Culmv, Benvenuti: “Senza vaccino un socio su cinque”

I sindacati hanno inviato una lettera all’Autorità di sistema portuale di Genova-Savona chiedendo la convocazione di un incontro, che dovrebbe tenersi la prossima settimana, proprio per discutere del problema che interessa decine di lavoratori

Camalli in piazza in una foto d'archivio

di Matteo Dell'Antico

Genova – Il problema, in porto, potrebbe concretizzarsi tra pochi giorni. Un camallo su cinque, infatti, rischia di dover rinunciare al lavoro perché sprovvisto di Green pass. «Circa un 20% dei nostri soci non ha il certificato verde. Non è un dato scientifico perché alcuni dati personali non possono essere in nostro possesso ma si tratta comunque di un calcolo che abbiamo fatto poco tempo fa su un campione di 150 persone che si sono rese disponibili», spiega Antonio Benvenuti, console della Compagnia Unica.
I camalli della Culmv sono circa mille e operano quotidianamente in quasi tutte le zone del porto, sia nei terminal container che sui traghetti e le crociere, fianco a fianco con gli altri portuali genovesi. «Chi non ha il Green pass dovrebbe avere la possibilità di effettuare un tampone ma senza pagare. La Compagnia unica non ha però i fondi necessari per affrontare questa spesa». L’obbligo di esibire il Green pass - in alternativa un tampone molecolare negativo ogni 72 ore - per accedere al posto di lavoro scatterà anche in porto a partire dal prossimo 15 ottobre. «Escludo che le singole aziende possano pagare i tamponi ai camalli che non hanno il Green pass - dice Beppe Costa, presidente della sezione terminalisti di Confindustria Genova - L’obbligo del certificato verde è stato introdotto dal governo e come industriali abbiamo intenzione di rispettare le norme nazionali: chi non ha il Green pass o un tampone negativo non può lavorare in banchina».
I sindacati hanno inviato una lettera all’Autorità di sistema portuale di Genova-Savona chiedendo la convocazione di un incontro, che dovrebbe tenersi la prossima settimana, proprio per discutere del problema che interessa decine di lavoratori che in porto non hanno il Green pass. «Chi non è vaccinato - dice Enrico Poggi, segretario generale della Filt-Cgil di Genova - deve avere la possibilità di lavorare effettuando un tampone ogni 72 ore ma senza pagare di tasca propria. Devono essere messi a disposizione dei fondi che consentano a chi non ha il Green pass di poter effettuare gratuitamente il tampone per poter continuare a lavorare sui moli».

Secondo Mauro Scognamillo, segretario generale della Fit-Cisl Liguria, l’operatività del porto non sarebbe a rischio. «Di certo - continua - crediamo che ci debba essere un dialogo tra le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria ed al limite un dialogo in ogni singola azienda per trovare la risposta idonea in questa diatriba nata sul costo dei tamponi. Ogni lavoratore deve essere tutelato e sarà fondamentale individuare le soluzioni che possano incidere il meno possibile dal punto di vista economico nei confronti dei lavoratori stessi».
Roberto Gulli, segretario generale Uiltrasporti Liguria, pone l’accento sul problema della sicurezza. «Se mancano dei gruisti perché non hanno il Green pass e non vengono accettati sul posto di lavoro - spiega - non possono essere di certo sostituiti da personale che non è qualificato. Allo stesso tempo, il lavoro di chi non è vaccinato non può essere fatto senza limiti di orario da chi invece ha il Green pass. Rischia di nascere un problema di sicurezza». —

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