Genova, concessioni prorogate

Genova - Sono prorogate, su decisione dall’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona, gran parte delle concessioni portuali in scadenza a fine 2020, per effetto della crisi economica portata dal coronavirus

di Alberto Quarati

Genova - Sono prorogate, su decisione dall’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona, gran parte delle concessioni portuali in scadenza a fine 2020, per effetto della crisi economica portata dal coronavirus. Il provvedimento tocca così due punti chiave del porto di Genova, Ente Bacini e la centrale Enel. Il cuore operativo delle Riparazioni navali rimane in stand-by per un altro anno: dopo una complessa vicenda di ricorsi, la società che gestisce i cinque bacini di carenaggio è stata infatti assegnata al consorzio Fincantieri-Genova Industrie Navali-Amico, che tuttavia a due anni di distanza dall’inizio della procedura e con una crisi pandemica in mezzo, hanno raffreddato il loro interesse sull’area, anche alla luce di nuovi obiettivi (Gin per esempio ha presentato un’offerta per gli ex cantieri Mondomarine di Savona).

Il 2021 servirà quindi all’Authority (che con la quota messa in vendita è il principale azionista di Ente Bacini) per individuare il percorso migliore nella valorizzazione dell’azienda, sulla quale gravano le spese per interventi urgenti, stimate in circa quattro milioni di euro, registrate in quattro anni di gestione straordinaria. Diverso invece il capitolo per l’Enel, area che con il suo carbonile è da tempo al centro di contenziosi legali tra i numerosi terminalisti interessati a insediarsi sulle aree sotto la Lanterna, oltre che il punto preferenziale indicato dalla società Superba per la ricollocazione dei depositi chimici di Multedo.

Qui si va verso l’allungamento della concessione perché i lavori per la rimozione dei filtri sul tetto della centrale, tra i principali interventi per la dismissione dell’impianto, si erano interrotti lo scorso anno per effetto del virus. Enel Produzione ha così presentato l’istanza per un prolungamento «sino al termine delle attività di demolizione dell’impianto, con la disponibilità alla restituzione anticipata - dicono dal gruppo dell’energia - di alcuni porzioni dell’area». La prima di queste costituita «da una parte del carbonile (poco meno della metà) con previsione di restituzione nel breve periodo».

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