D'Agostino: "È stato un 2020 positivo, malgrado tutto" / L'INTERVISTA

"Per quel che concerne la movimentazione ferroviaria c'è stato un arretramento del 20%, con 6.680 treni lavorati. Anche in questo caso ha pesato il ridimensionamento della lavorazione dei treni alla Siderurgica Triestina che nel 2019 erano stati circa 1.500".

Trieste - Il porto di Trieste «chiude il 2020 con una situazione ordinaria piuttosto positiva, nonostante l’emergenza coronavirus. Non è andato bene il traffico petrolifero che per il nostro scalo è molto importante ma a causa di una situazione globale. Altri settori, invece, hanno retto e in alcuni casi sono addirittura andati meglio dello scorso anno», dice il presidente dello scalo giuliano, Zeno D’Agostino.

Presidente, quanto ha pesato sul porto di Trieste il calo del traffico petrolifero?

«Il 70% del nostro traffico è relativo al greggio e il calo, nel 2020 rispetto al 2019, è di circa il 15%. Diciamo che alla performance negativa registrata in termini di volumi totali, hanno contribuito principalmente le rinfuse liquide (-12%), principalmente petrolio, con 31.800.000 tonnellate e quello delle rinfuse solide (-71%)».


Per le altre tipologie di traffico, invece, come sta andando?
«Il terminal container dello scalo triestino (molo VII) ha retto molto bene la crisi, attestandosi sui valori raggiunti nello stesso periodo del 2019. Se da un lato il segno meno del comparto delle rinfuse liquide è riconducibile alla recessione innescata dagli effetti della pandemia in corso, per le rinfuse solide invece, il dato negativo è legato al decremento generalizzato dei prodotti metallurgici, minerali e del carbone, dovuto alla chiusura dell'impianto siderurgico della Ferriera di Trieste».


Quale è la situazione dei treni in entrata e uscita dal porto?
«Per quel che concerne la movimentazione ferroviaria c'è stato un arretramento del 20%, con 6.680 treni lavorati. Anche in questo caso ha pesato il ridimensionamento della lavorazione dei treni alla Siderurgica Triestina che nel 2019 erano stati circa 1.500».


Come sta andato il traffico Ro-ro?
«Decisamente bene per via, soprattutto, dello stato di salute decisamente positivo dei traffici che interessano specialmente i traghetti turchi. Il segmento Ro-ro cresce nei primi 10 mesi dell’anno, mettendo a segno un +3% e 195.000 unità transitate».


Recentemente è stato sbloccato il risanamento dell’area ex Aquila di Trieste e la realizzazione del nuovo terminal portuale all’imbocco del Canale navigabile.
«Il Consiglio di Stato ha annullando un contenzioso giacente al Tar, che il governo magiaro considerava l’ultimo impedimento per rilevare proprietà e concessione dei terreni. Nei prossimi mesi l’impresa pubblica ungherese Adria Port potrà dunque presentare il piano di riqualificazione, dopo aver firmato a giugno un rogito da 25 milioni per rilevare le società Seastok e Aquila, acquisendo una superficie abbandonata di 32 ettari, affacciata sul mare per 300 metri e servita da una linea ferroviaria in restauro».


Lo scorso 30 settembre è stata inaugurata la piattaforma logistica con l’ingresso dei tedeschi della Hhla di Amburgo.
«Il progetto è nato per rispondere al trend di crescita del traffico merci dello scalo giuliano. L’intesa con la tedesca Hhla di Amburgo, forse primo porto ferroviario del mondo, è un’ottima soluzione per non rinunciare alla Via della Seta. Sottolineo Via della Seta e non Belt and Road: il secondo è un progetto cinese, il primo è un corridoio trasportistico deciso dal mercato e non pianificato da nessuno che propone una soluzione europea. In questa, Amburgo e Trieste non sono soggetti passivi come accade quando si entra nella Belt and Road, ma sono soggetti propositivi che accettano la sfida. Mancava finora una visione forte da parte europea, capace di integrare e bilanciare punto di vista e interessi provenienti dall’Asia. Tale è il contributo strategico che viene oggi da Trieste, porto dall’animo internazionale come dimostrano i numerosi capitali stranieri già presenti, tra cui Turchia, Svizzera, Danimarca, Ungheria, solo per citarne i principali».

 

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