Quel balzello che fa fuggire le navi dall'Italia

Genova - “L’Italia non è un Paese per navi”: ad affermarlo provocatoriamente è stato Gian Enzo Duci, vicepresidente di Conftrasporto e amministratore delegato di Esa Group, tra i relatori del recente convegno organizzato a Genova, a Villa Zerbino, in occasione del 50esimo anniversario dell'Anpan (Associazione nazionale provveditori appaltatori navali), attualmente presieduta da Cesare Cavalleroni

di A. M.

Genova - “L’Italia non è un Paese per navi”: ad affermarlo provocatoriamente è stato Gian Enzo Duci, vicepresidente di Conftrasporto e amministratore delegato di Esa Group, tra i relatori del recente convegno organizzato a Genova, a Villa Zerbino, in occasione del 50esimo anniversario dell'Anpan (Associazione nazionale provveditori appaltatori navali), attualmente presieduta da Cesare Cavalleroni. L’intervento di Duci scaturisce dal preoccupante stato di salute in cui versa il settore dei provveditori di bordo, alle prese con le conseguenze della modifica all’articolo 8 bis della legge dell’Iva, in materia di esenzione dell’imposta, che impone a operatori e armatori un’ulteriore e ripetitiva produzione di documenti telematici.

A questo, va inoltre aggiunto il trasferimento di responsabilità del dichiarante per le navi operano con continuità lungo le rotte di navigazione dell'alto mare. In questo senso, una nave si considera adibita alla navigazione in alto mare se nel corso del precedente anno solare ha effettuato almeno il 70% dei propri viaggi oltre il limite delle acque territoriali. I provveditori di bordo, e conseguentemente gli armatori, alla luce di queste novità, sono dunque costretti a operare in una vera e propria selva burocratica costituita da adempimenti farraginosi. Le nuove procedure, inquadrate peraltro alla vigilia dello scorso Ferragosto in un provvedimento balneare in forza di legge, emanato dalla pubblica amministrazione, vanno infatti a impattare seriamente sulle attività commerciali delle aziende aderenti ad Anpan con la riduzione del fatturato, mentre gli armatori sarebbero sempre più orientati a scegliere altri Paesi per rifornire le proprie navi.

Rimanendo alla complessità dell’obbligo dichiarativo, a titolo esemplificativo, in una recente nota di Anpan si legge che "un fornitore che opera a beneficio di 10 navi appartenenti allo stesso armatore, dovrebbe essere indicato 10 volte nel modello. Un armatore con 30 navi sui cui operano mediamente 20 fornitori, dovrà identificare e comunicare preventivamente 600 intersezioni tra nave e singolo fornitore". Da qui la vis polemica di Duci che denuncia la scarsa attenzione delle Stato nei confronti di un settore strategico qual è lo shipping nel suo complesso. Sempre nel corso del convegno, tra le altre cose, è stato ricordato come gli effetti negativi determinati dal calo dei fatturati si ripercuotano inevitabilmente sulle casse dell’Erario con minori entrate.

In questo ambito ai partner di Sts Deloitte, rappresentati dagli esperti del settore Fabio Coaloa e Stefano Basso, spetterà l’onere di confrontarsi con l’Agenzia delle Entrate allo scopo di trovare un punto di caduta che possa armonizzare gli aspetti normativi con la realtà quotidiana nella quale operano i provveditori di bordo. Interessante in questo senso quanto affermato nel suo intervento dal vice presidente e direttore finanziario di Costa Crociere, Beniamino Maltese, che a proposito di obblighi, ha ricordato che il gruppo armatoriale, tramite l’apposito reparto interno “nel solo mese di agosto ha ottemperato agli obblighi vigenti di legge producendo 30 mila dichiarazioni". Un numero ragguardevole che probabilmente sarebbe difficilmente sostenibile, da un punto di vista economico-operativo, per aziende di dimensioni più piccole. Presente in sala anche il deputato leghista della commissione Trasporti, Edoardo Rixi, che intervenendo ha fatto proprie le istanze dell'Anpan.

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