che per motivi diversi sono diventate inidonee alla prestazione del servizio in banchina (ad esempio dopo incidenti). Una quota piuttosto ampia è composta da lavoratori generici, portabagli (da soli hanno perso 15 mila giornate di lavoro con la chiusura delle crociere), addetti al rizzaggio e derizzaggio: di conseguenza, in situazioni di traffico normale, la richiesta di rallisti è consistente, mentre in questo periodo è ferma, dovendo la Compagnia far lavorare prima i soci e solo in un secondo tempo i somministrati: «A Genova, nel settore dei trasporti - ricorda Mauro Scognamillo, segretario generale Fit Cisl Liguria - le situazioni di precariato sono diverse, non dimentichiamo oltre a Intempo i contact center di Costa Crociere, e in misura minore, di Gnv».

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