Tassazione delle attività portuali, ecco il ricorso italiano contro Bruxelles / DOWNLOAD

In Italia, le Autorità di Sistema Portuale sono amministrazioni dello Stato, e i canoni demaniali ovvero le tasse portuali sono tributi, sui quali quindi non sono applicabili altri tributi. Per contro, nella decisione impugnata la Commissione assume che le Autorità siano imprese

Costa Deliziosa a Trieste

Con un ricorso già depositato, tutte le sedici Autorità di sistema portuale italiane hanno impugnato di fronte al Tribunale Ue la decisione della Commissione europea con cui si è qualificata come aiuto di Stato, vietato dai Trattati, la normativa italiana che non assoggetta a Ires i canoni demaniali e le tasse portuali riscossi da tali Autorità, e si è invitato l’Italia a recuperare tale presunta imposizione a partire dal prossimo esercizio di bilancio. Il ricorso è stato affidato agli avvocati Francesco Munari, Gian Michele Roberti e Stefano Zunarelli.

La decisione della Commissione si basa su precedenti adottati nei confronti di altri Stati membri, dove tuttavia il regime dei porti è diverso da quello italiano, e gli enti che gestiscono i porti godono di esenzioni fiscali ritenute distorsive della concorrenza e incompatibili con le norme Ue. In Italia, le Autorità di Sistema Portuale sono amministrazioni dello Stato, e i canoni demaniali ovvero le tasse portuali sono tributi, sui quali quindi non sono applicabili altri tributi. Per contro, nella decisione impugnata la Commissione assume che le Autorità siano imprese; questa ipotesi, tuttavia, comporterebbe uno stravolgimento della normativa portuale italiana, mettendo anche in dubbio la natura pubblica del demanio e dei porti, che devono rimanere sotto il controllo dello Stato, in quanto asset strategici per il sistema economico nazionale.

Con la proposizione del ricorso, che era già stata decisa ma non attuata dal precedente Ministro probabilmente a causa della crisi di governo, le AdSP intendono impedire che una decisione ritenuta sbagliata e non attenta alla specifica disciplina dei nostri porti possa stravolgerne l’assetto e la governance. Una tale conseguenza genererebbe incertezze e conflitti fortemente dannosi per un comparto cruciale per il nostro Paese, nel quale gli investimenti pubblici e privati sono fondamentali, col rischio di marginalizzare i nostri porti e l’intera filiera logistica, con danni sistemici anche per l’industria nazionale.

 

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