«Genova, biometano per navi e bus»

Genova - Il bio-metano ricavato dai rifiuti organici potrebbe essere una soluzione per alimentare, almeno in parte, la rete del trasporto pubblico locale nella Città metropolitana di Genova, così come le navi ormeggiate nel porto del capoluogo

di Alberto Quarati

Genova - Il bio-metano ricavato dai rifiuti organici potrebbe essere una soluzione per alimentare, almeno in parte, la rete del trasporto pubblico locale nella Città metropolitana di Genova, così come le navi ormeggiate nel porto del capoluogo. La proposta arriva dal Delegato al piano strategico della Città metropolitana, Claudio Garbarino: «La necessità di tagliare le emissioni del Tpl è legata agli obiettivi comunitari e del Piano urbano della mobilità sostenibile». Il Gnl è un’opzione realistica, che si incrocia con due prospettive industriali, la fusione Amt-Apt e l’estensione della gestione dei rifiuti da parte dell’Amiu a 31 Comuni del Genovesato. «Dagli studi fatti - dice Garbarino - l’elettrico sul Tpl sarebbe sostenibile solo sulla linea Portofino-Rapallo, l’ibrido tra Sestri e Carasco. L’uso del metano per i mezzi sarebbe certamente la soluzione più efficace, mentre l’idea del bio-metano costituirebbe un modo per rendere questa tecnologia non solo radicalmente meno inquinante rispetto ai combustibili tradizionali, ma in pratica a emissioni zero, anche nel suo processo di generazione». «Di questa idea - spiega Guido Barbazza, project director di Wartsila, a margine della due giorni “Il Gnl nel corridoio euro-mediterraneo e ruolo del sistema logistico di Genova e Liguria” promossa da Città Metroplitana e Regione Liguria e organizzata da ConferenzaGnl - avevo discusso quando ero a Trieste, col presidente del porto Zeno D’Agostino. Ma la città non aveva un bacino sufficientemente grande».

In ogni caso, dicono Garbarino e Barbazza, il tema del metano va prima di tutto illustrato ai primi stakeholder coinvolti, i cittadini. A differenza del Gpl «il gas naturale liquefatto è più leggero dell’aria e ha un rischio di esplosione remoto» spiega Tomaso Vairo (Arpal). Il problema è che l’Italia è indietro (il 99% dei rifornimenti alle stazioni di servizio Gnl arriva da Marsiglia, i primi depositi marittimi, a Ravenna, saranno pronti a metà 2021), la Liguria è quasi tabula rasa con zero stazioni di servizio, progetti per il rifornimento marittimo bloccati: eppure dove si semina, la pianta cresce veloce. Proprio alla Spezia è stato fatto il primo rifornimento di Gnl per nave da bettolina (proveniente dall’estero, nonostante il vicino rigassificatore di Panigaglia), e come ricorda Stefano Messina, presidente di Assamratori, da qui al 2027 il 20% delle 120 navi da crociera che arriveranno sul mercato saranno a Gnl, 400 navi a gas già circolano nei mari di tutto il mondo: «Opportunità e tecnologie sono già alla portata» commenta Barbazza.

Ma attenzione ai finanziamenti: Marco Campomenosi, della parlamentare Ue in commissione Trasporti (Lega), avverte che dal dibattito sul bilancio comunitario sta emergendo come i finanziamenti europei in determinati ambiti, «come proprio il Gnl, potrebbero scendere, non sulle navi ma sulle infrastrutture di rifornimento a terra, come emerge da un recente documento della Bei». Quanto al bioGnl, questo «merita un corretto posizionamento nel processo di revisione della direttiva europea sulle Energie rinnovabili» dice il presidente di Assogasliquidi-Federchimica Andrea Arzà.

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