Terminal crociere nel porto di Genova, gelo sul piano Costa

Genova - Insieme per gestire un pezzo dell’Hennebique, «perché in fondo già lo fanno quasi ovunque in Italia». Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Authority di Genova e Savona, prova a favorire l’intesa tra Msc e Costa Crociere e sul tavolo mette l’ex silos granaio del capoluogo, al centro di un’operazione di riqualificazione. Culmv, dura lettera di Confindustria all'Adsp

di Simone Gallotti

Genova - Insieme per gestire un pezzo dell’Hennebique, «perché in fondo già lo fanno quasi ovunque in Italia». Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Authority di Genova e Savona, prova a favorire l’intesa tra Msc e Costa Crociere e sul tavolo mette l’ex silos granaio del capoluogo, al centro di un’operazione di riqualificazione: «Il ragionamento è semplice: la Stazione Marittima ha bisogno di essere potenziata e in quell’edificio c’è molto spazio: il gruppo Vitali che ha ottenuto la concessione ha a disposizione 45 mila metri quadri e certamente può trovare posto il nuovo terminal passeggeri dedicato alle crociere. Ecco perché con la Regione e il Comune abbiamo pensato di proporre questo percorso».

LA PROPOSTA DI PACE
I due colossi delle crociere, nelle intenzioni di Signorini, dovrebbero mettersi insieme a gestire la nuova Stazione Marittima. Lo scopo è sterilizzare i conflitti tra le due compagnie dopo l’annuncio di Costa di voler realizzare a Calata Gadda il proprio terminal, e razionalizzare così gli spazi in porto. Per Costa l’offerta prevede la gestione in coabitazione con i concorrenti e «la disponibilità complessiva di sei accosti: se contiamo Ponte Colombo, Doria e Ponte dei Mille c’è spazio per tutti» spiega Signorini.

In particolare, la banchina dedicata al nuovo terminal sarebbe quella che sorge sul lato di Levante della Stazione Marittima. «Con il piano triennale dei lavori sistemeremo e allungheremo l’accosto e così consentiremo l’accesso anche alle grandi navi». Da lì i passeggeri di Costa e Msc entreranno nel nuovo terminal crociere alla base dell’Hennebique.

L’IRA DI COSTA
A quanto risulta al Secolo XIX-the MediTelegraph il presidente Signorini insieme al governatore Giovanni Toti e al sindaco Marco Bucci, ne avrebbero già parlato con la compagnia. E lo conferma lo stesso numero uno dell’Authority. Ma ieri il gruppo è stato colto di sorpresa.

Costa vuole realizzare il nuovo terminal a Calata Gadda, dove ora operano le riparazioni navali. La nuova struttura verrebbe infatti realizzata insieme a San Giorgio del Porto, la società di Ferdinando Garrè con cui peraltro Carnival è in stretti rapporti. Il clima adesso è teso: a Costa non piace l’offerta ricevuta e per diversi motivi. Il primo, si fa notare nella sede del gruppo crocieristico, è il via libera formale incassato ad inizio luglio: «Ora, dopo soli tre mesi, si rimette tutto in discussione» ammette una fonte interna al progetto. Si cita anche una simulazione effettuata dalla compagnia che dimostrerebbe come l’accosto di Levante della Stazione Marittima sarebbe «tecnicamente inadeguato» ad accogliere le grandi navi.

E poi trapela irritazione perché Zena Cruise Terminal (la società che realizzerà l’approdo di Costa e che raduna insieme alla compagnia anche Costa Edutainement e San Giorgio del Porto) è andata avanti con la progettazione e sta per incaricare il main contractor. Ora si tratta solamente di capire se la compagnia avrà la forza di andare allo scontro frontale con i tre enti locali: Comune, Regione e Autorità portuale.

CAOS PER LA CULMV
Sul fronte crociere Signorini può contare su alleati decisivi. Probabile arrivi il soccorso di Piazza De Ferrari anche sulla Culmv. Soprattutto dopo la lettera che Confindustria ha inviato ieri al presidente del porto. Il tema è sempre l’aiuto ai camalli: i terminalisti, come ogni anno, provano a evitare di dover intervenire economicamente per salvare il bilancio della Culmv.

Questa volta però il tenore della lettera inviata a Signorini e firmata dal presidente dei terminalisti Beppe Costa, è durissima nei toni. Racconta di una riunione di mercoledì in cui i sindacati sarebbero arrivati perfino a minacciare «la Sua persona (Signorini, ndr) e a minacciare tutti noi se con urgenza non avessimo confermato la disponibilità all’ennesimo sostegno finanziario a prescindere». Gli operatori portuali manifestano il «totale disappunto» per la presenza dei sindacati a una riunione in cui avrebbero dovuto essere convocati solamente i terminalisti, i portuali e l’Authority. L’altro siluro è riservato al presidente e al segretario generale Marco Sanguineri.

E così dopo «surreali interventi dei rappresentanti delle OO.SS. che entravano a piedi uniti, con modi spesso arroganti e minacciosi» Signorini avrebbe rivolto un «invito pressante a chiudere la partita sic et simpliciter, per le difficoltà manifestate dal Presidente della Regione connesse alla situazione pandemica, con l’ulteriore proposito che Ella ha manifestato di coinvolgere Sua Eccellenza il Prefetto sulla questione». Con un colpo i terminalisti hanno colpito due volte. E ora anche Toti dovrà scendere in campo.

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