Il progetto di Vado per il caffè e le merci bloccate a Chioggia: cosa succede nei porti italiani

Sono partiti i lavori per la realizzazione a Vado Ligure del più grande deposito d’Europa di caffè. Lo sta realizzando il gruppo Pacorini all’interno dei 55 silos, che occupano un’area di 10 mila metri quadrati, un tempo utilizzati per i cereali della Ferruzzi.

Genova - I 3 miliardi su 209 assegnati dal Pnrr ai porti sono troppo pochi e non offrono “le basi di investimento anticiclico vero per ripartire con capacità operative migliori”, afferma il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centro-settentrionale, Pino Musolino. Musolino chiede anche che i ristori ai porti vengano dati sulla base delle perdite effettive subite da ognuno per il lockdown. “Civitavecchia - ha aggiunto - è il primo porto per crociere del Mediterraneo, il quarto/quinto al mondo. Da questo punto di vista, serve una maggiore attenzione rispetto a una politica di ristori e di sostegni”.


Vado, silos per il caffè

Sono partiti i lavori per la realizzazione a Vado Ligure del più grande deposito d’Europa di caffè. Lo sta realizzando il gruppo Pacorini all’interno dei 55 silos, che occupano un’area di 10 mila metri quadrati, un tempo utilizzati per i cereali della Ferruzzi. La struttura si trova in posizione strategica fra il nuovo terminal container di Apm Terminals e l’interporto Vio. I lavori sono partiti dopo cinque anni di trattative. L’investimento è di 20 milioni di euro. I silos, attualmente in disuso, verranno dotati di impianti specifici per il trattamento del caffè.

Chioggia, i cantieri bloccano le merci
I carichi di dimensione eccezionale non possono raggiungere il porto di Chioggia fino a data definire. L’allarme arriva da Tommaso Sitran (Associazione spedizionieri di Chioggia). Il tragico crollo del ponte Morandi nel 2018 ha fatto avviare una serie di controlli in tutta Italia, da cui sono emerse le cattive condizioni di due ponti che servono il porto di Chioggia, quello sul canale delle Trezze e quello sul Brenta. Oggi sono in corso lavori, con limiti all’attraversamento per i carichi oltre un certo peso. “L' Anas - afferma Sitran - non ha nemmeno risposto agli appelli degli operatori portuali, cui sta a cuore essere messi a al corrente della data stimata entro la quale saranno finalmente completati i lavori di rinforzo”.

Monfalcone, escavo sospeso
Si sono incontrati a Roma rappresentanti del ministero delle Infrastrutture, della Regione Friuli-Venezia Giulia, del Comune di Monfalcone e dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale, per il rilanciare il progetto di escavo del canale d’ingresso del porto di Monfalcone. Al termine del tavolo sono state annunciate alcune soluzioni, ma nessuna pare essere definitiva. Alla riunione mancava il Provveditorato del Triveneto, da cui è partita la sospensione del progetto e che oggi è guidato da Cinzia Zincone, contemporaneamente commissario anche dell’Asp dell’Adriatico settentrionale. Al ministero si è parlato di ridurre il volume di fanghi da scavare, ma non è stato risolto il problema del mercurio che sarebbe presente nei sedimenti.

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