Corigliano, il porto ionico alla ricerca del futuro / ANALISI

Il porto di Corigliano, situato nella costa settentrionale ionica della Calabria, rimane come sospeso in attesa di poter cogliere le potenziali opportunità di sviluppo che da parecchi decenni si alternano tra speranze e disillusioni.

Leonardo Amato

di Redazione TTM

Secondo la tradizione, come riporta uno storico numero della Rivista Marittima del 1899, l’origine della Rosa dei Venti scaturisce dalle onde del Mar Ionio. Storicamente è accertato che la denominazione dei venti assegnati alle direzioni cardinali e intercardinali in origine è nata al centro dello Ionio, considerato il mare di casa degli Achei, che delimita il passaggio della navigazione costiera a quella d'altura lungo la congiungente Itaca-Taranto. Il porto di Corigliano, situato nella costa settentrionale ionica della Calabria, rimane come sospeso in attesa di poter cogliere le potenziali opportunità di sviluppo che da parecchi decenni si alternano tra speranze e disillusioni. Lo scalo marittimo si estende su una superficie complessiva pari a 1,3 milioni di mq. e si articola in un bacino di evoluzione; sette banchine; due darsene.


Le opere foranee esterne sono rappresentate da due moli. Il molo settentrionale si estende complessivamente per circa 150 m articolandosi in due bracci di 75 m, quello sud è costituito da due bracci di 350 m il primo e di circa 75 m il secondo. Le testate dei due moli delimitano l’entrata al porto larga 180 m. Entrambi i moli si prolungano verso l’interno del porto racchiudendo un ampio bacino di evoluzione che copre una superficie di 60 ha. Da tale bacino, attraverso una seconda bocca di circa 180 m, si ha accesso alle due darsene (darsena est ed ovest) di stazionamento e di evoluzione che, insieme ai terrapieni che le circondano, costituiscono le opere a terra del porto. La darsena est, larga circa 180 m, è delimitata dalle banchine 1, 2, e 3. La sua profondità raggiunge 12 metri mentre la darsena ovest, larga 180 m, è delimitata dalle banchine 5, 6 e 7. Nella estremità meridionale della darsena è infine presente un tratto di sponda non rettilineo, lungo 170 metri, non ancora banchinato. I numeri del porto calabrese, unitamente ad alcune sue criticità infrastrutturali, figlie della mancanza di una visione di sviluppo addebitabili ad una politica (regionale e nazionale) sorda, sono contenuti nella relazione tecnica preliminare preparata qualche anno fa da Leonardo Amato, docente di Laboratorio di Scienze e Tecnologie Nautiche a Corigliano presso l’IIS “ Nicholas Green – Falcone e Borsellino” indirizzo Trasporti e Logistica (Corso di Conduzione del Mezzo Navale) nonchè ispiratore del Corso Operatore e Tecnico del Mare. Amato, che prima di approdare alla docenza ha navigato con le navi del Lloyd Triestino, è uno dei personaggi locali ( è nato a Marina di Corigliano ndr) maggiormente interessati allo sviluppo socio-economico del porto di Corigliano e questo suo interesse, quotidianamente, si traduce attraverso una serie di iniziative che l’IIS promuove con le istituzioni marittime locali.
«Del porto di Corigliano Calabro - scrive Amato - se ne parla da circa 50 anni. Ne parlano tutti, con riunioni, convegni ecc., il fatto che da mezzo secolo si discuta del porto con lo stesso linguaggio e senza alcun risultato, denota il fallimento totale del fiume di parole dette. Così, la constatazione che dopo 10 lustri dall’inizio dei lavori, il porto non è ancora ultimato, dimostra l’insuccesso totale di tale opera e come i miliardi spesi non abbiano fruttato alcun beneficio »

