Mondini: "I terminalisti fuori da Confindustria? Non ne capirei i motivi" / L'INTERVISTA

"Noi dobbiamo dare i servizi al meglio delle nostre possibilità, ma qui nessun è obbligato a essere associato. Noi riteniamo che la nostra esperienza sia consolidata nel tempo e quindi preziosa per i nostri associati. Per carità: ognuno poi è libero di fare quello che ritiene più opportuno, ma non mi pongo troppo il problema"

Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Genova

di Simone Gallotti

Si gira quasi di scatto, come a cercare conferma dagli interlocutori: «Sono passati proprio veloci questi quattro anni, vero? Sarà perché abbiamo lavorato in continua emergenza». Giovanni Mondini è alla fine dell’esperienza al timone di Confindustria Genova. Ancora qualche mese e a luglio o al più tardi a settembre, arriverà il suo successore. «Sono contento se ne parli tanto, vuol dire che abbiamo ancora un peso» scherza, così come non si risparmia la battuta anche nell’intervista video on line sul sito del Secolo XIX sulle crisi continue che ha dovuto affrontare: «Diciamo che non ho portato proprio fortuna...però sono arrivato quasi in contemporanea con il sindaco (Marco Bucci, ndr), vediamo alla fine chi ha portato più fortuna...»
Parliamo del successore, due nomi sul tavolo: Sandro Scarrone e Umberto Risso. L’associazione non rischia di spaccarsi? La contrapposizione è forte...
«Sono due miei vicepresidenti, sono contento se i nomi saranno confermati. Se ci sono più corridori è bene per la democrazia: a volte si va più lisci con un candidato, a volte con due. Però poi alla fine ci ricompattiamo sul vincitore, come è avvenuto nel caso della presidenza nazionale con Carlo Bonomi. Ricordo però che c’è ancora tanto da fare: è giusto che la campagna venga seguita, ma non dimentichiamoci del resto: vaccini, Recovery, autostrade...».

Il rimpianto è di aver lavorato sempre in emergenza. La cosa migliore che avete fatto?
«Non l’ho fatta solo io, ma tutta la struttura ed è il lavoro portato a termine proprio nell’emergenza. Lo dico anche nei confronti degli associati: credo che abbiamo lavorato veramente bene durante la pandemia e nella gestione del crollo del ponte Morandi. Lì si è visto che l’associazione è una risorsa. Mi sarebbe piaciuto poterlo dire anche in momenti di ordinaria amministrazione. Un po’ lo abbiamo fatto: ho portato la mia cultura imprenditoriale, abbiamo rivitalizzato la voglia di fare impresa a Genova. Ecco: credo di aver lavorato tanto sulla difesa di Genova».
I terminalisti le hanno provocato problemi?
«È una sezione vivace, ma non potrebbe essere altrimenti. Di porto sapevo poco, ora dopo 4 anni ne so un po’ di più. Il porto è la parte più vivace della nostra economia e i terminal sono una componente essenziale, non è sempre facile far convergere gli interessi di tutti. Ma proprio per questo è essenziale un movimento associativo in grado di fare la sintesi. E poi è necessario prendere una decisione, giusta o sbagliata che sia».
La sintesi sembrava l’avessero fatta, poi in molti hanno fatto marcia indietro...
«Su questo non voglio rispondere… Ripeto: fare una sintesi non è facile».
È vero che qualche terminalista potrebbe uscire da Confindustria?
«L’ho sentito dire, ma se ne parla da un po’ di tempo, a prescindere dagli ultimi sviluppi. Noi dobbiamo dare i servizi al meglio delle nostre possibilità, ma qui nessun è obbligato a essere associato. Noi riteniamo che la nostra esperienza sia consolidata nel tempo e quindi preziosa per i nostri associati. Per carità: ognuno poi è libero di fare quello che ritiene più opportuno, ma non mi pongo troppo il problema. Il porto è ben rappresentato in tutti i settori e a me farebbe piacere che fosse sempre così. Se qualcuno uscisse non ne comprenderei tanto i motivi».
Qualcuno però potrebbe rientrare: il Rina.
«Il Rina è già associato, anche se attraverso una società. Prima lo era in maniera più forte, è vero, ma già ora collabora anche con i “ giovani” e con il gruppo nazionale. Se su Genova lo è un po’ meno, pazienza, ma se vuole ritornare, ancora meglio».
C’è una questione generazionale per i due candidati ufficiosi? È una riflessione che vi ponete anche voi industriali?
«Sono riflessioni che chiunque si pone. Io sono un presidente giovane? Ma se ho 55 anni... Secondo me le esperienze arricchiscono e questi 4 anni mi hanno insegnato tanto. Io sono arrivato qui con un’esperienza ultra ventennale nel mondo del lavoro… Se uno ha 70 anni ha più esperienza di me. E i due hanno anche un’importante percorso associativo. Certo, ci si può chiedere: ma Confindustria oggi non può esprimere un 45enne che arriva dalla new economy? Chiaramente Confindustria può esprimerlo».
Ma al momento non è così...
«Beh almeno il fattore età non sarà una discriminante, visto che hanno entrambi più o meno la stessa età. Sempre che comunque non arrivino altri candidati: è un sistema libero».
Senta, con il Recovery quanta ripresa si attende?
«Tanta, i temi sono quelli giusti. Bisognerà però agire in deroga in qualche modo, altrimenti rischiamo di portare a casa poco. Rischiamo di spendere troppo poco».

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