Gnl, i progetti di Signorini. Depositi a Vado Ligure o distribuzione a Genova

Il tema della percezione di queste industrie è del resto fondamentale, come riconosce Signorini: «È necessario avviare un dialogo con tutti i soggetti portatori di interesse. Certamente gli abitanti delle zone vicine, ma anche le persone che lavorano in porto, i servizi tecnico-nautici...».

di Alberto Ghiara / Alberto Quarati

Genova - «Al tema del Gnl, così come a quello dell’elettrificazione delle banchine, l’Autorità di sistema ha risposto positivamente, ma servono criteri di scala da rispettare: va creata una rete di approvvigionamento coordinata». Così Paolo Emilio Signorini, presidente dei porti di Genova e Savona, a margine della presentazione dei dati del progetto Tdi Rete-Gnl.

Se questo è vero per l’elettricità in banchina, sul fronte del metano si aggiungono altri elementi: «La sostenibilità economica, e infatti un deposito o un punto di distribuzione del Gnl deve servire una rete di mare e di terra; e l’accettabilità - sottolinea Signorini - affrontando il tema dei rischi reali e percepiti. Oggi realizzare un manufatto in porto, anche solo un edificio, impone lo studio dell’interdipendenza con le altre aree industriali, quelle residenziali, le altre attività. La tragedia della Torre piloti è lì a ricordarcelo. Temi che stiamo definendo nel nostro Documento di pianificazione strategica».


Ma Signorini conferma la linea del Comune di Genova: sul Gnl bisogna chiudere presto la partita, ma «per tutto quanto detto sopra, si comprende che se è più facile individuare un’area adatta in un porto non inurbato o senza impedimenti geografici, nel caso della Liguria diventa più difficile: confermo che stiamo studiando un’area a Vado Ligure che risponde a questi requisiti. Per Genova le ipotesi sono due, l’impianto mobile o la bettolina». Progetto, quest’ultimo, che vedrebbe impiegato un mezzo del gruppo Cosulich. In entrambi i casi si tratterebbe di un punto di rifornimento, senza deposito.


Più complessa, per Signorini, l’ipotesi di aggiungere il Gnl all’area che potrebbe essere destinata ai depositi chimici, attualmente in trattativa tra i gruppi Pir e Messina, all’interno del terminal genovese, perché già il collocamento dei depositi, comunque non ancora deciso, è una fonte di preoccupazione per gli abitanti dei vicini quartieri - e la stessa Pir in effetti ha dato solo una disponibilità, su eventuale interesse dell’Authority, per depositi di metano: per il gruppo della famiglia Ottolenghi l’obiettivo rimane lo spostamento della Superba dal sito di Multedo.


Il tema della percezione di queste industrie è del resto fondamentale, come riconosce Signorini: «È necessario avviare un dialogo con tutti i soggetti portatori di interesse. Certamente gli abitanti delle zone vicine, ma anche le persone che lavorano in porto, i servizi tecnico-nautici...».


Sempre più usato nell’autotrasporto e guardato con attenzione dagli armatori, più noto per il suo uso per caldaie e fornelli, il metano è oggi individuato come uno dei combustibili in grado di traghettare l’Europa verso l’obiettivo zero emissioni al 2050. Oggi tutto il Gnl destinato ai trasporti arriva da Marsiglia: se Vado o Genova diventassero un punto di stoccaggio, l’area servita sarebbe l’intero Nord Ovest italiano, spiega Gianluca Pasini, ricercatore dell’Università di Pisa, intervenuto alla conferenza Tdi Rete-Gnl.

Il progetto europeo, nel quadro del programma Interreg e coordinato da Giovanni Satta, professore associato al Diec dell’Università di Genova e al Cieli, ha presentato ieri i risultati finali, che hanno fissato standard tecnologici e procedure comuni per il bunkeraggio di Gnl, e proposto un piano d’azione integrato a beneficio dei porti liguri, toscani, sardi, corsi e della Costa Azzurra con l’analisi delle principali condizioni della domanda e dell’offerta; lo studio su localizzazione e dimensionamento delle infrastrutture; la valutazione economico-finanziaria; le linee guida per l’impatto ambientale. —

©RIPRODUZIONE RISERVATA