Droga e 'ndrangheta, così le cosche cercavano di aggirare i controlli nei porti

Le indagini, che si sono avvalse anche di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di inquadrare la rilevanza del sodalizio nel traffico internazionale di stupefacenti, e la loro capacità di interfacciarsi direttamente con i fornitori sudamericani per l'acquisto di notevoli quantitativi di droga.

L'operazione della Finanza

Milano - Esponenti di spicco della cosca di 'ndrangheta di Guardavalle riconducibile alla famiglia Gallace avevano realizzato una organizzazione transazionale capace di importare cocaina dal Sud America (Colombia, ma anche Brasile) e di «piazzarla» in Europa (Spagna, Olanda, Inghilterra e Slovenia), Nuova Zelanda e Australia. È il quadro delineato dall'operazione «Molo 13» condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e dallo Scico di Roma, con il coordinamento della Dda di Catanzaro, che stamani ha portato all'arresto di 20 persone (uno ai domiciliari).

L'attività è giunta in concomitanza con una analoga operazione coordinata dalla Dda di Firenze che ha interessato i referenti del sodalizio operanti in Toscana. Dalle indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria-Gico della Finanza di Catanzaro e dallo Scico di Roma è emerso il ruolo verticistico assunto da uno degli esponenti di spicco della cosca Gallace che, a detta degli investigatori, «negli ultimi decenni, si è trasformata in una vera e propria impresa criminale attraverso numerose attività illecite che hanno consentito di accrescere la potenza militare ed economica e di acquisire un controllo sempre più penetrante del territorio della fascia ionica tra le province di Catanzaro e Reggio Calabria, con diramazioni nell'hinterland laziale, toscano e lombardo».

Le indagini, che si sono avvalse anche di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di inquadrare la rilevanza del sodalizio nel traffico internazionale di stupefacenti, e la loro capacità di interfacciarsi direttamente con i fornitori sudamericani per l'acquisto di notevoli quantitativi di droga. Dalle indagini è emerso anche il sistematico utilizzo di comunicazioni con dispositivi elettronici, associati a sim straniere, che si avvalevano di una messaggistica criptata tra «account» e «domini» associati a un server sito in San José (Costarica). Dopo il sequestro da parte delle Autorità olandesi di dati criptati con tecnologia PGP, estrapolati da tale server, con la collaborazione del rappresentante italiano a Eurojust, gli investigatori hanno potuto utilizzare un numero formidabile di messaggi, prevalentemente in lingua italiana, trasmessi da dispositivi BlackBerry, con la crittografia PGP.

Con la decriptazione, da parte dello Scico e del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro, gli investigatori hanno ricavato indicazioni sul modus operandi, identificato i sodali e ricostruito numerosi episodi di commercio e importazione di droga, tra i quali quella di 150 chili di cocaina, sequestrata a maggio 2017 nel porto di Livorno, e per la quale, dalle chat scambiate tra gli indagati, è emerso che era stato commissionato l'acquisto di circa 200 kg di coca dalla Colombia, trasportata in un container a bordo di una motonave partita da Cartagena, il cui recupero, programmato inizialmente a Barcellona (Spagna), era stato tentato, con esito negativo, a Livorno. La droga, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato oltre 3,5 milioni di euro. Le indagini patrimoniali, hanno poi portato al sequestro di ville, fabbricati, società e relativi complessi aziendali, automezzi e numerosi rapporti bancari e finanziari per un valore di circa 4 milioni di euro.

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