Per fare un esempio, l’Europort di Rotterdam è stato realizzato in soli 4 anni. Detto ciò, l’auspicato sviluppo dello scalo calabrese viaggia di pari passo anche con i temi legati alla formazione professionale. «Certo - osserva Amato - i 12,5 metri di fondali rendono lo scalo di Corigliano appetibile, essendo uno dei pochi porti italiani a vantare un simile pescaggio oltre agli spazi a disposizione delle banchine»
In questo senso è anche lecito chiedersi dove le indubbie colpe di una politica tragicamente assente sconfinano nella rassegnazione apatica delle popolazioni locali perchè più che parlare di “questione meridionale” sarebbe più opprtuno discutere di “questione dei meridionali”.
È soltanto una correzione del modo di pensare e di agire dei calabresi, la possibile via di salvezza per cambiare la società, collaborare, essere solidali con chi è più debole, fare cultura, impegnarsi nel sociale ed avere una mentalità che avvicini sempre di più all’Europa.
«Il problema del nostro porto prosegue il docente - per esempio, in un mondo sempre più globalizzato si potrebbe risolvere con l’avvio di piattaforme Agro-Alimentare e turistica»
Un porto polivalente, visibile e vitale, quindi, pienamente conglobato nel tessuto urbano ma, soprattutto, un porto-piattaforma logistica, in rete soprattutto con quello di Gioia Tauro suo “fratello maggiore”.
Gran parte dell’attività di Amato è assorbita dalla scuola dove insegna: sin dalla nascita del corso OTM le risposte sono state incoraggianti perchè si tratta pur sempre di offrire opportunità di crescita ai giovani come il corso professionale di capo barca e marinaio autorizzato progettato con l’osservatorio nazionale della pesca e il CTP. Ma tutto questo ha bisogno di risposte chiare da parte dell’ Amministrazione locale per comprendere la nuova realtà per la piccola pesca che l’Europa ci impone. In questa ottica e in questo contesto ben s’inserisce il porto di Schiavonea.
Abbiamo estrapolato dalla relazione di Amato un passaggio sul ruolo della scuola in questo contesto:“L’attività principale che a noi interessa è la scuola, che è il cardine di questa iniziativa. La sensibilizzazione verso il Pianeta Mare dei cittadini e delle istituzioni, ed in particolar modo delle nuove generazioni, è l’aspetto che a noi più sta a cuore, poiché desideriamo offrire un contributo alla crescita di questo territorio ricco di storia e di competenza. L’auspicio è che nei prossimi incontri programmatici la nostra scuola possa essere coinvolta attivamente nel dialogo, ricordando, che il lavoro sul mare deve essere eseguito dalla gente di mare”. Come dire che non ci si può improvvisare marinai o imprenditori marittimi senza una base culturale, senza coscienza, senza tradizioni marinare.
In questo senso negli ultimi 18 mesi, resi difficili dall’emergenza sanitaria Covid-19 l’I stituto Nicholas Green, Falcone e Borsellino con il proposito di offrire un servizio di qualità ai propri studenti e di favorire l’orientamento al proseguimento agli studi e al lavoro ha interagito con gli altri soggetti istituzionali del territorio tra cui la Capitaneria di Porto-Guardia Costiera di Corigliano Calabro per una serie di iniziative che prevedevano prove di nuoto e voga per il rilascio del libretto di navigazione ed il brevetto di Assistente bagnino e gli esami di Patente Nautica. Inoltre, quindici alunni della classe quinta hanno preso parte, in maniera attiva, alle attività quotidiane condotte dalla Guardia Costiera. Spazio, infine, anche per un contatto con il mondo crocieristico per gli studenti della 5a F indirizzo “Conduzione del Mezzo Navale” che hanno preso parte all’approdo della “Saga Cruises la Spirit of Discovery”, nave extralusso britannica con a bordo 1000 crocieristi. «Una valida occasione - commenta Amato - per vedere con i propri occhi tutto quello che in questi anni gli studenti dell’indirizzo nautico hanno studiato teoricamente».

Gli alunni hanno potuto seguire “dal vivo” tutte le operazioni di ingresso-ormeggio-disormeggio a banchina e uscita dal porto di una grande nave, cogliendo tra le altre cose l’importanza del ruolo svolto da piloti e ormeggiatori. Un’esperienza fondamentale che ha consentito ai ragazzi di approfondire ulteriormente sul campo le conoscenze didattiche maturate a scuola e che, verosimilmente, in un prossimo futuro abbracceranno la carriera del mare. Il tutto, in attesa che il porto di Corigliano Calabro esca dalle nebbie dell’incertezza per costruire finalmente il proprio futuro.#

©RIPRODUZIONE RISERVATA