Porto di Genova, alla Culmv serve un milione per chiudere il 2020

Sulla sicurezza invece si procede più spediti, ma su quel tema non ci può essere un vero scontro. Sul resto invece la trattativa rimane lunga.

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di Simone Gallotti

Genova – L’ultima parola spetta al presidente Paolo Signorini. Così dalla riunione di ieri mattina tra sindacati, Culmv e Autorità di sistema portuale, la strategia è affidata tutta a un emendamento che garantisca circa un milione in più ai camalli per poter chiudere così il bilancio del 2020, coprendo il passivo e garantendo anche un po’ di riserva. Ma come sempre quando si tratta di affrontare una battaglia parlamentare, non c’è certezza della vittoria. Anche perché comunque è necessario allargare la platea e offrire accesso a quei soldi anche alle altre compagnie italiane. La Culmv rimane certamente la più importante, per storia e numeri.

Ma oltre ai conti, racconta chi c’era, è stato difficile andare avanti. Perché il “piano porto”, quello che dovrebbe individuare l’organico dell’intero scalo di Genova, è più difficile da attuare. Il nodo rimane sempre quelle delle assunzioni: non è pensabile imporre ai terminalisti un tetto e limitare gli ingressi in azienda. La strada è quindi stretta, ma si tratterà ancora, come spiegano i sindacati.

Sulla sicurezza invece si procede più spediti, ma su quel tema non ci può essere un vero scontro. Sul resto invece la trattativa rimane lunga. L’Authority, che ieri era rappresentata dal neo segretario generale Paolo Piacenza e dal predecessore, Marco Sanguineri, porta il dossier sulla scrivania di Signorini. In quella cartella c’è anche la possibilità di ricollocare gli inabili al lavoro della Culmv per spostarli o in una società mista pubblico-privata, o in Aster, l’azienda comunale di manutenzione. Ma questa parte del piano rimane ancora fumosa.

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