Signorini: "Un porto moderno, sostenibile e accessibile è quello che ci chiede l'Ue"

"La diga di Genova ha una fortissima valenza dal punto di vista della sostenibilità ambientale. In primo luogo il porto di Genova utilizza ancora molta strada e poco la ferrovia. Perché sia conveniente l’utilizzo del treno, oltre agli incentivi, servono volumi minimi di merce per fare economie di scala"

di Alberto Ghiara

Genova - «La diga di Genova è entrata a far parte delle reti europee Ten-T almeno dal 2013 - dice il presidente dell’Autorità di sistema del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini -. L’Unione europea ha finanziato il progetto di massima della diga e negli anni successivi l’accessibilità marittima di Genova è stata considerata un problema da risolvere per lo sviluppo del Corridoio Reno-Alpi. Se il governo italiano ha deciso di finanziare quest’opera con il Recovery fund significa che l’Unione europea è convinta della sua utilità. Oltre che europea, è un’opera importante sul piano nazionale: i porti di Genova e Savona sono il gateway per le zone economicamente più progredite del Paese».
Il progetto della diga risponde ai requisiti di sostenibilità richiesti dell’Unione europea per accedere al Next generation Eu?
«La diga di Genova ha una fortissima valenza dal punto di vista della sostenibilità ambientale. In primo luogo il porto di Genova utilizza ancora molta strada e poco la ferrovia. Perché sia conveniente l’utilizzo del treno, oltre agli incentivi, servono volumi minimi di merce per fare economie di scala. Per adesso questo avviene soprattutto a Pra’, ma non ci sono volumi adeguati a Sampierdarena. Stiamo sviluppando i collegamenti ferroviari in entrambi i bacini, ma senza la diga a Sampierdarena non arriverebbero abbastanza traffici. In secondo luogo la diga sposta a mare attività “inquinanti” che oggi sono vicine alla città, come la manovra della navi o alcuni comparti delle riparazioni navali che potranno allargarsi verso mare. Si tratta di effetti indiretti della diga. Poi ci sono le soluzioni progettuali direttamente mirate alla sostenibilità, come la costruzione di pale eoliche sulla diga e lo sfruttamento del moto ondoso per produrre energia. Vedremo se queste proposte verranno accolte».

L’Unione europea ha sostenuto il porto di Genova dopo la tragedia del ponte Morandi. Qual è il rapporto fra Adsp e Ue?
«La parola magica è accessibilità, invocata dall’Unione europea già da prima del crollo del ponte. In seguito il vocabolo ha assunto una valenza ancora maggiore. Con la Commissaria europea e il coordinatore del corridoio Reno Alpi il tema è stato analizzato in tutte le sue componenti: infrastrutturale e digitale. L’Ue ha messo il Terzo valico fra le infrastrutture collo di bottiglia del corridoio, in secondo luogo la diga è stata inserita fra le priorità del corridoio. Da un punto di vista digitale, su input della Commissaria, è stato avviato il progetto E-Bridge, perché non ci sono soltanto autostrade e ferrovie, ma sono importanti il coordinamento e l’ottimizzazione dei flussi logistici in un porto in cui ogni giorno passano 5.500 mezzi pesanti e treni che si interfacciano coi terminal e ai varchi, oltre all’attività di spedizionieri e agenti marittimi. Tutto questo può essere ottimizzato eliminando la parte cartacea».
Il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione europea: i porti britannici diventeranno più competitivi?
«Genova non è in diretta concorrenza con le rotte che toccano il Regno Unito. La Brexit non porta cambiamenti nella nostra competizione con il Northern Range. Diverso è il discorso sulla capacità del Regno Unito di essere più aggressivo sui servizi per lo shipping. In questo mercato è attiva anche Genova, ci sarà da competere. Con la Brexit il Regno Unito è in grado di stringere rapporti commerciali bilaterali con meno vincoli rispetto all’Unione europea e ha la capacità di attirare investimenti strategici. Va tenuto conto che l’Unione europea è in grado di esercitare pesanti condizionamenti sul Regno Unito grazie al forte interscambio e questo contribuirà a avere rapporti più equilibrati».
Come si prepara il porto di Genova alla sfida della competitività?
«Il cuore è l’accessibilità marittima, con interventi su dragaggi, dighe a Genova e Vado e terminal, e terrestre, con la viabilità a Sampierdarena, il viadotto di Voltri, la viabilità di Vado Ligure, con l’ultimo miglio ferroviario (collegamento Sanità-Campasso, fascio di binari esterni al porto di Prà, la riqualificazione del fascio esterna di Vado). Poi ci sono progetti come l’espansione di Fincantieri e la riqualificazione green delle banchine, dall’Hennebique all’elettrificazione, al progetto delle Dune di Pra’».

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