"Sviluppo a Est? Prima il confronto con gli enti locali"

Napoli - Agli inizi di febbraio, Andrea Annunziata, dopo aver guidato i porti di Salerno prima e Catania poi, è approdato alla guida dell’Autorità portuale del del Mar Tirreno Centrale succedendo a Pietro Spirito giunto al termine del suo mandato: “Ho trovato una realtà portuale molto vivace, ma con diverse problematiche, specialmente di natura infrastrutturale"

di Bianca d'Antonio

Napoli - Agli inizi di febbraio, Andrea Annunziata, dopo aver guidato i porti di Salerno prima e Catania poi, è approdato alla guida dell’Autorità portuale del del Mar Tirreno Centrale succedendo a Pietro Spirito giunto al termine del suo mandato.

Presidente, che porto ha trovato e quali per lei le priorità da risolvere?
“Ho trovato una realtà portuale molto vivace, ma con diverse problematiche, specialmente di natura infrastrutturale. Dai dragaggi al Molo Beverello, dal Molo di Levante alla viabilità c’è da lavorare tanto e tutte hanno un grado di priorità assoluta. Ho riscontrato inoltre una carenza di organico pur con dirigenti e dipendenti di ottimo livello professionale ma devo dire di aver trovato anche una particolare disponibilità da parte di tutti gli attori di una realtà economica così importante che comprende i porti di Napoli, Salerno e Castellammare”.

Il porto di Napoli viene sempre più consegnato alla città e l’area compresa tra calata Porta Massa e il Beverello, diventerà parte integrante della città limitandosi così al turismo e alla navigazione di corto raggio. Questa sembra una delle preoccupazioni di molti operatori portuali anche alla luce del suo primo provvedimento da presidente, ovvero la revoca in autotutela del bando di gara approvato a gennaio dal suo predecessore, Pietro Spirito, per la progettazione e l’ampliamento della Darsena di Levante: lavori per 5.5 miliardi. Nessuno sviluppo quindi per la zona orientale?
“Napoli, Salerno e anche Castellammare sono una entità unica con il mare e i loro porti. La tutela della salute è priorità assoluta per cui la necessaria integrazione porto-città sarà assicurata da un’elevata attenzione per la sicurezza e la tutela ambientale. E’ così che dal Beverello a Napoli Est, a tutta la costa di competenza dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale, insieme a quanti lavorano nelle relative strutture, si creeranno le condizioni per sviluppare sempre di più il settore del turismo e delle merci, sul corto e lungo raggio. Per il futuro della zona orientale ritengo necessario attendere i risultati dell’importante confronto in corso con Comune, Regione, enti territoriali e parti sociali”.

Il nuovo presidente del Consiglio, Mario Draghi, punta molto su sostenibilità ambientale e innovazione: che cosa si prevede per lo scalo partenopeo? A che punto è l'elettrificazione delle banchine?
“L'Adsp ha sottoscritto un protocollo d’intesa in attuazione della Direttiva Ue 2016/802 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla riduzione del tenore di zolfo di alcuni combustibili liquidi. Quale naturale conseguenza deriva la realizzazione sulla banchina della Calata Porta Massa del porto di Napoli di un sistema di alimentazione elettrica delle navi in sostituzione dei generatori di bordo durante la permanenza in porto. La proposta è stata già esaminata dalla locale Capitaneria di Porto, per i profili strettamente legati alla navigazione, mentre il progetto, presentato da EnelSi, prevede la realizzazione, lungo la banchina Calata Porta di Massa, di colonnine di connessione elettrica per l’alimentazione delle unità navali”.

Il futuro dei porti si gioca sempre più sulla logistica e sulla zona economica speciale: che cosa si prevede per Napoli e per Salerno?
“I porti hanno un ruolo determinante nella moderna logistica. Con il corridoio Scandinavo-Mediterraneo, in parallelo con lo sviluppo delle Zone economiche speciali, la Campania potrà svolgere un ruolo strategico per uno sviluppo economico ed occupazionale senza precedenti. Per la Zes, già approvata, che comprende i porti di Napoli, Salerno e Castellammare oltre ai retroporti ed alle Asi per un totale di 5.000 ettari, stiamo aspettando la nomina del commissario.”

Alcuni armatori lamentano che il porto di Napoli non abbia una banchina pubblica, lei cosa risponde?
“Nel corso degli anni è stata fatta una scelta di campo nel porto di Napoli, rilasciando concessioni di lungo periodo che riservano legittimamente, l’utilizzo delle banchine operative ad alcuni terminalisti. Questo certamente ha determinato un deficit rispetto alla possibilità di accesso al porto per nuove iniziative. Tuttavia, già nei primi giorni di attività, il tema è stato affrontato operando una prima valutazione sui margini di operatività ancora esistenti per spazi da aprire al mercato (anche in relazione ad alcune richieste di operatori); ma soprattutto si è ritenuto utile avviare un tavolo di confronto preliminare con la locale Autorità Marittima, per una valutazione generale anche per gli inevitabili riflessi sulla security e la viabilità portuale, così da esaminare eventuali opportunità, garantendo, nel contempo, la massima partecipazione di tutte le imprese interessate a sviluppare nuovi traffici nel porto di Napoli”.

Lei ha guidato il porto di Salerno dal 2012 al 2016, che cosa risponde a quegli imprenditori che temono lei possa favorire lo scalo salernitano a discapito di quello napoletano?
“Non esiste una preoccupazione del genere. Seppure io sia un modesto manager, ho ben chiare le potenzialità di crescita di Napoli e Salerno e di tutta la portualità campana. Se riusciamo a portare avanti i nostri programmi, entrambi gli scali, non avranno spazi sufficienti per accogliere tutto il traffico crocieristico e delle merci. Per quest’ultime, per fortuna, abbiamo un ottimo retroporto con gli interporti di Marcianise e Nola. D’altronde, è il mercato che decide quale infrastruttura della logistica utilizzare. Noi abbiamo il dovere di modernizzare i nostri porti. Il resto lo faranno gli imprenditori con le loro attività commerciali”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: