Porti di Genova e Savona, anatomia di una fusione

Genova - Scrivo questa nota al solo scopo di ricordare alcuni fatti e decisioni, privi di etichette, che si sono verificati negli ultimi quattro anni e che hanno inciso ed incidono su una delle realtà economiche e sociali più rilevanti del Paese. Il ciclo amministrativo da poco concluso è stato il primo dell’Autorità di Sistema che ha riunito sotto un’unica regia i porti di Genova e Savona

di Marco Sanguineri*

Genova - Scrivo questa nota al solo scopo di ricordare alcuni fatti e decisioni, privi di etichette, che si sono verificati negli ultimi quattro anni e che hanno inciso ed incidono su una delle realtà economiche e sociali più rilevanti del Paese. Il ciclo amministrativo da poco concluso è stato il primo dell’Autorità di Sistema che ha riunito sotto un’unica regia i porti di Genova e Savona.

Un ciclo che ha chiamato la neonata Autority a dare obiettivi e programmi comuni a due territori diversi: molteplici amministrazioni locali, entità imprenditoriali distinte se non concorrenti, realtà del lavoro e sindacali contraddistinte da storie, dimensioni e problemi eterogenei. In questo contesto, anche le strutture interne alle due autorità Portuali vivevano una situazione sospesa fra l’incertezza e l’inquietudine o, forse meglio, fra la diffidenza e la conclamata opposizione al disegno di unificazione.

Il primo compito è stato quindi quello di creare, con l’impegno e la presenza quotidiani, un’organizzazione operativa che, valorizzato il fattore umano quale architrave del nuovo edificio, trasformasse in realtà un soggetto fino a quel momento esistente solo sulla carta. Un Ente con un nuovo assetto ed un organico rinnovato: fra il 2017 e il 2021 sono state assunte 115 persone (con 79 cessazioni), è stato elevato il livello dei titoli di studio (54% del personale laureato a fronte del 39%), si è traguardata una parità di genere degna di un Ente moderno (50% dei dirigenti di genere femminile).

Lo sforzo per la fusione di entità distinte, già molto complesso in un contesto economico e sociale stabile, poteva essere vanificato da una serie di improvvise e straordinarie avversità quali il crollo del Ponte Morandi, eventi meteomarini estremi, incendi, Covid, crisi del sistema autostradale. E invece una struttura interna in divenire si è definitivamente plasmata proprio in quelle condizioni.

L’attenzione al capitale umano ed al lavoro si è poi rivolta all’operatività del porto dove, in piena diffusione del Covid 19, il tavolo istituito dall’Autorità di Sistema ha rappresentato il punto di coesione e coordinamento della comunità portuale. È grazie a quel coordinamento di iniziativa pubblica e contributi di tutte le parti sociali che i nostri porti si sono dotati ed hanno rispettato una disciplina tale da consentire la continuazione del lavoro senza sviluppare focolai della pandemia.

In parallelo alle azioni condivise per fronteggiare il rischio pandemico, il fronte del lavoro portuale ha reso necessari sforzi straordinari per puntellare un sistema da tutti ritenuto il più funzionale e nondimeno bisognoso di revisioni ed efficientamenti. Si è partiti affrontando la crisi non più risolvibile della storica compagnia Pietro Chiesa, garantendo la continuità occupazionale ai suoi soci, fino ad approfondire ed affrontare le ragioni delle tensioni economiche e finanziarie evidenziate dal sistema, approvando in ultimo un piano di efficientamento della più grande compagnia portuale italiana, piano difficile ma oggi in fase di esecuzione sotto la vigilanza dell’Autorità.

Le delibere in materia di lavoro portuale non solo hanno consentito di supportare gli equilibri degli “articoli 17” di Genova e Savona, e con essi gli equilibri operativi dell’intero sistema dei porti, ma si sono connotate per profili di assoluta innovazione con l’introduzione di strumenti finanziari attivabili a sostegno dei bilanci delle Compagnie, a fronte del comprovato raggiungimento di obiettivi di maggiore efficienza.

Sul lato della domanda di lavoro, quello dei terminalisti, è stata assicurato, per importanti concessioni in scadenza, un orizzonte temporale certo e coerente con lo sviluppo di nuovi piani di impresa. In questo contesto ha preso il via anche l’operatività di Calata Bettolo. Ma le istruttorie più complesse, svolte interloquendo anche con le Autority nazionali del settore, hanno riguardato le operazioni di fusione fra medie e grandi società terminalistiche, deliberazioni che hanno ridisegnato gli assetti concessori dotando i nostri operatori di dimensioni adatte a sostenere gli investimenti di sviluppo ed innovazione necessari e che rappresentano, anche in questo caso, un elemento di novità nel panorama portuale nazionale.

Traspare da questi semplici riferimenti al lavoro ed all’organizzazione dei terminal come il sistema Genova-Savona, per dimensione economica, strategicità, storia, sia naturalmente vocato a ricercare soluzioni che vanno al di là delle consuete interpretazioni e letture di ruoli, comportamenti e persino di norme, rispetto alle quali si è contribuito fattivamente alla loro evoluzione.

La necessità di dover, spesso per primi, adottare nuovi strumenti o addirittura concepire gli stessi, va di pari passo con l’esistenza di un soggetto pubblico forte nei suoi poteri, conoscenze e capacità e in questi anni l’Autorità di Sistema è stata all’altezza del compito. In tema di infrastrutture è ben noto l’elenco degli interventi programmati e già nel biennio 19/20 sono stati impegnati circa 400 milioni di euro.

Certo è che la realizzazione della nuova Diga, pianificata per la prima volta nel 2013, e del nuovo sito industriale di Sestri testimoniano una svolta nelle dotazioni infrastrutturali destinate a contrassegnare i prossimi decenni della vita commerciale ed industriale della città. I tempi di lavoro hanno poi fatto sì che al termine dei quattro anni del ciclo amministrativo sia stato adottato il Documento di Pianificazione Strategica che dovrà essere illustrato al Ministro in sede di Conferenza Nazionale di Coordinamento delle Autorità di Sistema ai fini della sua successiva approvazione.

Il Documento, nella sua redazione, implica confronti e pareri espressi da parte di ciascun comune interessato, nel caso in questione ben sette diverse amministrazioni locali, e come tale chiude idealmente una fase di vita dell’Autorità di Sistema: dalla “fusione a freddo” dei territori all’adozione di un documento di pianificazione condivisa dagli stessi.

I fatti e le decisioni assunte dal presidente, costruite giorno per giorno dalla struttura, e sommariamente appuntate in queste righe, sono quelle che hanno caratterizzato più di altre il mandato amministrativo concluso. E’ sulla base di questi fatti e decisioni che il Ministro ha ritenuto, giustamente, di confermare il presidente che ha guidato dal 2016 al 2020 uno dei principali sistemi portuali europei.

A lui spettano le decisioni riguardanti anche la struttura e l’organizzazione interna, per la quale ha introdotto un elemento di discontinuità, immagino per una ritenuta conclusione di una fase della vita dell’Ente e per affrontare un nuovo ciclo che possa replicare i risultati raggiunti, nella auspicata prospettiva di un percorso meno accidentato, rispetto al precedente, da imprevisti ed ostacoli esterni.

*L’autore è stato segretario generale dell’Autorità di Sistema portuale Genova-Savona

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