Spinelli: «Psa-Sech? È un monopolio: già pronto il ricorso al Tar»

Genova - Tre fronti aperti sarebbero difficili da gestire per chiunque. Aldo Spinelli invece li affronta con naturalezza. Il dossier Psa-Sech finirà davanti al Tar: «Perché è incredibile che il nostro scalo venga consegnato mani e piedi a Singapore. Hanno voluto creare un monopolio e gli effetti non saranno negativi solo per noi, ma per tutti i terminalisti e per i lavoratori, in particolare per la Compagnia»

di Simone Gallotti

Genova - Tre fronti aperti sarebbero difficili da gestire per chiunque. Aldo Spinelli invece li affronta con naturalezza. Il dossier Psa-Sech finirà davanti al Tar: «Perché è incredibile che il nostro scalo venga consegnato mani e piedi a Singapore. Hanno voluto creare un monopolio e gli effetti non saranno negativi solo per noi, ma per tutti i terminalisti e per i lavoratori, in particolare per la Compagnia». Così sarà un tribunale amministrativo a decidere se la fusione approvata dall’Autorità di sistema portuale è legittima. E contro Palazzo San Giorgio è rivolto il secondo siluro: «Chiediamo 12 milioni di risarcimento» spiega netto il presidente del gruppo genovese. Perché l’Authority ha tolto un pezzo del terminal Rinfuse consegnandolo a Calata Bettolo e come contropartita aveva stabilito il tombamento di Calata Concenter.

Invece niente. L’unica arma rimane così la via giudiziaria, la stessa che l’imprenditore sta per utilizzare contro Autostrade: «Perché dopo il crollo del Morandi abbiamo messo a disposizione un ampio pezzo delle nostre aree dei magazzini Derna per realizzare in fretta la strada a mare, così i camion potevano arrivare in porto nonostante i disagi. Abbiamo rotto muri, demolito gli uffici, costruito la strada e asfaltato: lo abbiamo fatto per l’emergenza, ma ora ci aspettiamo che vengano ripagati gli ingenti costi che abbiamo sostenuto. Sono due anni che aspettiamo. Nonostante il caos derivato dal crollo del ponte non abbiamo licenziato nessuno, Derna adesso soffre perché ha meno spazi, ma ora sono passati due anni e Autostrade deve pagare». I tre fronti più giudiziari si sommano a poi quelli operativi: «Guardiamo all’Italia, ma dobbiamo valutare soprattutto quello che succede all’estero. Le nostre linee collegano Genova agli Stati Uniti e al resto del mondo. Oggi le cose non vanno bene, noi teniamo botta, ma alla fine dell’anno i volumi saranno in calo del 20%-25%».

Se parliamo di fatturato anche di più: «Intorno al 30-35%, ma sono i numeri dell’intero gruppo. Il dato più negativo arriva dall’autotrasporto che sta soffrendo. E’ colpa anche della situazione autostradale: cantieri, gallerie da rifare, disagi. Noi ci difendiamo, ma i piccoli rischiano di subire danni irreversibili». Non si placa la fame di aree portuali. L’ex carbonile della centrale Enel è nel mirino di altri quattro pretendenti tra cui il Sech, gli Ottolenghi con i depositi chimici, Bettolo e il Csm di Genoa Metal Terminal: «Ma noi siamo gli unici che confinano con quell’area, è quasi naturale che venga affidato a noi. Siamo gli unici a poter far lavorare quell’area». Infine la stoccata ai colleghi sulla Culmv. Il fronte dei terminalisti non sembra così compatto se Spinelli dice: «La compagnia va salvata, bisogna mettere mano al portafogli. Capisco le difficoltà, ma dobbiamo evitare lo sciopero. Perché quando uno sciopero inizia, non sai mai quando può finire…».

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