Maxi stipendi a Civitavecchia, lite Musolino-di Majo

Genova - A innescare la polemica è stato l’esposto, o la serie di esposti, con cui l’ex presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, Francesco Maria De Majo, avrebbe denunciato alla Corte dei conti alcune presunte responsabilità del suo ente nell’erogazione di stipendi troppo generosi

di Francesco Margiocco

Genova - A innescare la polemica è stato l’esposto, o la serie di esposti, con cui l’ex presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, Francesco Maria De Majo, avrebbe denunciato alla Corte dei conti alcune presunte responsabilità del suo ente nell’erogazione di stipendi troppo generosi a qualche suo dirigente. Il sito della tv locale Tele Civitavecchia, riporta le parole dell’attuale presidente dell’Autorità, Pino Musolino, secondo cui il suo predecessore avrebbe denunciato gli stipendi negli ultimi mesi del suo incarico: «È come se il sottoscritto alla fine del mandato denunciasse la squadra di cui è stato capitano», questo il commento di Musolino. «Nessun esposto a fine mandato, né negli ultimi mesi, da parte del sottoscritto alla Corte dei conti», è stata la replica scritta da Di Majo. «Abbiamo i documenti che nero su bianco dimostrano come il presentatore dell’esposto sia lui», la controreplica di Musolino. Alla quale Di Majo risponde che «esposti alla Corte dei conti non ne ho mai fatti. Sarei curioso di vedere quei documenti. Forse fanno riferimento a degli atti che, nell’esercizio delle mie funzioni, trasmisi alle autorità competenti dopo che il ministero dei Trasporti ispezionò la nostra Autorità, per diversi mesi. Ma ero nel pieno del mio mandato, non alla fine», spiega al Secolo XIX-the MediTelegraphArrivato nel porto romano a fine anno, Musolino non ha mai fatto mistero di quanto fosse scomodo il suo posto. Civitavecchia era il primo porto per crociere d’Italia, ma nell’ano del Covid quel traffico si è azzerato, e anche il traffico merci risulta avere perso il 22,9%. Ad aggravare il quadro è stato il sequestro, ancora in corso, di una banchina, la 25, usata dal terminalista crocieristico in regime di proroga.

Di Majo sostiene di aver «posto in essere, durante il mio mandato, tutte le attività necessarie per individuare una soluzione». Musolino commenta che «se fosse così, oggi non ci ritroveremmo con un terminal sotto sequestro». A dicembre, con Di Majo ancora in carica, l’ente non ha approvato il suo bilancio preventivo 2021. L’ex presidente spiega di avere svolto tutte le attività «utili e necessarie per compensare le mancate entrate derivanti dalle misure restrittive sui traffici e dal calo del carbone» dovuto alla dismissione della centrale Enel.

I conti, dice, sarebbero stati «in equilibrio se fosse stato dato parere positivo alla richiesta di uno svincolo di pochi milioni di euro dal capiente fondo contenziosi». Ma il collegio dei revisori non lo ha permesso, e il bilancio preventivo non è stato approvato. «Il bilancio consuntivo del 2020, però, è in perfetto equilibrio, con un avanzo amministrativo di circa 51 milioni e un avanzo di cassa di circa 28 milioni». Per Musolino, la visione che Di Majo ha del bilancio è «imbarazzante e lo sanno anche i muri, i bilanci sono facili da leggere». Di Majo insiste, «i miei dati sono oggettivi» e dice di non spiegarsi tanta asprezza. L’unica spiegazione, dichiara, «è che fare il presidente dell’Autorità portuale, in particolare a Civitavecchia, è molto difficile. Ogni giorno devi stare attento, leggere tante carte. Spero che la prossima volta, prima di parlare, Musolino guardi bene i documenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: