Aree ex Ilva, Giorgetti accelera: «Su Genova anche altre aziende»

Genova - «Gli abbiamo fatto una testa così...» sorride Marco Bucci, sindaco di Genova quando esce dall’ultimo vertice organizzato a Palazzo San Giorgio. E il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti deve aver preso appunti

di Simone Gallotti

Genova - «Gli abbiamo fatto una testa così...» sorride Marco Bucci, sindaco di Genova quando esce dall’ultimo vertice organizzato a Palazzo San Giorgio. E il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti deve aver preso appunti, magari proprio quando c’è stato il ripasso della lezione mentre erano tutti a bordo della pilotina che dalle banchine del Ponente ha portato il volto governativo della Lega al Porto Antico. Davanti alle aree ex Ilva, viste dal mare, Bucci, il governatore Giovanni Toti e il presidente del porto Paolo Signorini, hanno ripetuto la strategia che da tempo hanno in mente: aprire anche ad altre attività produttive quella enorme porzione di aree di Cornigliano che oggi non sono interessate dalla produzione di acciaio.

E Giorgetti approva la linea, come spiega rispondendo a una domanda del Secolo XIX: «Abbiamo parlato con il sindaco e il presidente della Regione e ci sono idee molto interessanti assolutamente compatibili con i progetti di trasformazione evoluzione in senso ambientale. Naturalmente ci vuole il concerto della proprietà: proprio per questo un assetto stabile che abbia una prospettiva di lungo periodo permette anche di razionalizzare le scelte di investimento e gli spazi in questo momento disponibili e abbandonati». In sintesi: porte aperte. E Toti spiega uno dei progetti industriali che potrebbero trovare casa almeno su una parte di quel milione di metri quadrati: «C'è anche quello di un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti e la produzione di idrogeno - spiega il governatore - e ci sono tante idee legate anche al porto green». Toti entra poi nel dettaglio: «Si tratta di uno degli impianti di chiusura del ciclo dei rifiuti legato alla legge che porteremo in consiglio regionale nelle prossime settimane e che ci consentirà senza termovalorizzazione, di chiudere il ciclo dei rifiuti legato alla differenziata. Questa potrebbe essere una destinazione di cui abbiamo parlato anche con il ministro Cingolani. Fa parte del progetto di porto green che vede il cold ironing e interventi sulle banchine del porto ma che potrebbe avere un corollario anche legato a quell'area Ilva che essendo facilmente accessibile, centrale nella regione, banchinata ove si voglia trasportare rifiuti ci consente attraverso il sistema dei biodigestori, sia quello di Spezia che quello di Cairo, attraverso il sistema del riciclo di chiudere il ciclo e al contempo produrre idrogeno».

Toti comunque avverte: «La priorità va alla ripartenza di Acciaierie per l'Italia, alla filiera dell'acciaio e ai livelli occupazionali di quella fabbrica». Anche perché, spiega Giorgetti: «Non c'è calma piatta sull'ex Ilva - dice il ministro -. Dietro le quinte si lavora: nella società che si è venuta a creare, pubblico e privato con Arcelor Mittal, i nostri uomini, in particolare Bernabè (presidente di Acciaierie d’Italia, ndr), stanno lavorando. C'è una grande volontà da parte del governo di investire e di raggiungere produzioni adeguate sia sotto l'aspetto qualitativo che quantitativo e naturalmente tutto questo si porta dietro tutto ciò che insiste sul territorio ligure, in particolare a Genova. Penso che possano esserci novità positive tra non molto se riusciamo a ricreare anche con il socio privato un clima positivo foriero di investimenti».

LE CRISI INDUSTRIALI
La prima tappa del ministro della Lega è stata però Savona. Lì la visita è stata anche elettorale (c’è la corsa per diventare sindaco), ma sul tavolo ci sono diverse vertenze. A cominciare da Funivie: «Le finalità delle funivie per la movimentazione delle rinfuse a Savona sono coerenti con la tendenza ambientale green. Bisogna arrivare a un commissario sulla concessione» è il ragionamento del ministro: Funivie infatti ha già un commissario nominato a giugno, ma manca la figura che possa definirne un rilancio anche in ottica portuale. Ma i sindacati gli hanno presentato una lista corposa di criticità: «Piaggio Aerospace, LaerH, Bombardier, Sanac e Funivie» citano Cgil, Cisle e Uil. «Non può bastare questo incontro ma è necessario calendarizzare gli incontri presso il Mise per ogni singola crisi industriale e incrociare le risorse del Pnrr». Poi i portuali della compagnia, altra tappa per raccogliere le necessità della compagnia Pippo Rebagliati. Il lancio di Rixi e Bucci A Genova arrivano anche i temi politici. E il ministro ha una buona parola per tutti. Per Bucci («spero si ricandidi», «è un commissario efficiente»), per Toti («ottimo amministratore capace di tradurre in realtà le indicazioni governative, cosa che non è successa in altri territori, ecco perché sarebbe un ottimo commissario alle Autostrade»).

E infine per Edoardo Rixi, il numero uno della Lega in Liguria che le voci danno in pole per entrare nel governo al posto del dimissionario Claudio Durigon, il sottosegretario che voleva intitolare un parco di Latina ad Arnaldo Mussolini: «Edoardo è stato il migliore viceministro alle Infrastrutture, o meglio, ai porti, che abbia mai avuto la Repubblica italiana. Poi ognuno faccia le sue valutazioni». E proprio sul governo, Giorgetti tira un pugno e una carezza. L’attacco è al reddito di cittadinanza: «Dovrà essere sicuramente migliorato: deve essere fatto in modo che i posti di lavoro non possano essere rifiutati. Perché in tanti settori e in tante zone d’Italia, purtroppo abbiamo testimonianza di preferenza di un comodo reddito di cittadinanza piuttosto che di un posto di lavoro. Così non va bene ed è diseducativo».

Poi l’analisi morbida sul governo, rispondendo sempre ad una domanda di questo giornale: «Il pressing della Lega sul governo? È facendo pressing si vincono le partite. Ognuno fa la sua parte. È chiaro che questo è un governo di emergenza nazionale, dove convivono forze politiche molto diverse e dove l'elemento di equilibrio è Draghi e alla fine è sempre Draghi che mette l'ultima parola. Anche in questo caso è andata così. Come inevitabilmente accadrà anche in futuro».

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