Cocaina dal Sud America nel porto di Salerno, 18 arresti. La droga era destinata a Vado

L'organizzazione sarebbe stata contattata per il recupero di un carico di 32 chilogrammi di cocaina, nascosti in un container frigo proveniente dalla Colombia e destinato al porto di Vado Ligure

Militari della Finanza

Salerno - Sono 18 (9 in carcere e 9 ai domiciliari, ma una è tuttora ricercata) le persone destinatarie di un'ordinanza di misure cautelari, emessa dal gip di Salerno su richiesta della Dda ed eseguita dai finanzieri. Gli indagati devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti.

L'inchiesta è stata avviata dopo il sequestro di tabacchi lavorati esteri al porto di Salerno nel marzo di tre anni fa dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Così, gli investigatori sono risaliti a una banda attiva tra le province di Napoli e Salerno. Grazie a intercettazioni telefoniche e telematiche, è stato portato alla luce un "collaudato sistema di approvvigionamento di sostanze psicotrope - spiega il procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale - che vedeva impegnati gli indagati in continue e serrate trattative con diversi fornitori di nazionalità estera, interessati al trasferimento di cocaina dai Paesi del Sud America".

"Il gruppo criminale fungeva da società di servizi per plurime attività illecite", aggiunge. Il Gico della Guardia di Finanza, a marzo del 2019, aveva sottoposto a sequestro nel porto di Salerno oltre 18 chilogrammi di cocaina provenienti via mare dal Sud America, nascosti all'interno di una ventola del vano motore di un container frigo. Gli indagati in totale sono 37, di cui 14 originari del Salernitano.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo agiva in due modi per eludere i controlli di routine effettuati nello scalo portuale salernitano. Il primo, 'impresa/impresa', consisteva nel reperimento di ditte di spedizione e di destinazione 'amiche' con le quali predisporre tutta la documentazione di supporto in modo da trasportare con un carico di copertura la cocaina all'interno di un container, che, una volta giunto al porto di Salerno, veniva preso in carico dalla ditta di destinazione.

Il secondo, 'ripp off', vedeva il recupero del carico di droga introducendosi in maniera furtiva all'interno dello scalo marittimo per portarevia borsoni nascosti nei container. Ricostruiti diversi tentativi di recupero e importazione di sostanze stupefacenti. L'organizzazione sarebbe stata contattata per il recupero di un carico di 32 chilogrammi di cocaina, nascosti in un container frigo proveniente dalla Colombia e destinato al porto di Vado Ligure (Sv); per disguidi organizzativi, il container con lo stupefacente era stato reimbarcato verso un'altra destinazione. Inoltre, l'organizzazione avrebbe messo in piedi un tentativo di importazione di 1,5 chilogrammi di cocaina dal Sud America da recuperare sul territorio spagnolo. Il trasportatore individuato per il viaggio Madrid - Salerno, però, non ha rispettato gli accordi con il gruppo criminale giusto il giorno precedente alla partenza. L'organizzazione si sarebbe, poi, occupata del recupero di un carico di 157 chili di cocaina, proveniente da narcotrafficanti sudamericani, transitato per il porto di Salerno e destinato a un gruppo di Torre Annunziata.

La sostanza stupefacente nascosta a bordo della nave è arrivata al porto canadese di Halifax, e lì eè stata sequestrata. Infine, avrebbe avviato due trattative per l'importazione, sempre dal Sud America, rispettivamente di mille chili e 200 chili di cocaina. Ricostruita la cessione di 2 chili di cocaina, grazie a due intermediari, a un indagato di origini salentine, dietro pagamento del corrispettivo di 69mila euro. Per il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il generale Danilo Petrucelli, l'organizzazione era "una sorta di società di servizi, in grado di supportare, sul piano logistico, la conclusione di accordi tra narcos sudamericani e spacciatori e grossisti di stupefacente sul territorio nazionale". Il sequestro di oltre 18 chili di cocaina nel porto di Salerno effettuato nel marzo di due anni fa "ha creato un momento di confusione nei rapporti tra i narcos sudamericani e i destinatari del prodotto. Non è stata data notizia di questo sequestro e sono dovuti intervenire degli emissari sul posto per verificare cosa potesse essere successo. Forse era una spedizione campione per verificare le modalità di spedizione e vedere se in un momento successivo si potevano spedire carichi ancora più importanti". Il procuratore aggiunto di Salerno, Luigi Alberto Cannavale, sottolinea come il porto di Salerno è centrale "non solo per il traffico di sostanze stupefacente, ma di qualsiasi entità illecita. Siamo passati dai rifiuti, ai farmaci, ai reperti archeologici. Negli ultimi anni ha acquisito una movimentazione di merce e di persone sicuramente incompatibile con i sistemi di sicurezza presenti. Ma c'è una volontà da parte di tutte le istituzioni competenti ad adeguare tutti questi sistemi di protezione.

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