Nel Pd è battaglia per gli scali. A rischio il fedelissimo di Delrio

Ennio Cascetta non guiderà più Ram, la società del ministero dei trasporti che si occupa di obiettivo di “attuare il cosiddetto Programma Nazionale delle Autostrade del Mare”. O almeno così ha deciso la ministra Paola De Micheli e almeno di colpi di scena dell’ultima ora, la strada sembra presa.

Il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli durante la visita al cantiere Amba Aradam della metro C, Roma

di Simone Gallotti

Genova - Raccontano che fosse di umore nero e per giorni abbia spiegato a mezza Roma - quel pezzo di capitale politica dello shipping italiano - quanto fosse ingiusto togliere dal suo palmares quella presidenza. E l’atteggiamento di solito compassato e accademico del professore, ha lasciato spazio a proteste che non sono passate inosservate e hanno fatto tanto rumore.

Ennio Cascetta non guiderà più Ram, la società del ministero dei trasporti che si occupa di obiettivo di “attuare il cosiddetto Programma Nazionale delle Autostrade del Mare”. O almeno così ha deciso la ministra Paola De Micheli e almeno di colpi di scena dell’ultima ora, la strada sembra presa.

La bomba è deflagrata nei palazzi del potere dell’economia blu non tanto - o non solo - per il “siluramento”, ma per il cambiamento degli equilibri politici tutti interni al Pd. E’ la conseguenza della lotta che da mesi vede opposti l’ex ministro Graziano Delrio e la nuova numero uno dei Trasporti, compagna di partito, ma non di vedute. A farne le spese è così «l’ultimo giapponese» dell’era Delrio, come lo definiva con malcelata ironia una vecchia volpe dello shipping.

Ennio Cascetta è stata la mente di quella stagione recente da cui ha anche ricevuto molte presidenze: dalla struttura di missione del Mit a Ram, passando anche per Metropolitane di Napoli. Il professore non è una figura di secondo piano: una parte consistente delle classe dirigente Dem dei porti si è formata grazie a lui. Ma non è un anno fortunato per Cascetta: a settembre l’ex assessore regionale della Campania, era stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire più di 560 mila euro all’Università di Napoli, Federico II. La Guardia di Finanza aveva quantificato il danno erariale in circa 900.000 euro, perché secondo gli inquirenti, Cascetta aveva percepito compensi per consulenze, incompatibili però con il suo status di docente ordinario a tempo pieno.

Ora è arrivata un’altra tegola, ma questa volta per colpa della guerra sotterranea tra i due big del Pd che si è inasprita non appena è stata pronunciata la parola «verifica» per i ministri del governo Conte. In palio adesso però c’è la presidenza, ambita, della società del Ministero. Un ruolo che vale 120 mila euro all’anno di emolumenti. E il Pd - sponda De Micheli - avrebbe anche già un nome in testa che però sta diventando il mister Wolf - quello che risolve problemi - dei Dem. Zeno D’Agostino è la figura prescelta, per competenza e perché inattaccabile, visto che viene considerato “allievo” di Cascetta. Certo dovrebbe gestire contemporaneamente anche il porto di Trieste e guidare la cabina di regia di Uirnet «ma è l’unico che potrebbe farlo sul serio» spiega un deputato romano.

Proprio ieri il presidente dello scalo più ricercato dagli investitori esteri, ha annunciato che Duisburger Hafen AG (Duisport), il più grande terminalista intermodale a livello globale, ha fatto il suo ingresso nel polo logistico della Regione Friuli Venezia Giulia con un investimento che ha visto l'acquisizione del 15% delle azioni dell'Interporto di Trieste. La finanziaria regionale Friulia che deteneva il 46,99% del capitale sociale, continuerà a mantenere la maggioranza relativa (31,99%) del gruppo Interporto. Duisport è un hub trimodale (acqua, ferro e terra) nel cuore dell’Europa e gestisce volumi pari a 4 milioni di teu all’anno, con più di 20.000 navi e 25.000 treni in arrivo e partenza. E’ la seconda grande operazione nel porto, dopo lo sbarco di Hhla sulle banchine dello scalo dell’Adriatico.

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