Diga di Genova, "va fatta entro fine 2026"

Genova - Adesso che i soldi per la nuova diga di Genova hanno ricevuto anche il bollino del ministero, tutti i tasselli per l’avvio della costruzione sono andati al loro posto. Il “decreto porti” firmato da Enrico Giovannini fissa anche la data di scadenza

di Simone Gallotti

Genova - Adesso che i soldi per la nuova diga di Genova hanno ricevuto anche il bollino del ministero, tutti i tasselli per l’avvio della costruzione sono andati al loro posto. Il “decreto porti” firmato da Enrico Giovannini, che conferma 500 milioni di euro per l’opera portuale, però fissa anche la data di scadenza, il termine ultimo per realizzare la nuova infrastruttura: «I contratti devono essere aggiudicati entro il 31 dicembre 2023 e gli interventi devono concludersi con il collaudo entro il 31 dicembre 2026». Il testo del provvedimento contiene così il calendario che dovrà essere seguito per la costruzione della nuova diga e per le altre infrastrutture che valgono complessivamente 2,8 miliardi. L’orizzonte fissato dal ministero è in linea con quello europeo, perché anche Bruxelles ha imposto la stessa data per i soldi del Recovery. Roma uniforma così le date per i cantieri finanziati dal fondo complementare e allo stesso tempo avverte le Authority portuali che non dovessero essere in grado di rispettare il cronoprogramma: «Il mancato rispetto dei termini previsti dal decreto (...) comporta (...) la revoca del finanziamento».

Quindi la diga si deve fare entro al fine del 2026, altrimenti bisogna restituire i soldi. Nell’elenco complessivo ci sono soprattutto conferme per gli scali liguri: 45 milioni sono previsti per la diga di Vado e poco meno di 50 milioni serviranno invece al porto della Spezia per l’elettrificazione delle banchine. Tra i porti italiani il secondo gradino del podio, in termini di finanziamenti, è occupato da Trieste che ha portato a casa anche i 180 milioni per il nuovo porto franco e poco più di 100 milioni per l’adeguamento del terminal container del Molo VII. Molti soldi sono finiti anche ai porti del Sud. A Napoli ad esempio, arriveranno 150 milioni di euro per il prolungamento della diga Duca d’Aosta. Bucci, la proroga Ieri è stato anche il giorno del via libera dal decreto Infrastrutture. Come anticipato dal Secolo XIX non c’è la nomina di Toti a commissario dell’emergenza autostradale, ma è spuntata la proroga per Marco Bucci: «Al fine di consentire il completamento degli interventi di competenza del Commissario straordinario nominato in relazione al crollo del viadotto Polcevera - scrive il ministro Giovannini nel provvedimento - si prevede la possibilità di proroga o rinnovo dell'incarico commissariale fino al 31 dicembre 2024».

La scadenza, già prorogata, sarebbe caduta il prossimo 4 ottobre. Si tratta dell’effetto degli accordi presi da Toti e dal ministro il 24 agosto e anche se il limite è fissato al 2024, è probabile che il prolungamento del mandato non superi un anno, il tempo cioè per completare il grande cantiere del ponte. Bucci peraltro nella prima parte del prossimo anno correrà per il rinnovo alla carica di sindaco. Nel documento approvato dal Consiglio dei ministri c’è anche l’estensione dei ristori agli armatori con navi battenti bandiera Ue e con stabile organizzazione in Italia. Il governo ha confermato anche i 20 milioni di sostegno ai terminal passeggeri previsti dal Fondo Covid «per salvaguardare i livelli occupazionali, la competitività e l’efficienza del settore del trasporto marittimo e del comparto crocieristico dei terminal portuali».

Infine arrivano notizie positive anche per i terminalisti che anche nel 2021 potranno godere della riduzione dei canoni di concessione sempre nell’ambito delle misure di sostegno per le imprese colpite dalla crisi innescata dal Covid. Il decreto concorrenza Archiviato quello sulle infrastrutture, ora lo sguardo del settore è puntato sul prossimo provvedimento. Nella bozza del provvedimento approvato ieri dal governo, era prevista anche una norma che sostanzialmente dava il via all’autoproduzione nei porti italiani. La levata di scudi di un pezzo di Parlamento e dei sindacati, ha fatto uscire il provvedimento dal testo, ma è inevitabile che diventi oggetto del prossimo decreto, quello sulla concorrenza. Potrebbe non essere l’unico terreno di scontro per il ministero. L’altra difficoltà potrebbe arrivare dall’abolizione del 18 comma 7, l’articolo della legge portuale che vieta ai terminalisti di possedere due concessioni dello stesso tipo in un porto. La norma era finita nel mirino dopo la fusione Psa-Sech.

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